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alazaro

Envíos 10057

Enviado - 02 abril 2008 :  00:29:05  Mostrar perfil  Responder con Cita
Dubbi sotto la cenere
Bufera politica dopo l’esplosione del deposito di armi di Gerdec, nei pressi di Tirana.
Mentre procedono le indagini della magistratura e le inchieste investigative dei media per accertare
i responsabili del grave incidente, l’opposizione chiede le dimissioni del premier Berisha


Da Tirana, scrive Marjola Rukaj
OSSERVATORIO SUI BALCANI
26.03.2008

L’esplosione del deposito di armi di Gerdec, avvenuta lo scorso 15 marzo, ha profondamente sconvolto la politica albanese. La gravità della tragedia, con un bilancio di ben 24 morti e 300 feriti che, secondo le stime riferite dal premier Salì Berisha, costerà alle casse dello stato albanese 1.5 miliardi di lek (circa 12 milioni di euro), ha schiacciato tutte le altre tematiche politiche diventando il tema del giorno su tutti i media albanesi.

Sono proprio i media, come molti analisti hanno sottolineato, ad aver fatto luce sulla questione più di quanto ne abbia fatto lo Stato. Ardian Klosi, noto intellettuale e attivista della società civile, ha affermato che “dopo 17 anni di libera informazione in Albania, finalmente i media albanesi si sono svegliati, facendo un’informazione per la prima volta libera dalle pressioni del potere”. I media, infatti, hanno intrapreso un cammino investigativo, con una serie di indagini e raccolta di prove, fornendo delle informazioni che nessun organo statale è stato in grado di portare alla luce.

Mentre il premier Berisha, con aria impassibile, si è limitato a frasi generiche sulla condanna dei responsabili, parallelamente alle ricerche incessanti dei media sono iniziate anche le indagini da parte della procuratrice generale Ina Rama. Tre giorni dopo l’esplosione fatale il ministro della Difesa Fatmir Mediu, del Partito Repubblicano, stretto alleato del Partito democratico di Berisha, si è dimesso, “non perché responsabile di quanto accaduto, ma percependo le dimissioni come un obbligo morale”. “Sono state le 72 ore più difficili della mia vita” ha commentato Mediu ai media, mentre Berisha ha rimediato subito proponendo come successore di Mediu, il vice premier Gazmend Oketa, PD-izzando ulteriormente il Consiglio dei ministri, che diventa sempre più blu.

Le indagini sono solo all'inizio, ma la questione sembra complessa e piena di nodi oscuri. In una delle sue poche dichiarazioni in merito alle responsabilità, Berisha ha accusato la società che operava nel deposito, l'americana SACI (Southern Ammunition Company Inc) che ha un subcontratto con la società albanese, alle dipendenze del ministero della Difesa, Meico (Military Export and Import Company), la quale, però, secondo Berisha doveva solo trasportare le armi che venivano raccolte da tutta l'Albania a Gerdec, a pochi chilometri da Tirana, per venire selezionate e smantellate.

Berisha ha giustificato l'esistenza di un tale deposito con la necessità di eliminare le munizioni antiquate e pericolose ereditate dalle paranoie del regime, in vista dell'adesione del paese alla NATO. Ma ad essere implicata è anche un'altra compagnia albanese, la Alba Demil di proprietà di Mihal Delijorgji, conosciuto in Albania come il re del business dei metalli e presidente dello sport club Dinamo, con alle spalle diversi precedenti di evasione fiscale. I responsabili delle società per ora coinvolte si trovano già agli arresti. Rimangono però poco chiari i rapporti tra di esse. Molti media hanno riferito sulle irregolarità dei contratti con la società americana SACI, un'altra ditta americana, la AEY, e la cipriota off-shore Evdin.ltd. Si tratta di contratti che non sembrano atti giuridici, riportano i media albanesi, e scritti in un inglese che appare essere una traduzione letterale dall'albanese, cosa che fa pensare si tratti in realtà di una società fantasma.

Nella seduta parlamentare straordinaria, Berisha ha dato tutta la responsabilità della tragedia alla società americana SAC, che a quanto dichiarato dallo stesso premier è specializzata nel trattamento delle munizioni e che ha siglato nel giugno 2007 un contratto sulla gestione del deposito di Gerdec. La società americana, però, aveva a sua volta girato il contratto all'albanese Alba Demil il 28 dicembre.

I toni rassicuranti di Berisha sulle indagini da intraprendere a tutto campo così come sull'estrema gratitudine ai media per il loro ottimo lavoro, sono totalmente cambiati quando nella complessa questione è stato menzionato anche il nome di Shkelzen Berisha, figlio del premier di cui ha parlato anche se con molta cautela il businessman Kosta Trebicka. Nelle conversazioni intercettate, pubblicate dai media, risulta che Berisha figlio avesse un'importanza chiave nella questione

Il premier, infuriato, il giorno seguente ha espresso in modo esplicito, e senza riportare alcuna prova o fatto convincente, la sua convinzione che le persone che hanno menzionato il figlio abbiano solo cercato di sfruttare il suo nome, per meglio riuscire in loschi affari di mafia.

Il premier, in uno dei numerosi messaggi alla nazione in cui ha menzionato i nomi delle vittime, ha fatto riferimento tra gli altri anche a quello di Muhamet Hoxha, compagno di sua cognata, che però Berisha afferma di non aver mai conosciuto. “Era tornato dall'Inghilterra nel 2007 e lavorava nel deposito di Gerdec, come tutti gli altri, per sbarcare il lunario” ha commentato. Ma i sopravvissuti di Gerdec che sono continuamente intervistati dalle TV albanesi, hanno detto di aver riconosciuto solo la sua foto, mentre nel deposito si faceva chiamare Xhimi e non comunicava con nessuno. Tutti dicono tra l'altro che nel caos gerarchico del deposito, Hoxha non era affatto un semplice operaio che smontava proiettili e razzi, ma si occupava bensì del bilancio delle munizioni che entravano nel deposito, e di altre questioni di coordinamento.

Il premier è stato fortemente preso di mira dai media e dall'opinione pubblica. “I media sono parte della mafia albanese – ha replicato con toni aggressivi Berisha - hanno ballato sui cadaveri di Gerdec, hanno gridato" viva la morte" e "morte al governo". Ma non mi stupisco. I media sono liberi, possono anche andare in diretta nudi, e non mi stupirei lo stesso”. Sul suo coinvolgimento nella questione di possibili traffici, Berisha ha risposto: “quando c'è stata l'esplosione, ho sentito per la prima volta di Gerdec, prima ne ignoravo l'esistenza”.

Mentre si discute sulle responsabilità, e il presidente Bamir Topi, la presidentessa del parlamento Jozefina Topalli e infine lo stesso Berisha hanno parlato della necessità di profonde riforme strutturali, tutta l'opposizione albanese e la maggior parte degli analisti politici, persino quelli di destra, chiedono le dimissioni del premier e la rinuncia alla sua immunità perché venga indagato come tutte le altre persone coinvolte. Inizialmente gli stessi sopravvissuti e i cittadini di Vora, a pochi chilometri da Tirana, hanno manifestato le proprie accuse bloccando per quattro ore l'autostrada.

Venerdì 21 sono stati i giovani di Mjaft! e di altre associazioni studentesche a marciare per il centro di Tirana, con dei manifesti “Vogliamo un'Albania senza razzi” e “Se hai un po' di coscienza civile, dimettiti”. Sabato 22 il centro di Tirana è stato di nuovo affollato, questa volta da un corteo capeggiato da tutti i leader dell'opposizione, senza che venisse tenuto alcun discorso politico, per una manifestazione che Edi Rama aveva considerato come un omaggio alle vittime di Gerdec. I partecipanti, tra cui molte personalità di spicco della cultura albanese, hanno percorso l'arteria principale di Tirana con lo striscione “Impiegato statale Berisha, in nome del popolo sei licenziato” che è stato in seguito deposto ai cancelli del Consiglio dei Ministri, insieme a centinaia di candele accese per le vittime di Gerdec. A seguire anche la protesta della società civile, capeggiata da Ardian Klosi.

Tutti i partiti dell'opposizione hanno d'un tratto superato le divisioni all'interno della sinistra, trovandosi d'accordo sul fatto che sia il premier Berisha il primo responsabile della tragedia di Gerdec e chiedendone pertanto le dimissioni. “Noi non riconosciamo più Berisha come nostro premier. Egli si deve dimettere come Mediu e rinunciare alla sua immunità parlamentare per farsi indagare” ha più volte espresso Edi Rama. Mentre il deputato del PS Pellumb Xhufi ha invitato Berisha a sottoporsi alla mozione di sfiducia come si sarebbe fatto in ogni paese democratico. Skender Gjinushi, leader dei Socialdemocratici, ha addirittura affermato che l'allontanamento di Berisha sia una priorità da considerare più importante dell'adesione alla NATO. Il vicepresidente del gruppo parlamentare Erjon Brace, denuncia invece il coinvolgimento di Berisha in traffici illeciti di armi. Tacciono i deputati delle fila della destra, ma alcune voci come quelle di Ridvan Bode, Spartak Ngjela e Nikoll Lesi attribuiscono apertamente la responsabilità al premier.

Berisha ha però chiarito di non avere alcuna intenzione di rinunciare alla sua immunità parlamentare e tanto meno di dimettersi. “Non posso rinunciare alla mia immunità solo perché lo vuole l'opposizione. Dopo tutto è questo il dovere dell'opposizione” ha concluso Berisha assicurando che i responsabili risponderanno fino all'ultimo.

Solo pochi mesi fa è mancato poco che il premier abolisse le immunità a tutti i deputati del parlamento albanese sventolando il suo slogan “Tolleranza Zero”, per cui tutti avrebbero dovuto offrirsi al sistema giudiziario.

Per ora la procura si sta orientando sulla pista dei parametri tecnici che hanno comportato l'esplosione. Inizialmente era stata diffusa da voci anonime la tesi di un sabotaggio, di un attentato, o di un'azione per mano di vicini balcanici che non vogliono che l'Albania aderisca alla NATO. Il timore, che ricordava il clima da guerra fredda, è stato totalmente escluso dalla maggior parte degli analisti albanesi, mentre i rappresentanti della NATO hanno fatto sapere che Gerdec non graverà sull'adesione albanese.

I media albanesi hanno fatto luce sulle condizioni in cui si lavorava nel deposito-fabbrica di smantellamento di munizioni. La tragedia è venuta a colpire una poverissima fascia di popolazione tra cui la maggior parte trasferitasi a Gerdec dalle montagne del nord albanese, che aveva trovato nel deposito di armi un posto di lavoro per assicurarsi appena il livello minimo di sopravvivenza. Lavoravano per circa 1.000 lek (circa 8 euro) al giorno nello smantellamento e nella pulizia delle munizioni.

Tutti gli operai che ora danno testimonianze del lavoro nel deposito, raccontano che la possibilità di stipulare un contratto non era neanche presa in considerazione. Si faceva solo firmare un foglio in cui si attestava che in caso di esplosioni ognuno si assumeva la propria responsabilità. Gli operai sostengono che le esplosioni di proiettili, o della polvere da sparo che prendeva fuoco, erano all'ordine del giorno. Gli operai, tra cui molte donne e numerosi ragazzi minorenni, persino di 10 e 12 anni, che gli albanesi hanno visto parlare davanti alle telecamere, non ricevevano alcun tipo di preparazione e non erano seguiti da nessun esperto.

Gli esperti di un altro centro di smantellamento delle munizioni, il Poliçan, nel sud del paese, hanno denunciato la totale mancanza di parametri tecnici nel deposito di Gerdec che era in realtà solo un capannone sprovvisto delle strutture necessarie, dove decine di operai lavoravano senza rispettare neanche le distanze di sicurezza. Sono in molti, infatti, a chiedersi come mai non siano stati coinvolti gli esperti in materia, o come mai sia stato costruito un nuovo centro per lo smantellamento delle munizioni mentre già esisteva quello statale di Poliçan dove lavorano solo operai specializzati.

Si discute molto anche sul fatto che non sia mai stato fatto nessun controllo da parte del ministero della Difesa. Il portavoce dello Stato Maggiore, Vladimir Ndreu, ha reso pubblico, in una conferenza stampa, che per la costruzione del deposito di Gerdec non è stato preso in considerazione il parere dello stesso Stato Maggiore, che aveva già negato la possibilità di costruire un centro del genere a Berzhite (tra Tirana e Elbasan) in simili condizioni. La maggior parte dell'opinione pubblica è rimasta infatti stupita nello scoprire l'esistenza di un tale deposito, così vicino alle abitazioni e a pochi chilometri dall'aeroporto nazionale. “In questo modo l'Albania ha violato la convenzione di Aarhus, che il parlamento ha già ratificato, sull'obbligo di sentire il parere degli abitanti di una zona dove si intende costruire un struttura di tale portata”, ha commentato Ardian Klosi, ambientalista.

Per ora si è parlato a lungo dei parametri tecnici non rispettati, ma sui media si inizia ad esaminare il destino delle armi che passavano per Gerdec. Secondo i dati dell'ACIT (Albanian Centre for International Trade) l'Albania esporta armi verso l'Afghanistan, la Georgia, l'Argentina, l'Iran, e persino Israele. Nel 2006, un anno dopo il ritorno al potere di Berisha, l'esportazione di armi, secondo News24, è aumentata del 560% rispetto al 2005. Le indagini continuano, e la procuratrice Ina Rama ha chiesto aiuto all'FBI, che manderà in Albania un gruppo di 6 esperti.

(http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9295/1/51/)
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alazaro

Envíos 10057

Enviado - 11 abril 2008 :  23:26:07  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albanie: oui à l’Otan, non à Berisha
Le régime de Tirana fête, dans une ville décorée de drapeaux, son adhésion à l’Otan. Une bonne nouvelle
qui n’empêche pas l’opposition albanaise de manifester contre un Premier ministre accusé de corruption


Hans-Ulrich Lempert - Tirana
Traduction: Emilie Dubos
CAFE'BABEL.com
8.4.2008

Un moment historique. C’est ainsi que le Premier ministre albanais, Sali Berisha, a qualifié l’invitation, tant souhaitée par son pays, au processus d’intégration de l’Otan. Selon lui, l’Albanie va enfin «retourner dans la famille des nations euro-atlantiques». Pourtant, pendant que les représentants officiels de Tirana fêtaient l’événement dans des rues décorées de drapeaux, l’opposition a appelé à une manifester contre ce régime.

Des dizaines de milliers de personnes étaient attendues à la manifestation du 4 avril organisée par le parti socialiste. Sous le slogan «Oui à l’Otan, non à Berisha», les revendications ont été lancées à l’adresse, non pas de l’alliance militaire, mais du gouvernement. Et pour cause: depuis de graves explosions dans un dépôt de munitions à la mi-mars, accidents qui ont causé la mort de 5 personnes, le cabinet de Berisha est exposé au feu des critiques.

Le long chemin vers l’Europe

Avant le sommet de l’Otan, des médias albanais ont évoqué les conditions de travail catastrophiques, le trafic d’armes illégal et la corruption dans les plus hautes sphères du pouvoir. L’opposition réclame naturellement plus de transparence ainsi que le retrait de Berisha, qu’elle tient pour responsable du malheureux événement. Les socialistes reprochent à l’actuel gouvernement de ne pas être en mesure d’établir les valeurs et les principes indispensables à l’intégration de l’Albanie dans les structures européennes occidentales.

Après des années de cloisonnement à l’Est, les partis démocratiques ont tous assimilé, après 1991, la démocratisation du pays à un rapprochement vers l’Europe, c'est-à-dire, à une intégration dans les structures occidentales. Si l’Albanie est représentée au Conseil de l’Europe depuis 1995, en 1994, elle demandait déjà la participation complète à l’Otan. Par son engagement militaire en Afghanistan et en Irak, où l’Albanie est représentée par 280 soldats, Tirana a souligné ce souhait de s’intégrer à l’Occident. Suite à l’invitation de l’Otan lors du Somment de Bucarest, l’Albanie pourrait désormais en devenir membre à part entière après un an. Contrairement à la plupart des pays membres de l’Otan en Europe de l’Ouest, l’Albanie n’émet quasiment pas de critiques envers l’organisation militaire. Dans le pays, un large consensus social et commun à tous les partis approuve cette adhésion à l’Otan.

Des dépenses militaires en plus

Les devoirs et les dépenses militaires supplémentaires liés à la participation sont toutefois peu débattus ouvertement dans l’arène politique. Au total, plus de 50 millions d’euros doivent être investis jusqu’en 2010. Certes, le budget défense de l’Albanie est minime comparés à celui des autres pays membres (seulement 2 % du PIB). En plus, l’armée, vétuste, a maintenant besoin de faire un énorme effort de modernisation pour atteindre les standards ouest-européens. Un projet, face à la pauvreté répandue en Albanie, qui risque de créer bien des tensions à l’avenir.

Même si l’invitation à rejoindre l’Otan représente un succès de politique extérieure pour le gouvernement de Tirana, les problèmes du pays ne vont pas cesser pour autant. Et en premier lieu: l’inefficacité de la politique et la faiblesse des structures étatiques pourries par la corruption. «S’ils intègrent l’Ouest, les politiciens doivent prendre la mesure de la responsabilité de l’action politique. Ce serait la première condition pour que l’Albanie ait une chance réelle de se développer», pense un jeune étudiant.

(http://www.cafebabel.com/fr/article.asp?T=T&Id=14441)
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alazaro

Envíos 10057

Enviado - 17 abril 2008 :  21:12:29  Mostrar perfil  Responder con Cita
Sguardo ad ovest

scrive Marjola Rukaj
OSSERVATORIO DUI BALCANI
10.04.2008

L’invito della Nato è un evento storico per l’Albania, interpretato da molti politici come l'atto che segna il ritorno del paese al mondo occidentale. Grande entusiasmo, ma anche scetticismo tra la popolazione, ancora scossa dall’esplosione dell’arsenale di Gerdec

Il summit di Bucarest e il tanto atteso invito di adesione dell'Albania alla Nato ha placato per qualche giorno il clima politico divenuto estremamente conflittuale dopo la tragedia di Gerdec. I politici albanesi, infatti, si sono trovati uniti nella comune aspirazione per ricevere l'invito, e si sono vicendevolmente promessi massima collaborazione per implementare le riforme necessarie e impegnarsi nel progresso democratico del paese.

L'invito della Nato ha avuto nella politica albanese uno strascico di entusiasmo che ha dato tregua per qualche giorno persino alle richieste di dimissioni del premier. Non sono mancati i commenti di retorica pomposa che hanno definito le giornate del summit di Bucarest, “dei giorni storici per l'Albania”. “Giorno in cui l'Albania esce dalla sua lunga transizione” l'ha definito la presidentessa del parlamento Jozefina Topalli. “La maggiore conquista dopo la proclamazione dell'indipendenza in tutta la storia albanese” ha affermato il ministro degli esteri Lulzim Basha. E nei media e nei discorsi politici, numerosissimi in questi giorni, a più riprese è stato considerato l'invito all'adesione alla Nato come un momento in cui l'Albania ritorna al mondo occidentale a cui è stata brutalmente strappata dal regime comunista secondo alcuni, o all'invasione ottomana di 600 anni fa- secondo altri. Si è parlato anche dell'identità occidentale degli albanesi che solo pochi tra gli analisti di Tirana interpretano con scetticismo.

Il nuovo ministro della difesa, Gazmend Oketa, ha attribuito l'ottenimento dell'invito all'esercito albanese e agli sforzi da questo intrapresi. Il premier Salì Berisha ha commentato con entusiasmo che “solo qualche anno fa l'adesione alla Nato era sì un traguardo importante per l'Albania, ma nessuno poteva prevedere che si potesse raggiungere in tempi così brevi” alludendo che il merito principale per l'invito andava alle sue riforme e alle politiche applicate negli ultimi anni durante il suo governo. Il leader del maggior partito dell'opposizione, Edi Rama, ha invece attribuito il conseguimento di tale obiettivo agli sforzi di tutti gli albanesi.

I giorni del summit i media albanesi si sono concentrati sui vantaggi e le conseguenze che l'invito ad aderire alla NATO avrebbe apportato al paese. Tra gli analisti infatti non vi è stato nessuno che vi scorgesse eventuali svantaggi. Tutti si sono trovati nella stessa lunghezza d'onda dei politici, mentre solo nella conferenza stampa tenuta da Sali Berisha il giorno prima della sua partenza per Bucarest è stato menzionato il fatto che secondo un sondaggio, non citato, circa il 7% della popolazione è contraria all'adesione.

Per il mondo mediatico albanese l'invito di Bucarest comporterà grandi vantaggi a tutto campo, prefiggerà in modo concreto gli obiettivi e le riforme da implementare che per ora sembrano solo oggetto di dispute tra partiti, rafforzerà la fragile democrazia albanese, porterà più stabilità e più investimenti, dato che farà migliorare l'immagine del paese all'estero. Qualcuno ha anche detto che porterà il libero movimento dei cittadini albanesi confondendo il carattere dell'Alleanza Atlantica con determinate competenze dell'UE. È stato ampiamente sottolineato il fatto che per prassi i paesi che aspirano all'UE aderiscono prima alla NATO e poi all'UE, sottintendendo che dopo Bucarest l'Albania abbia in qualche modo la strada spianata verso l'adesione europea. Di svantaggi necessari sono state menzionate solo le enormi spese che lo Stato albanese deve ancora programmare per raggiungere gli standard richiesti dalla NATO.

Non stupisce, infatti, l'unanimità che ha spazzato via le ricorrenti divisioni tra le forze politiche albanesi, poiché con l'invito ricevuto la scorsa settimana a Bucarest si è visto avverare una piccola parte dell'integrazione euro-atlantica che è un vero e proprio mito in Albania, sostenuto fermamente, secondo vari sondaggi degli ultimi anni, da circa il 95% degli albanesi. È questo che tutti i partiti albanesi propongono ai propri elettori in ogni tornata elettorale dopo il crollo del comunismo. Ma l'entusiasmo della classe politica non è stato corrisposto in egual misura da parte della popolazione, probabilmente perché si ha l'impressione che la futura adesione alla NATO non comporterà vantaggi palpabili nella vita dei cittadini albanesi. L'invito, nonostante fosse un importante traguardo politico, trova il paese in un'atmosfera di profonda delusione e sconcerto dopo l'esplosione di Gerdec e il disimpegno con cui la questione si sta affrontando. Intanto, nel centro di Tirana, i festeggiamenti organizzati dal governo continueranno per alcuni giorni prendendo il posto alle manifestazioni dell'opposizione e della società civile che, da dopo la tragedia di Gerdec, chiedono le dimissioni del premier.

Nonostante abbiano avuto poco spazio nei media, non sono mancate le espressioni di scetticismo di chi si chiedeva se l'invito era realmente meritato o meno. Mentre dai rappresentanti della NATO e dai portavoce statunitensi i messaggi erano rassicuranti sul fatto che l'Albania meritava davvero l'invito, qualche analista albanese si è posto la domanda: ma l'Albania è davvero all'altezza degli standard della Nato? Nel sondaggio lanciato dalla TV più seguita a livello nazionale, Top Channel, sembra che il 65% degli albanesi ritenga che l'adesione, piuttosto che merito degli albanesi, è dovuta agli interessi geo-strategici della Nato e degli Stati Uniti in questo momento. La domanda è stata invece aggirata da parte dei principali politici albanesi con il fatto che il summit di Bucarest non era in realtà la fine di un processo, bensì l'inizio, che esigerà riforme impegnative per raggiungere gli standard della Nato. Si è comunque ottimisti, aspirando che tutto sia pronto per aderire a pieno titolo tra un anno al prossimo summit della Nato.

Negli ultimi anni l'Albania si è impegnata zelantemente a contribuire con le proprie truppe a fianco a quelle della NATO in diverse missioni in Afghanistan, in Iraq, sempre senza che vi fossero voci discordi a tali missioni. Da anni l'esercito albanese è coinvolto in processi di training per migliorare professionalmente, ma non è ancora un esercito piccolo e ben strutturato. Tra l'altro si trova a dover far fronte alle conseguenze della crisi scaturita da diverse riforme azzardate dopo il crollo del comunismo, e molto rimane da fare sulle sue riserve di munizioni che, come la tragedia di Gerdec ha dimostrato, sono prodotti sovietici o cinesi obsoleti e pericolosi di 40 anni fa e anche più vecchi, che rimane tutto da eliminare.

Finita la festa e i saluti solenni dei leader rientrati in patria entusiasti, si torna alla realtà di sempre, tra riforme difficili, consensi fragili, e il peso di Gerdec che ha aperto un vaso di Pandora pieno di nodi oscuri.

(http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9373/1/51/)
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alazaro

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Enviado - 01 mayo 2008 :  19:29:38  Mostrar perfil  Responder con Cita
Onda d'urto

scrive Marjola Rukaj
OSSERVATORIO SUI BALCANI
22.04.2008

La vicenda legata all’esplosione del deposito di Gerdec ha cambiato radicalmente il clima politico albanese. La popolarità del premier Berisha è in calo, l’opposizione e la società civile rilanciano la necessità di urgenti riforme

L'esplosione di Gerdec dello scorso 15 marzo ha cambiato radicalmente il clima politico in Albania, inasprendo le discordie tra maggioranza e opposizione e vedendo la reputazione del premier Sali Berisha in caduta libera. Ma la tragedia con un bilancio di 26 morti e più di 300 feriti, sembra essere trattata dal governo albanese come una calamità naturale, cui fornire il dovuto soccorso e fare le condoglianze alle vittime. Nonostante l'attribuzione di tutte le responsabilità per l'esistenza di un sito del tutto irregolare come Gerdec e il fatto che siano stati più di una volta menzionati i nomi del premier e di suo figlio, il governo albanese sembra deciso a tirare avanti stoicamente con un solo ministro dimesso.

Continuate a lettere l'articolo in http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9444/1/51/
Continueu llegint aquest article a http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9444/1/51/
Continuad leyendo este artículo en http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9444/1/51/
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alazaro

Envíos 10057

Enviado - 06 mayo 2008 :  01:08:41  Mostrar perfil  Responder con Cita
Valona insorge contro l’italiana Petrolifera

scrive Indrit Maraku
OSSERVATORIO SUI BALCANI
29.04.2008

I cittadini di Valona protestano contro la costruzione di una termocentrale e di un terminal per prodotti petroliferi nella baia di Valona. La polizia arresta i manifestanti. La testimonianza di uno di loro racconta di gravi violazioni dei diritti umani

E’ da diverse settimane che i cittadini di Valona protestano contro il piano energetico del governo che stravolgerebbe gli equilibri climatici, e non solo, della baia della città. Le loro richieste di tenere un referendum su una questione che tocca da vicino le vite di circa 200 mila abitanti, non sono state prese in considerazione dalle autorità.

Continuate a lettere l'articolo in http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9481/1/51/
Continueu llegint aquest article a http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9481/1/51/
Continuad leyendo este artículo en http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9481/1/51/
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alazaro

Envíos 10057

Enviado - 23 mayo 2008 :  13:04:09  Mostrar perfil  Responder con Cita
Sali Berisha: premier ministre albanais

"Il y a deux ans et demi, la corruption était érigée en système dans mon pays". Sali Berisha est premier ministre d'Albanie depuis trois ans. Il fut également Président de ce pays entre 1992 et 1997. Il accéda au pouvoir après la chute du parti communiste. Selon l'exécutif européen, un des défauts majeurs de l'Albanie c'est son insuffisance de résultats dans sa lutte contre la criminalité et la corruption. Aujourd'hui, l'Albanie est loin derrière d'autres pays des Balkans en matière d'obtention de visas pour ses citoyens.

EuroNews: "Monsieur le premier ministre, bienvenue sur Euronews. Pensez-vous qu'il y ait une discrimination vis-à-vis de l'Albanie concernant l'attribution des visas, par rapport à d'autres pays des Balkans?
Sali Berisha, premier ministre albanais: Considérer que la Serbie est plus sure pour l'attribution des visas est vraiment... vraiment irréaliste. C'est pourquoi on voudrait que le processus de libéralisation de l'attribution des visas s'accélère.

Euronews: De ce point de vue, pensez-vous que la Serbie est plus dangereuse que l'Albanie?
S. Berisha: Les choses doivent être comparées mais par exemple, jamais mon pays n'a vécu ces guerres atroces, avec ces criminels qui ont perpétré les crimes les plus infâmes dans toute la région.

Euronews: Pensez- vous qu'il soit impossible de comparer les crimes de guerre au crime organisé?

S. Berisha: Personne ne pourrait s'imaginer que ceux qui ont commis ces crimes de guerre horribles - et ils sont si nombreux, si nombreux... - sont devenus des anges. Non, sans aucun doute ce sont les piliers du crime organisé, où qu'ils soient. Pratiquement partout dans les Balkans, le crime organisé était-il en symbiose avec le pouvoir? Oui, pour des raisons politiques et des raisons de profit.

Euronews: Donc vous dites que le crime organisé a été généré par le conflit des années 90 dans les Balkans.
S. Berisha: C'était immense: c'était une entreprise criminelle basée sur un énorme trafic d'armes et d'autres types de trafic, sans aucun doute.

Euronews: Encore une fois, l'Union européenne semble plus soucieuse des risques provoqués par le crime organisé comme le trafic d'êtres humains, trafic de drogue et d'autres problèmes.
S. Berisha: Sans doute il n'y a plus de crimes de guerre mais le trafic d'êtres humains est vraiment un phénomène très préoccupant. Mais qu'a fait mon pays? Demandez au gouvernement italien. Est-ce qu'ils enregistrent l'arrivée d'un plus grand nombre d'immigrants illégaux? Non, pratiquement zéro, parce que comme vous le savez, nous avons interdit les bateaux rapides dans nos eaux territoriales.

Euronews: Mais ne pensez-vous pas que l'un des obstacles les plus importants dans la lutte contre le crime organisé est la corruption?
S. Berisha: Il y a encore deux ans et demi, la corruption était érigée en système dans mon pays. Mais nous avons pris des décisions très très fermes pour combattre ce système. Premièrement, l'administration tout entière a été dégagée des conflits d'intérêts. Personne dans mon administration ne pouvait continuer à travailler s'il était prouvé qu'il ou elle était en conflit d'intérêts. Deuxièmement, nous avons imposé des critères dans nos bureaux, personne ne pouvait utiliser l'argent public pour des objectifs privés ou personnels. Troisièmement, nous avons voté une loi qui récompense les informateurs à hauteur de 6% de ce que leurs dénonciations rapportent. Ces informateurs sont protégés comme des témoins d'affaires criminelles.

Euronews: Ne craignez-vous pas que le crime organisé au Kosovo puisse à nouveau contaminer l'Albanie?
S. Berisha: Le crime organisé existe au Kosovo mais maintenant avec un gouvernement kosovar; un gouvernement d'un pays indépendant, nous arriverons à le combattre avec succès en Albanie, au Kosovo: où qu'il se trouve dans la société albanaise. L'indépendance sera un facteur fondamental, très utile pour combattre le crime organisé, où qu'il soit.

Euronews: Même si le Kosovo n'est pas encore viable du point de vue économique?
S. Berisha: Le Kosovo est très riche en minerais, parmi les régions les plus riches en Europe.

Euronews: Pensez-vous qu'une des raisons pour lesquelles la communauté internationale voulait la séparation du Kosovo tient à ses ressources minérales ainsi qu'à son intérêt géopolitique?

S. Berisha: Non... non... pas du tout.

Euronews: Le Kosovo était trop riche pour rester avec la Serbie?

S. Berisha: Non, pas du tout, la communauté internationale n'a jamais pris de position délibérée pour pénaliser la Serbie. C'est l'attitude de la Serbie qui a poussé la communauté internationale à prendre des sanctions.

Euronews: En terme de politique d'élargissement, pensez-vous que l'Otan va plus vite que l'Union européenne vis-à-vis d'un nouveau pays comme l'Albanie?
S. Berisha: Mon opinion c'est qu'il n'y a rien de plus fondamental pour notre civilisation que l'alliance transatlantique. Il n'y a rien de plus grand... rien de plus important.

Euronews: Plus que l'Union européenne?
S. Berisha: Non… mais… la civilisation est la civilisation; on ne parle pas de la civilisation de l'Union européenne.

Euronews: Que représente la Russie pour l'ouest des Balkans? Quel est le rôle de la Russie ? Et a-t-elle un rôle à jouer?
S. Berisha: Elle ne joue pas le rôle qu'un grand pays devrait jouer pour la stabilité dans cette région. Je m'attends à ce que la Russie soit plus réaliste. Les vieux schémas doivent être dépassés. Si la Russie s'adaptait à la nouvelle situation, elle jouerait certainement un rôle plus important. Est-ce que la Russie aide Belgrade avec sa position dans la région? L'attitude russe a rendu beaucoup plus difficiles les prises de décisions à Belgrade en s'opposant à l'indépendance du Kosovo."

(http://www.euronews.net/index.php?page=interview&article=487481&lng=2)
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Enviado - 03 junio 2008 :  13:39:04  Mostrar perfil  Responder con Cita
L'Albanie prête à construire sur son sol les centrales nucléaires italiennes

ROMANDIE NEWS / AFP
29 mai 2008

ROME - Le président albanais, Sali Berisha, se dit prêt à construire dans son pays des centrales nucléaires pour le compte de l'Italie qui a décidé de renouer avec cette énergie, dans une interview jeudi au Corriere della Sera.

"Nous financerions avec le gouvernement italien la construction d'une centrale en Albanie. Notre pays est ouvert à l'énergie atomique. Je n'en ai pas encore parlé au gouvernement italien car le précédent était antinucléaire. En revanche, avec Berlusconi tout a changé", souligne le président albanais.

Le nouveau gouvernement de Silvio Berlusconi a annoncé le 22 mai qu'il voulait renouer avec le nucléaire, 20 ans après y avoir renoncé par un referendum populaire, afin de sortir de sa dépendance énergétique. Il a affirmé avoir l'intention de lancer la construction de plusieurs centrales d'ici à cinq ans, fin de la législature actuelle.

L'Italie a renoncé au nucléaire lors d'un référendum organisé en 1987, peu après la catastrophe du 26 avril 1986 à Tchernobyl en Ukraine, et a fermé ses quatre centrales nucléaires.

M. Berisha affirme qu'"un groupe italien est venu en Albanie discuter de la possibilité d'y construire une centrale", précisant toutefois que le choix du futur site n'a pas encore été arrêté.

Le président Berisha précise également que son pays "travaille actuellement à un cadre normatif" avec l'Agence internationale de l'énergie atomique (AIEA) pour permettre la construction de centrales nucléaires sur le sol albanais.

L'Italie dépend à 87% de l'étranger pour sa consommation d'énergie. Le pétrole est le principal combustible utilisé (43%) devant le gaz (36%).

Le nouveau ministre italien de l'Economie, Giulio Tremonti, avait évoqué, pendant la dernière campagne électorale, la possibilité de construire des centrales nucléaires en "joint venture" avec des pays bordant l'Adriatique.

(http://www.romandie.com/infos/news2/080529085003.0zbn7zdt.asp)
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Enviado - 03 junio 2008 :  22:27:26  Mostrar perfil  Responder con Cita
L’Albania delle riforme

scrive Marjola Rukaj
OSSERVATORIO SUI BALCANI
30.05.2008

In gran fretta il parlamento albanese ha votato a maggioranza una serie di riforme costituzionali, tra queste la riforma elettorale, l’elezione del presidente della repubblica e il mandato del procuratore della repubblica. Polemiche e dibattito nel Paese delle aquile

In Albania negli ultimi anni, le riforme necessarie a raggiungere i traguardi euro-atlantici sono uno slogan costante della politica sia di destra sia di sinistra. Finora, nonostante la centralità del tema delle riforme, non si era visto alcun impegno serio ad implementarle. Nel corso delle ultime settimane, però, sembra che il lento e litigioso parlamento albanese abbia trovato la forza di fare miracoli votando a maggioranza sorprendente una riforma costituzionale nata da un altrettanto sorprendente accordo tra i due poli della politica albanese il Partito democratico (PD) del premier Berisha, e il Partito socialista (PS) di Edi Rama.

Il cambiamento è stato evidente sin dai giorni del summit NATO di Bucarest, durante il quale i due leader hanno promesso di superare i loro storici attriti e scendere a compromessi sulle dovute riforme. In Albania la promessa venne considerata inizialmente come una tra le tante, fatte zelantemente davanti agli esaminatori internazionali che poi si trascinano lungo i farraginosi dibattiti dei politici locali. Questa volta, invece, la promessa è stata mantenuta e il risultato è maturato niente meno che in un armonico tete à tete tra i due leader antagonisti. E la riforma finisce in parlamento a meno di un mese dalla sua proposta. “L'abbiamo promesso alla NATO – ha commentato Berisha per i media albanesi – la NATO non è una questione estetica, è un impegno, e la nostra maggiore conquista dai tempi di Skanderbeg” .

Continuate a leggere questo articolo in http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9645/1/51/
Continueu llegint aquest article a http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9645/1/51/
Continuad leyendo este artículo en http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9645/1/51/
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Enviado - 14 junio 2008 :  23:25:22  Mostrar perfil  Responder con Cita
Biographie des présidents de la République d'Albanie de 1991 à 2007

COLISEE
15.02.2007

- Ramiz Tafë ALIA (1991-1992)
- Sali Ram BERISHA (1992-1996 et mai 1996-juillet 1997)
- Rexhep Kemal MEIDANI (1997-2002)
- Alfred Spiro MOISIU (2002- …)

Lisez les biographies à http://www.colisee.org/article.php?id_article=2332
Llegiu les biografies a http://www.colisee.org/article.php?id_article=2332
Leed las biografías en http://www.colisee.org/article.php?id_article=2332
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Enviado - 11 julio 2008 :  20:05:33  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania, un país sin memoria

Tijn Sadée
RADIO NEDERLAND
09-07-2008

Albania firma hoy miércoles un ‘protocolo de ingreso' con la OTAN, la Organización de Tratado del Atlántico Norte. Según el albanés Fatos Lubonja, ex disidente y escritor, la OTAN abre así sus puertas a un "país sin autoridad moral". Lubonja describe a Albania como una sociedad traumatizada e infantil. "La vieja pandilla comunista sigue teniendo la sartén por el mango".

Lubonja tenía 23 años y recién había concluido sus estudios de Física teórica, cuando en 1974 fue detenido bajo sospecha de agitación y propaganda contra el régimen del líder comunista Enver Hoxha. "Mientras ustedes en Occidente festejaban la caída del Muro de Berlín, yo estaba todavía preso en un campo de trabajos forzados", dice Lubonja. Luego de su liberación, en 1991, se transformó en un crítico publicista y en escritor de novelas, en las que describe sus experiencias en los campos de trabajo. Su obra no encuentra mucho eco en Albania. "Los albaneses vuelven a ser manipulados, esta vez con el mito del enriquecimiento rápido."

Fin del aislamiento

Diecisiete años después de finalizado el régimen de terror, Lubonja evoca el pasado y se proyecta al futuro desde la capital albanesa de Tirana. Albania está esforzándose al máximo para integrarse a Occidente. En el año 2006, la montañosa nación (3,2 millones de habitantes, ingreso per cápita 300 euros) firmó un pacto de estabilización y asociación con la Unión Europea, un primer paso hacia un ingreso a la UE. Además, durante la Cumbre de la OTAN, Albania fue oficialmente invitada a unirse a la alianza, y hoy miércoles firma el llamado "protocolo de ingreso" en la sede principal de la OTAN, en la ciudad de Bruselas.

Para los albaneses, esto significa el fin del aislamiento en un olvidado rincón del sudeste europeo. Sin embargo, Albania se ha ganado la reputación de ser un país de tránsito para el tráfico de seres humanos, drogas y armas. Con gran preocupación, el mundo observa cómo el clan del primer ministro Sali Berisha, antiguo servidor del dictador Hoxha, sigue intentando hacerse con todo el poder.

Caos económico

Luego de los turbulentos cambios producidos en 1991, más de 200.000 prisioneros políticos quedaron en libertad. Pero, en la actual Albania nadie les dedica atención alguna, ya que los albaneses están demasiado ocupados sobreviviendo en el caos económico que se desató luego de la caída del sistema comunista. El escritor Lubonja habla de una "sociedad pueril y traumatizada, un país sin memoria y sin autoridad moral".

"Cuando se fundó el Partido Democrático", explica Lubonja, "conocido como partido anticomunista, la mayoría de sus líderes eran los mismos comunistas, personas sin sensibilidad por la democracia o nuestro pasado, del que son los principales responsables".

Una sociedad que no está dispuesta a saldar cuentas con el pasado, tampoco tiene un futuro, afirma Lubonja. "No hay tiempo para procesar traumas. El Gobierno no le da ninguna prioridad. Durante el régimen de terror de Hoxha - según Lubonja una de las peores dictaduras comunistas que Europa jamás ha conocido - se aplicaron métodos escalofriantes de represión. Si el miembro de una familia era sospechoso de sabotaje, se castigaba incluso a sus sobrinos, quienes eran deportados a algún lugar inhóspito, condenados de por vida a trabajar en las minas, y sin posibilidad alguna de recibir educación.

Campaña contra ‘elementos liberales'

En el caso de Lubonja, la pesadilla comenzó con la detención de su padre, quien, durante el régimen comunista, había sido jefe de la cadena nacional de radio y televisión, hasta que, de repente, cayó en desgracia durante una campaña contra los "elementos liberales". Entonces, desapareció tras las rejas, y luego le llegaría el turno a su hijo Fatos, de quien la policía había encontrado anotaciones críticas. "De los diecisiete años en prisión, pasé veinte meses en la celda de aislamiento". Durante una excepcional exposición sobre el ‘genocidio comunista', en un museo en el centro de Tirana, Lubonja se enfrenta con reminiscencias de su pasado. En una esquina de la sala mayor del museo se ha construido una réplica de las celdas de aislamiento. "Los prisioneros debían usar cascos y estaban encadenados", comenta Lubonja. "De esta manera, no podían cometer suicidio".

La OTAN, organización a la que Albania ingresará, ve al país como un socio estratégico en los Balcanes. Las necesarias reformas sociales, económicas y políticas son para la OTAN cuestiones nacionales que Albania debe resolver por sí sola. La Unión Europea, a la que Albania también quiere ingresar, es sin embargo más severa y, desde años, observa con preocupación la destructiva lucha de poder, casi medieval, en que se encuentran involucrados el Partido Demócrata, de Berisha, y sus archienemigos, los socialistas. Los inversores occidentales, que los albaneses esperan impacientemente, evitan el país en relación con los altos riesgos. Hasta el momento, ni siquiera Mc Donald's ha abierto una sucursal.

Nuevos reyes

Según Lubonja, en la actual Albania los ex comunistas son los nuevos reyes. "Se han repartido entre ellos el poder político, financiero y mediático. Se trata de una nueva nomenclatura, esta vez sin prisiones. Son los nuevos oligarcas, que sacan provecho de las privatizaciones por medio de la influencia política. Esta gente se ha enriquecido enormemente con el tráfico de drogas y de seres humanos."

Unos años después de su liberación, durante un congreso, Lubonja conversó con un psiquiatra holandés que tenía amplia experiencia en los traumas que padecían los judíos sobrevivientes de los campos de concentración. "El psiquiatra me advirtió que era normal que los traumas se manifestaran sólo quince años después de ocurridos los incidentes. Para mí, ese momento ha llegado".

(http://www.informarn.nl/informes/unioneuropea/balcanes/act080709-albania-otan)
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Enviado - 20 julio 2008 :  21:48:35  Mostrar perfil  Responder con Cita
Les intimes contradictions de Tirana

B. Hofmann
24 HEURES, Lausanne
19 juillet 2008

Sur le sentier qui rejoint la capitale albanaise depuis le Mont Dajti (1611 m), les chantiers se suivent et se ressemblent. De vraies verrues pour l'esthétique des lieux, mais un message assez rassurant pour le secteur immobilier. Entre les projets hôteliers et résidentiels toutefois, des “îlots” d'un autre siècle.

Car l'Albanie reste un pays agraire. La moitié de sa population active travaille la terre. Et si le nouveau régime, mis en place en 1992, a cherché à privatiser l'agriculture (il reposait depuis 1945 sur un système de fermes collectives étatisées), le monde rural n'a pas évolé en phase avec la ville.

COMMUNI-STYLE

Quand on arrive en ville, le passé est sur tous les trottoirs. Prise depuis une salle de classe de la très soviétique université de Tirana, la photo montre le boulevard Dëshmorët e Kombi, la colonne vertébrale de la ville. En le remontant, on passe devant la Pyramide, jadis mausolée d'Enver Hoxha (l'instaurateur du régime communiste: 1946-1991), devenue “Disco Mummy”, puis salle d'exposition. On atteint ensuite le Musée national des Arts. Il faut alors réveiller le gardien. Il veut bien allumer ses salles. Découverte du réalisme socialiste albanais: La Chanson de guerre pour eux d'Andon Lakuriqi (1974) et Le Géant de la métallurgie d'Isuf Sulovari (1976).

Ces images ont fait l'éducation des Albanais de mon âge. Prise de conscience. À retenir aussi le rôle joué par les femmes... Aujourd'hui, 60% de celles qui travaillent le font dans le secteur agricole. Si de nouvelles portes leur sont ouvertes, elles sont de loin pas égales aux hommes et très peu représentées au parlement.

ATHÉISME ALBANAIS

Le boulevard Dëshmorët se termine sur la place Scanderbeg: des “résidus” communistes (Palais de la Culture, Opéra et mosaïque socialiste sur le Musée d'Histoire), mais aussi la mosquée d'Ethem Bey qui peut à nouveau appeler ses fidèles. En 1967, Enver Hoxha fermait tous les lieux de culte et faisait de l'Albanie le premier État athée au monde. Ce n’est qu’en 1990 que les mosquées et les églises purent rouvrir leurs portes. Ainsi, près de la place, l'état est en train de construire une monumentale église orthodoxe. Une église qui ne fait pas l'unanimité des passants: “pourquoi un tel gâchis d'argent?” Est-ce parce que l'état a déjà “restauré” l'église orthodoxe du Saint Evangile, jadis simple bâtiment public, et bâti la Cathédrale catholique Saint Paul, qui ressemble à un hôtel, ou sont-ce des Musulmans jaloux des chantiers chrétiens? La réponse est plus complexe.

On dit souvent – à tort – que l’Albanie est le seul pays musulman d'Europe (58,8% de Musulmans, 24,2% d'Orthodoxes et 16,8% de Catholiques). Il faudrait plutôt parler de “culture musulmane”. Pour trois raisons :

- Les décennies d'athéisme imposées par le dictateur Enver Hoxha ont fini par atténuer concrètement les convictions religieuses.
- La priorité de l'Albanie est l'intégration dans l'Union Européenne et dans l'OTAN ; cette dernière a été récemment annoncée pour 2009 (et 112 soldats albanais sont partis en Afghanistan la semaine dernière). Dans ces contextes, l'Islam serait perçu comme un “facteur retardant” (voir Turquie).
- L'identité albanaise repose sur une langue distincte. L'islam n'est pas le seul marqueur identitaire, comme il l'est pour les musulmans de Bosnie-Herzégovine face au Serbes et aux Croates.

En 2008, la société albanaise demeure passablement indifférente à la religion. Le ramadan et les cinq prières sont très peu pratiqués, l'alcool se consomme sans restriction et la viande de porc est vendue partout.

“Feja e shqiptarit është shqiptaria” ou “la religion des Albanais, c'est l'Albanie!” Les deux extrémités du boulevard le prouvent et contredisent les statistiques. Au nord, le héros national Skanderbeg, un aristocrate catholique qui a lutté contre les Ottomans au XVème siècle. Au sud, sur le parvis de l'Université, la plus connue des Albanaises, Mère Teresa.

CHROMOTHERAPIE & NOSTALGIE

Tirana va de l'avant. La ville ne resemble pas à ce qui était attendu. Pourtant, nombreux sont les nostalgiques du régime communiste. “Avant on pouvait sortir seule la nuit”, me dit une Tiranaise. “On bénéficiait d’un très bon service et tous les soins médicaux étaient gratuits. Aujourd’hui, le pays manque de médecins et la plupart des soins sont payants”. Corruption, coût de la vie, chômage... L’Albanie est le pays d’Europe qui connaît la plus forte émigration: plus d’un tiers de ses ressortissants vivent à l’étranger!

On l'a compris. Le passé est lourd, mais, étonnamment, Tirana respire, Tirana prend du bon temps et Tirana se démarque par ses couleurs. La "chromothérapie" de la ville est une décision du maire: les modifications sont spéctaculaires. Mais une couche de dispersion peut-elle suffire?

(http://bhofmann.blog.24heures.ch/archive/2008/07/19/les-intimes-contradictions-de-tirana.html)
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Enviado - 02 agosto 2008 :  23:38:20  Mostrar perfil  Responder con Cita
Jefe de gobierno de Albania amenaza de muerte a diputado opositor

DW - World.de
DEUTSCHE WELLE
23.07.2008

El jefe de gobierno de Albania, Sali Berisha, amenazó de muerte al diputado opositor Taulant Balla durante una sesión parlamentaria transmitida por televisión.

"Deberías saber que te mataré (...) No vendrás más vivo al Parlamento. Te asesinaré", afirmó.

La amenaza se inscribe en el contexto de declaraciones hechas por Ballas sobre la familia de Berisha en relación a una restructuración del gobierno.

Tras las declaraciones del jefe de gobierno, la presidenta del Parlamento, Jozefina Topalli, ordenó la interrupción de la transmisión en vivo de la sesión parlamentaria.

(http://www.dw-world.de/dw/article/0,2144,3508160,00.html)
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Enviado - 23 agosto 2008 :  13:48:04  Mostrar perfil  Responder con Cita
ALBANIE
Menacé de mort, il s’exile


Emilie Iob, Strasbourg, France
JOURNAL EUROPA
25/07/2008

Contrebande, secrets d’État, trafic de drogues... Arben Lagreta n’hésitait pas à dénoncer les scandales de son pays, l’Albanie. Aujourd’hui menacé de mort, il se cache en France. Retour sur son parcours de journaliste.

Deux mois ont passé et toujours cette urgence, cette fébrilité dans ses propos. Arben Lagreta a fui l’Albanie le 23 mars dernier par un vol pour Paris. La veille, il avait été menacé de mort par coups de fils anonymes. Lagreta est journaliste d’investigation: corruption, terrorisme, drogue, trafic d’êtres humains, les sujets sensibles qu’il couvre l’ont déjà amené à subir des intimidations. "J’ai reçu beaucoup de menaces, mais celles-là sont les plus graves. J’ai fait identifier les appels et des amis m’ont conseillé de quitter le pays", explique-t-il.

C’est un article paru le 22 mars, dans le journal Ndryshe, qui est à l’origine de cet exil forcé. Le journaliste se penche sur la disparition, en 1995, de Remzi Hoxha, un homme d’affaires albanais, dont on n’a toujours pas retrouvé le corps. Il y détaille une rencontre clandestine entre un criminel de guerre serbe et les services secrets albanais, ainsi que des hauts-fontionnaires albanais. Hoxha aurait enregistré cette rencontre pour dénoncer les contrats de pétrole illégaux conclus par le gouvernement de Tirana avec la Yougoslavie de Milosevic, alors sous le coup d’un embargo international. C’est, selon Lagreta, la raison de sa disparition. "Ces hauts-fonctionnaires corrompus sont aujourd’hui au gouvernement, ajoute le journaliste. C’est de là que viennent les pressions ces dernières années." Sans les nommer, ils sont selon lui également à l’origine des menaces de mort qu’il a reçues.

Un besoin terrible d’être cru

Le journaliste, qui demande l’asile politique, est hébergé depuis son arrivée dans une famille française, rencontrée lors de ses divers voyages d’affaires. Au téléphone, Lagreta a les propos qui fusent et la voix tendue. Par e-mail, il cite sans arrêt ses sources, envoie des documents officiels et des numéros de hauts-fonctionnaires français à contacter, pour attester de la véracité de ses dires. Il a un besoin terrible d’être cru. "Tout est vrai, vous pouvez vérifier. Demandez-moi les coordonnées de qui vous voulez, je vous les donnerai", répète-t-il. Le journaliste de 38 ans a suspendu ses activités depuis son exil en France. Dans sa ville de Shkoder, il collaborait notamment au site Internet Café Babel. "Pour l’instant, je m’occupe de régler cette situation. Je n’exclus pas de retourner en Albanie un jour, c’est mon pays, j’ai envie d’y retourner. Mais c’est aussi aux jeunes de reprendre le flambeau, de se positionner pour dénoncer toute cette corruption."

(http://www.journaleuropa.info/article/n514t0j0d0-Albanie-fuite-menaces-journalisme-d%27investgation-trafic.html)
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Enviado - 29 agosto 2008 :  20:42:49  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania Faces Epidemic of Suicides

By Blerina Moka in Tirana
BALKAN INSIGHT.com
11 August 2008

Sitting on top of a trash bin, Lefter Basha’s behaviour soon attracted the attention of fellow citizens in the northern Albanian town of Lac. Someone called the police who intervened in time.

“I can’t take the anxiety anymore,” the 44-year-old pleaded, threatening to set himself on fire with the Molotov cocktail he held tightly in his hands.

After a psychologist calmed the man down, Basha called off the attempt to end his life. Like thousands of other sufferers from depression he was diagnosed with a mental disorder but received no particular care and was soon released. He was found dead only a few days later, hanging from a tree over a dirt road in a nearby village.

In 2007, Albania registered its largest suicide rate in more than two decades, with 216 people taking their own lives and hundreds of attempted suicides, a good part of which remain unregistered.

Even more troubling, the age of those attempting to take their own lives, and often succeeding, is dropping with every passing year. Sociologists say the rate of suicides among teenagers and even children is worrying.

According to the World Health Organization, WHO, the suicide rate in Albania almost doubled from 1987 to 2003 from 2.4 cases per 100,000 people to 4.3.

From 2003 to 2007, meanwhile, the number of suicides almost doubled again, from 126 a year to 216. Last year, suicides accounted for the second largest number of premature deaths in Albanian after traffic accidents. Among teenagers and young adults, it is the leading cause of premature death.

Edmond Dragoti, a professor of sociology at the University of Tirana and Director of the Institute of Public Opinion Studies, attributes the rise to the state’s changing relationship to the individual in post-communist Albania.

“Suicide rates are linked to depression,” he said. “In Albania, such mental disorders spring from the ill-treatment of individuals by the political class… the Albanian political class is so self-absorbed that the mental health of individuals in this country is seen as trifling.”

According to Professor Dragoti the reshaping of the political system has brought about profound changes in the social status of the individual and what he terms “a social misbalance in society in general and in the family specifically”.

He went on: “Under communism, it was the government that assigned you a job, a profession and a social status. This is something that the individual now has to invent on his own.”

The opposition Socialist Party, keen to score political points, insists suicides are a sign of the growing social and economic divide in the country.

“This phenomenon is growing rapidly lately and is a symptom of the painful reality that individuals face,” said Genc Janiqi, a Socialist undersecretary.

“There are growing problems with the mental care system and the government is indifferent toward them,” he added.

Though experts remain divided about the causes that prompt a growing number of people to take their own lives, they agree that the authorities need to pay more attention to mental care.

“There is an acute indifference on the part of the state when it comes to facing this phenomenon,” Sofokli Duka, a psychologist in Tirana, said. “The attitude of the state to the growing number of suicide cases is archaic.”

Duka says that while mental health needs to be adopted as a government priority, current attitudes towards mental problems in the wider population make discussion about suicide a taboo topic.

He notes with regret that the annual analysis of the work of the police doesn’t event mentions suicides.

Although the authorities have launched several initiatives in the past to curb the suicide rate, they have all too often fallen prey to bureaucratic red tape.

In 2005, the Ministry Health formed a commission to study the suicide rate in the country, for example. But after a few meetings the commission closed and no recommendations or new findings were produced.

“Albanian society is indifferent to this phenomenon and avoids discussing it, considering the topic as shameful,” Duka said.

Only in the last week alone five people took their own lives in unrelated incidents across the country. A grim warning that without constructive action, things will get worse before they get better.

Blerina Moka is a reporter for “Top News” television. Balkan Insight is the online publication of the Balkan Investigative Reporting Network. This article was made possible through the support of the National Endowment for Democracy.

(http://www.balkaninsight.com/en/main/features/12321/)
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Enviado - 04 septiembre 2008 :  22:08:42  Mostrar perfil  Responder con Cita
Greek minority in Albania demands second official language

MAKFAX ONLINE - Tirana
18/08/2008

Albania should declare the Greek language as the second official language in the country, just as Macedonia did with Albanian language.

The organization of the Greek minority in Albania "Omonia" demanded this from the Government in Tirana.

At the session of Omonia's General Council, held Sunday in Saranda, it was said that the organization, inspired by the decision of Macedonian Parliament which declared Albanian as the second official language, deems that the Albanian Government should follow and declare Greek as the second official language in Albania.

"Koha Jone" newspaper states that the demand addressed to Sali Berisha's Government adds that Albania with that would respect the minority rights conventions it has signed.

Official Tirana has not yet reacted to the request, "Koha Jone" states.

Citing anonymous sources, the newspaper states that Tirana commended the decision of the Macedonian Parliament, comparing the numbers - in Macedonia, one fourth of the population is Albanian, while in Albania there are only four percent Greek.

The minorities in Albania, including the Macedonian one, since a while are demanding from Tirana authorities to set up a census of the ethnic origin.

(http://www.makfax.com.mk/look/novina/article.tpl?IdLanguage=1&IdPublication=2&NrArticle=121980&NrIssue=741&NrSection=20)
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Enviado - 13 septiembre 2008 :  22:45:50  Mostrar perfil  Responder con Cita
La mappa religiosa degli albanesi dell'Albania

Scritto da Artur Nura
ALBANIA NEWS
08 aprile 2008

Vaso Pasha, uno dei grandi poeti del Risorgimento Albanese, ha scritto che "la religione degli albanesi è l'albanesità", e questa filosofia è sempre stato il leitmotiv del nazionalismo albanese per contrapporsi ai tentativi di assimilazione delle altre nazioni balcaniche che utilizzavano la religione per motivi politici di espansione.

Dopo la caduta dell'Impero ottomano, dal punto di vista religioso e politico, gli unici stati indipendenti balcanici dell'epoca che hanno potuto consolidarsi erano quelli che hanno fatto affidamento alla religione o meglio dire alla Chiesa.

Va ricordato che secondo la tradizione ottomana, la Chiesa aveva attributi amministrativi, incluso la raccolta delle tasse. I greci, i bulgari, e i serbi riconoscono che i loro stati nazionali si fondarono e si consolidarono grazie alle rispettive Chiese.

Tant’è vero che gli albanesi, di maggioranza mussulmana, ma con minoranze consistenti di cattolici ed ortodossi, non avevano la possibilità di fondare il loro stato nazionale, appena proclamato indipendente nel 1912, su una religione comune.

"Lo stato Albanese, o meglio dire, le personalità straordinarie che l’hanno fondato hanno scelto il modello europeo occidentale di stato per far sì che la convivenza tra gli albanesi di diverse appartenenze religiose fosse possibile dentro lo stesso stato. In altre parole, quel modello emancipato e liberale in cui Chiesa, Moschea e religione erano separate dallo stato" - afferma Aurel Plasari, storico albanese d'origine aromena.

La religione non ha assistito gli albanesi nel processo storico della costituzione del loro stato, ma optando per il modello dello stato laico, con tutte le conseguenze negative che tale scelta comportava, loro hanno potuto scegliere in modo intelligente la soluzione migliore, costruendo la base politica della convivenza straordinaria di religioni diverse nella stessa nazione.

Per analizzare il ruolo della religione e per definire meglio le religioni nei confronti dello stato laico albanese, in vista della prospettiva di integrazione europea, bisogna essere razionali.

Nel fare la fotografia religiosa dell'Albania laica, che ha anticipato l'esperienza dello stato laico nella regione balcanica sin dalla sua costituzione nel 1912, bisogna considerare che la società albanese, da sempre plurireligiosa, nel corso della sua storia è riuscita a superare le relative difficoltà della convivenza tra religioni diverse.

Infatti, secondo censimenti non recenti, la società albanese è composta per il 10 % da cattolici che generalmente sono abitanti dell’Albania settentrionale, per il 20 % da ortodossi che generalmente sono abitanti dell’Albania meridionale e per il 70% da musulmani.

La componente musulmana è composta da sunniti e bektashi, i quali nel corso della storia hanno cercato di configurare un’autocefalia della religione islamica.

Va detto che i dati sopramenzionati sulla composizione religiosa degli albanesi risalgono al censimento fatto dal regime monarchico, cioè al 1938, e la mappa religiosa degli albanesi potrebbe essere modificata rispetto a quel periodo se si considerano i circa 40 anni di ateismo imposti dal regime comunista, l'inclinazione tradizionale degli albanesi verso l'Occidente, e specialmente verso l'Italia, e il periodo di pluralismo culturale e religioso dall’inizio degli anni Novanta.

Nel 2003, attraverso un'indagine giornalistica che ho realizzato per conto di un programma televisivo di "GjeliVizion", una televisione privata di Tirana, avevo domandato ai giovani praticanti sul modo in cui avevano scelto la loro religione d’appartenenza.

Molti giovani hanno risposto che praticavano la religione, non sulla base di una appartenenza tradizionale famigliare, ma per scelta culturale. Detto in altre parole, risultava che molto di loro erano diventati cattolici perché avevano incontrato un cittadino italiano che predicava il cattolicesimo, altri erano diventati ortodossi perché avevano incontrato un cittadino greco che predicava l’ortodossia, ed altri ancora praticavano l’islam perché erano entrati in contatto con cittadini arabi o turchi.

Un altro aspetto importante per comprendere razionalmente la configurazione religiosa degli albanesi è il fatto che molti altri giovani che seguono altri riti religiosi, hanno seguito le prediche anche per imparare le lingue straniere.

In Albania, imparare le lingue straniere è un hobby della gioventù, ma la percentuale dei giovani albanesi che potrebbero conoscere le lingue orientali è minima. Invece l'italiano, l'inglese, il francese e il tedesco, sono lingue parlate dalla stragrande maggioranza dei giovani, e una parte consistente parla anche il greco.

Infine, per costruire l’attuale mappa religiosa degli albanesi, non si potrebbe far più riferimento al censimento del 1938. Piuttosto ci sarebbe bisogno di un nuovo censimento ufficiale in cui gli albanesi dichiarano anche la propria religione d’appartenenza.

(http://www.albanianews.it/albanian-style/la-mappa-religiosa-degli-albanesi-dellalbania)
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Enviado - 29 septiembre 2008 :  20:22:35  Mostrar perfil  Responder con Cita
FMI rinnova accordo con governo albanese

RINASCITA BALCANICA
29.08.2008

Tirana. - La direzione del Fondo Monetario Internazionale a Washington ha deciso di rivedere ancora una volta il patto firmato con l’Albania concedendo altri 4 milioni di dollari di fondi a favore del Paese. Lo riporta il quotidiano albanese Shekulli, che spiega come il FMI sta esercitando ulteriori pressioni sul Governo albanese affinchè siano prese ulteriori misure nel settore della giustizia e della proprietà, ma anche a quello creditizio per controllare i crediti concessi dalle Banche, ed il settore energetico ancora molto preoccupante per il Paese. "Ogni passo avanti dell’economia comporta anche l’aumento dei rischi e la necessità di lavorare meglio per tenere e far crescere i ritmi raggiunti", afferma il rappresentante del FMI Maurilio Portugal, aggiungendo che l’Albania deve migliorare il settore delle esportazioni anche tramite il controllo del business, pur ammettendo i progresso segnato negli ultimi anni.

Voto negativo alle riforme realizzate nel settore del business dal governo che pare non abbiano convinto il FMI, che ha presentato così un elenco lungo di problematiche soggette a forte critiche, come ad esempio l’aumento delle tasse, il potere illimitato concesso agli ufficiali del fisco e alle autorità di controllo che pare abbiano "la possibilità di interferire nei conti bancari di alcuni soggetti tramite facili procedure". Il FMI dunque chiede risanamento delle spese pubbliche tramite privatizzazione e liberalizzazioni, ma critica l'aumento delle tasse per le grandi imprese e magari anche i controlli bancari per impedire evasione e riciclaggio di denaro. Un giudizio ancora molto miope e sicuramente di parte che non va a favore del popolo albanese, ma delle grandi lobbies economiche che cercano di sfruttare l'Albania per i propri interessi.

(http://www.rinascitabalcanica.com/?read=12924)
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Enviado - 17 octubre 2008 :  18:02:28  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania’s high infant mortality rates call for urgent intervention

Reuters - AlertNet
08 September 2008

Infant mortality in Albania is more than three times higher than the target set by the European Union, with 18 deaths per 1,000 compared to a target of 5.4. The country has one of the highest infant mortality rates in Europe, according to the Millennium Development Goals 2007 report.

Acute lower respiratory infections, particularly pneumonia, are among the leading causes of child mortality in Albania. Other causes included newborn diseases in the first 28 days post delivery, congenital anomalies and gastrointestinal diseases . The phenomenon is more pronounced in isolated rural areas.

However, infant mortality rates are not only the problem but also a symptom and indicator of several other problems faced by Albanian society today.

'Rural areas are more affected by child health problems than urban areas because of lack of access to information and health centre facilities, as well as low educational levels, especially among the mothers,' said Mike O'Brien World Vision Albania's Health Manager. Limited financial resources and poor living conditions are other contributing factors.

'It doesn't take much to notice that these children suffer malnourishment and lack of care,' said Vlabona Iljazi, a specialist pediatrician and family doctor, currently assisting World Vision in providing childrearing training for young mothers.

'In rural areas the culture of treating illnesses at home or through traditional medicine is more common. The problem with that is the home remedies are usually outdated, and in many cases worsen a child's condition,' added O'Brien.

After the fall of communism in the early 90's accompanied by the collapse of most state run services, health care services also crumbled. The effects of the aftershock are still being felt today - some 15 years later. Most health centres lack basic equipment and hygiene conditions and many don't even have water. Although health care services are supposed to be free, bribes are commonplace.

The decentralisation of the healthcare system in Albania has also resulted in a lack of accountability at the local level, especially at the village level. Unresponsiveness towards patients and lack of qualifications among health staff further increase the problem.

'The health staff at the village level lack motivation to reach out to people and run awareness raising campaigns or pass along information and advice to community members,' said doctor Iljazi.

'The village nurses do the minimum and sometimes less than the minimum. The village health centres are supposed to be fully operational eight hours a day. Right now they are only working two of the eight hours', added O'Brien.

Librazhd in central Albania and Lezha in northwest Albania particularly lack adequate health services according to World Vision Albania's assessments in the Area Development Programmes (ADPs). In Librazhd the community itself raised the issue of children's health as a specific priority.

World Vision is responding to this dire call for intervention by providing training through the Community Integrated Management of Childhood Illnesses (CIMCI) initiative and particularly targeting mothers. CIMCI is one of the most effective and accepted ways to provide education regarding the health of children under the age of five.

'Any training in the villages is truly beneficial,' said mother of three young children Hajdie Karaj, 31.

'The villages are forgotten and no one thinks of our needs. There are so many things I don't know about childrearing and I wish I could learn,' she continued.

'We don't want to raise our children the same way as our parents and grandparents, but not knowing a different way we end up doing the same things,' said Vlabona, 26, also a mother of three.

The training teaches mothers how to recognise signs and symptoms of certain illnesses and how to seek advice or support from the healthcare centre. World Vision is also providing them with basic healthcare kits that they can use at home.

'I am so grateful for the training- I didn't know most of these things', said Hajdie Karaj.

'This training is very practical and easily adapted to the local context and therefore easily understood by the mothers. I believe that it is going to make a difference in children's health and the approach to childrearing,' said Eliverta Alisufi, Health Coordinator for Librazhd ADP.

In the area of Librazhd World Vision is also looking at bringing water to the health centres and some of the schools. World Vision is also helping the community to advocate towards the government for providing needed resources and equipment to local health clinics.

'We are also using advocacy as a way of increasing health care access for people in rural communities. We are training the community on their rights as patients and training and helping the healthcare specialists to understand what their duties are,' said Mike O'Brien.

O'Brien concluded, 'The CIMCI project is trying to respond to the immediate need while the advocacy and rights based approach is trying to address the root causes and provide long term solutions to these health problems in the community'.

[Source: World Vision Middle East/Eastern Europe office (MEERO). Any views expressed in this article are those of the writer and not of Reuters.]

(http://www.alertnet.org/thenews/fromthefield/wvmeero/5a8b190c4bc01da1b40b7c7b95e665cc.htm)
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Enviado - 12 noviembre 2008 :  23:30:08  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albanian coast threatened by 'land mafia'

AFP
September 18, 2008

TIRANA — Albania is finally cracking down on a "land mafia" whose illegal property trade has blighted the once pristine Adriatic coast and wrought confusion in city districts.

With the sorry state of post-communist bureaucracy, the trade has flourished with impunity, scamming some 15,000 families - some who bought the same property - and touching off bloody ownership disputes that have claimed 2,000 lives in the last 15 years.

"The Albanian government launched this operation, which has a broad scope in order to uproot this scourge," Justice Minister Enkeleid Alibeaj told AFP.

Alibeaj said the mafia have made "tens of billions of dollars" with help from certain officials in charge of registering land sales who he said had legitimised "illicit transactions".

Rooting out corruption is one of the main conditions for Albania to eventually join the European Union. So far, the impoverished country has only signed a rapprochement accord with the bloc, in June 2006.

The problem went public in August, when prosecutors indicted seven people, including three land registry officials, over a scheme involving false property documents and money laundering.

Scores of scandals have emerged in the past few months, exposing dozens of officials from various political parties as having been involved in different affairs, as well as municipal leaders or public notaries.

"Thousands of hectares were monopolised by the 'land mafia' who have used false property registers to prove their ownership ... and sell the land at exorbitant prices," Albanian Agriculture Minister Emin Gjana told AFP.

Along the Adriatic coast alone, "more than 170 hectares (420 acres) of forest lands, 254 hectares of pastures and empty grounds have been occupied on the basis of illicit transactions," said Gjana.

In some cases, land or houses were sold to several buyers. Hundreds of Albanians have discovered the ownership of the property they bought or inherited was disputed.

"The same property papers are delivered to several persons at the same time," explained Gjin Marku of the Committee for National Reconciliation, a group set up to combat violence that has been triggered by the confusion.

"Many Albanians prefer to solve the dispute with weapons", said Marku, saying that at least 2,000 people were killed in the past 15 years in armed disputes over property.

In one high-profile case, Albanian press reports said authorities reportedly arrested two officials accused of forging ownership documents for about 100 hectares in the popular tourist area of Shengjin, northwest of the capital Tirana.

Had the deal gone through, the perpetrators of the fraud would have earned 2.5 million dollars (1.75 million euros), authorities estimated.

In all, some 15,000 families in the country have been duped in the land sale schemes, Marku said.

Albania's land registry has been in disorder ever since offices were ransacked during an armed uprising in 1997, which resulted from failed pyramid schemes in which huge numbers of the population had invested.

Numerous files went missing from the registry, pages were torn out and numerous documents forged, said Arben Qiriako, head of the Albanian Mortgage Commission.

In a bid to update the registries, the government, with help from the World Bank, has launched a major project to set up a data bank in a computerised file system.

A law was also adopted calling for screening of all deeds and the annulment of any transaction based on forged documents or false statements.

The law foresees setting up a special investigative commission in every municipality to examine complaints from victims of mafia wrongdoings in real estate.

"Out of 287 files in Tirana alone, we registered 65 cases in which the same deed was given to at least seven other buyers," said Qiriako.

A judicial investigation has been launched against 65 officials and local councils' deputies, suspected of forging ownership documents for thousands of hectares of the coastal land and in big towns.

(Copyright © 2008 AFP. - http://afp.google.com/article/ALeqM5gLuivaaPGHEAlK8CKTw82oVs29MA)
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Enviado - 17 noviembre 2008 :  12:49:55  Mostrar perfil  Responder con Cita
EU grants Albania €245 million in development aid

INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE / The Associated Press
September 23, 2008

TIRANA, Albania: The European Commission is giving Albania €245 million (US$357.4 million) to help it prepare for accession to the European Union.

The three-year package will focus on agriculture, transport and energy, environmental and regional development, as well as police and judiciary reform.

The European Commission office in Tirana said in a statement Tuesday that the program "aims at ... preparing the country for future European Union accession."

Albania, one of the poorest countries in Europe, signed a so-called Stabilization and Association Agreement with the European Union two years ago — an initial step toward joining the 27-member union.

The EU is the biggest donor of aid to Albania, providing more than €1.2 billion (US$1.75 billion) since 1991.

(http://www.iht.com/articles/ap/2008/09/23/business/EU-Albania-EU-Aid.php)
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Enviado - 29 noviembre 2008 :  23:02:38  Mostrar perfil  Responder con Cita
I cittadini fantasma

scrive Marjola Rukaj
OSSERVATORIO SUI BALCANI
01.10.2008

Un terzo della popolazione albanese vive all'estero, e sostiene con i suoi investimenti l'economia del paese. Tirana, però, non gli riconosce il diritto al voto. Ora la questione inizia ad essere affrontata dai politici, che guardano a questi voti in vista delle consultazioni del 2009

Più di un milione di cittadini albanesi - circa un terzo della popolazione - vive all'estero, e fa parte della categoria dei cosiddetti “cittadini fantasma”, a cui è negato il diritto al voto. La costituzione albanese, infatti, non prevede una modalità di voto per i cittadini residenti all'estero.

Nonostante il fenomeno perduri da quasi due decenni, in Albania la negazione di questo diritto inizia a destare preoccupazione solo in questi ultimi mesi, in vista delle elezioni del 2009. Con l’avvicinarsi delle votazioni, in cui è in gioco il futuro del paese, il mondo politico albanese si è accorto dell'anomalia che sacrifica migliaia di potenziali voti, che potrebbero fare la differenza tra la rielezione di una destra monocolore e l’ascesa al governo di una sinistra divisa.

Non tutti, però, la pensano allo stesso modo. Il dibattito è stato aperto dalla società civile e da diversi analisti, che hanno proposto di includere il diritto di voto degli albanesi all'estero nel pacchetto di riforma della legge elettorale.

Uno dei primi a trattare l'argomento è stato il G99, una struttura che fa parte della società civile ma che non ha uno status ben definito, tanto che c'è chi prevede un suo possibile approdo in politica nel 2009. Il suo leader, Erjon Veliaj (ex leader di Mjaft), ha iniziato una campagna in sostegno del riconoscimento del diritto di voto degli albanesi all'estero. “Si tratta di una discriminazione nei confronti di circa un milione di albanesi di cui qui nessuno si preoccupa, nonostante questi, con le loro rimesse, ab biano mantenuto in vita l'economia del paese”, ha denunciato Veliaj.

Dello stesso parere anche diversi analisti. Un articolo di Igli Totozani, dal titolo “Azionari senza potere”, pubblicato inizialmente dal quotidiano "Shekulli", ha fatto il giro dei giornali e della blogosfera albanese. Totozani analizza l'importanza degli emigranti albanesi nel sollevare le potenzialità economiche del paese, in particolare della popolazione anziana, ma anche per il ruolo dei loro investimenti. Senza trascurare l'evidente e costante legame dei migranti con l'Albania, Totozani condanna il fatto che per tutto questo tempo sia stato negato loro l'unico diritto che lo stato albanese poteva concedergli. “Questi cittadini albanesi sono stranieri ovunque. Ma sono gli unici investitori che non esitano ad investire in Albania e che perdonano con generosità l'infrastruttura zoppicante. Sono gli unici azionari al mondo a cui non è concesso alcun potere”, denuncia Totozani.

Diverse statistiche a riguardo, provenienti da fonti diverse, danno ragione a Igli Totozani. Gli albanesi all'estero, infatti, rimangono tuttora legati al paese d'origine, e una buona parte di loro influisce positivamente nella crescita economica del paese, non solo attraverso le rimesse a sostegno dei genitori anziani, ma anche attraverso investimenti in molti settori, e in particolar modo nell'acquisto di proprietà immobiliari.

I cittadini albanesi emigrati nei paesi vicini, quali l'Italia e la Grecia, sono gli stessi che si recano in Albania con regolarità, più volte all'anno. Sono proprio questi migranti a infoltire più degli altri la categoria dei “cittadini fantasma”, poiché a una maggioranza schiacciante di loro è negato sia il diritto di voto in Albania - data la lacunosità della legislazione albanese in materia - sia nei paesi di adozione, dove è molto difficile riuscire ad ottenere la cittadinanza. Nonostante siano molto legati al loro paese d'origine e seguano regolarmente ciò che avviene in Albania, per loro è impossibile votare. La vicinanza e la facilità di spostarsi a buon prezzo via terra in tempi di elezioni fa sì che gli albanesi residenti in Grecia siano più propensi a recarsi in Albania per votare, mentre ciò non è possibile per i connazionali che vivono in Italia, il cui unico mezzo di trasporto più tempestivo sarebbe l'aereo, dai prezzi non proprio low-cost.

L'impossibilità di votare dall'estero penalizza altresì migliaia di studenti albanesi che lasciano l'Albania per lunghi anni. Molti albanesi che studiano all'estero non hanno mai avuto modo di votare da quando hanno compiuto 18 anni. Una politica del genere naturalmente non contribuisce al buon esito delle iniziative di “brain gain” (il contrario del "brain drain", fuga di cervelli) che stanno molto a cuore ai politici di Tirana, poiché fanno aumentare il senso di apatia che è già molto diffuso tra le giovani generazioni albanesi, nonostante i progressi degli ultimi anni.

L'idea di offrire ai cittadini albanesi che vivono all'estero la possibilità di votare ha ricevuto un segnale positivo dal leader dei socialisti, Edi Rama. Nell'ambito dei suoi incontri pre-elettorali, dal titolo “Dialogo con l'Albania”, Rama si è recato ad Atene per incontrare gli albanesi residenti in Grecia. In questa occasione è stata accennata anche la necessità di includere tale diritto nella riforma elettorale, ma finora non è stata intrapresa nessuna azione a riguardo.

Sempre dalla sinistra, è arrivata la reazione positiva di Ilir Meta, leader del LSI (Movimento socialista per l'integrazione) che ha trovato nella questione del diritto di voto agli emigrati un punto su cui contrastare il PS, da cui il LSI si è scisso nel 2005. Il partito di Meta accusa il Partito socialista di non mostrarsi sufficientemente determinato a risolvere il problema. Di fatto, se gli albanesi residenti all'estero potessero votare già alle prossime elezioni, si aprirebbero nuove possibilità per il LSI - che al momento non ha molto peso nella politica albanese - per usare questi voti ed arrivare al potere.

Da parte della destra, invece, è giunta solo qualche sporadica reazione sulla complessità della questione e sui costi che secondo alcuni sarebbero insostenibili.

Il principale oppositore al voto degli albanesi all'estero è stato l'analista Andri Nurellari. A suo avviso è ingiusto far votare gli emigrati albanesi “innanzitutto perché essi, per l'appunto, risiedono all'estero, e di conseguenza ciò che avviene in Albania non li riguarda più”. Nurellari aggiunge, con la formula lockeana ribaltata “no representation without taxation”, che il fatto che questi cittadini vivano all'estero implica anche che non pagano le tasse in Albania, cosa che “non gli dà diritto di voto a spese di coloro che vivono nel paese”.

Ma la questione della residenza è più complessa di quanto possa sembrare. Spesso, nei censimenti albanesi, anche i cittadini che da anni vivono all'estero vengono considerati residenti in Albania. Molti di loro, anche se non hanno intenzione di ritornare a vivere nel paese nel breve termine, investono nel settore immobiliare, e risultano quindi nominalmente residenti in Albania. Questo “caos” delle residenze che non corrispondono alla realtà, è alimentato dall'utilizzo dei passaporti al posto delle carte di identità. “Non riusciamo mai ad avere degli elenchi rigorosi dei votanti in Albania, e in queste condizioni è impossibile riuscire ad ottenerli in giro per il mondo” conclude Nurellari, paventando la forte possibilità di manipolazione dei voti esteri da parte dei partiti al governo.

Mentre si spera che le carte d'identità, dopo lunghe procedure di appalti, siano pronte per le prossime elezioni, il voto degli albanesi all'estero rimane in balia del difficile coordinamento tra potere centrale e rappresentanze albanesi all'estero, e anche della volontà politica che per ora è funzionale solo alle elezioni del 2009. Fino a quando non si troveranno dei modelli adatti tra quelli delle migliori democrazie occidentali, e le soluzioni tecniche adottate dai vicini paesi balcanici, un terzo della popolazione albanese continuerà a vivere tra l'Albania e l'estero con lo status di “cittadini fantasma”.

(http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/10199/1/51/)
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Enviado - 29 noviembre 2008 :  23:24:02  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania Government 'Not Paying Power Bills'

BALKAN INSIGHT
03 October 2008

Tirana - Albania’s electricity distributor, OSSH, said on Thursday that the country’s government is its worst customer.

The state-owned electricity distributor explained that although businesses and household collection rates had improved in the last few months, state institutions were still not paying their power bills.

The company estimated that only state-owned water utilities had accumulated a €1.7 million debt.

Meanwhile it was announced the Czech power company CEZ will pay more than more €420 million for a controlling stake in OSSH, after winning a privatisation tender as the sole-bidder on Monday.

The deal includes improvements to Albania’s electricity grid and relieving €122 million in debt.

The World Bank's International Finance Corporation, which acted as an adviser on the privatisation of the company, said on Tuesday that the sale was a success.

"We do consider this as a success. This is a very good company, which will bring improvements for the public who are paying a high price for what is the audited value of the assets," Dell'Atti told a news conference.

"When we put everything together... the total commitment that the new company will have to take on is over €420 million," Dell'Atti added.

OSSH loses more than 32 per cent of the electricity emitted in the grid.

More than half of this loss is estimated to come from electricity theft.

(http://www.balkaninsight.com/en/main/news/13669/)
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Enviado - 03 diciembre 2008 :  22:56:14  Mostrar perfil  Responder con Cita
Nexhmije Hoxha: Sali Berisha, un fanatico comunista

Articolo pubblicato in lingua originale da Top-Channel
ALBANIA NEWS
16 ottobre 2008

Nexhmije Hoxha: “Berisha è entrato a casa nostra dalla porta di servizio. Era un fanatico comunista e già da allora faceva l’impossibile per ottenere con esagerato zelo il potere.”

Si esprime così riguardo il Presidente del Consiglio Sali Berisha, la vedova del dittatore albanese Enver Hoxha in un’esclusiva intervista al Top Channel.

“Quando mio marito visitò un amico malato in ospedale, Berisha (allora medico n.d.r.) si vantava a lungo di avergli dato la mano, riferirono i suoi colleghi” racconta lei. Spiega inoltre che Berisha non fu mai ammesso come medico personale del dittatore poiché “sua suocera risultava agente del UDB”.

Nel corso dell’intervista la Hoxha si dichiara a favore dell’apertura dei dossier sui collaboratori degli ex servizi segreti dello stato, chiarisce solo che non condivide “il fatto che a farne richiesta non siano i veri perseguitati dal regime ma altri” riferendosi così anche al famoso scrittore albanese Ismail Kadare.

L’ex first lady albanese si esprime contraria alla condanna della lotta alle classi sociali e spiega inoltre che “questo è un fenomeno che è sempre esistito e che non si può condannare. Anzi, nei giorni di oggi, è ancora più dura…con l’unica differenza che oggi non ti uccidono ma ti lasciano morire”.

Alle accuse che vedono suo marito assassino di tutti i suoi compagni, la vedova negando dichiara che “sono stati loro a tradirlo”. A sua volta lei accusa “le supremazie estere” di aver sempre complottato contro il regime di Hoxha, portando come esempio il caso Mehmet Shehu. “Gli hanno detto… agisci, ora sei vecchio – racconta – ma lui si rifiutò dicendo di essere impotente davanti al fatto che Enver Hoxha fosse il colosso dell’Albania”. Confessa inoltre che l’inaspettata morte di Shehu “distrusse fisicamente” il dittatore.

Hoxha nega fermamente le voci che la vogliono al capo dello Stato dal 1974, anno in cui il dittatore si ammalò. “E’ assurdo – dice – è stato sempre lui a governare. La sua parola era legge, anche se poi tutte le decisioni venivano prese all’unisono”. “Ancora oggi mi considero la donna più felice per avere avuto un marito ideale. E’ stato bellissimo” aggiunge in fine.

(http://www.albanianews.it/cronaca/nexhmije-hoxha-sali-berisha-un-fanatico-comunista)
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Enviado - 06 diciembre 2008 :  23:35:45  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania: tutto nelle mani dei privati

Eglantina Nasi
RINASCITA BALCANICA
22.10.2008

Tirana - Si può dire adesso che tutti i settori strategici dell’Albania sono totalmente nelle mani degli investitori privati e quelli strategici, perchè ormai il Governo ha deciso di vendere anche le ultime azioni delle società portanti dell'economia albanese. Il Consiglio dei Ministri ha oggi deciso di mettere in vendita tutte le azioni detenute dallo Stato in società pubbliche, per effettuare così una privatizzazione totale. Secondo il Primo Ministro, Sali Berisha, la legge che prevedeva l’obbligo statale di essere azionisti è ormai superato, e si può decidere di vendere tutto ai privati. Ieri si è deciso così di vendere le ultime quote di partecipazione della compagnia di telefonia mobile AMC, circa il (12%).

“La vendita delle azioni dello Stato in AMC - ha detto il Primo Ministro - deve avvenire in maniera trasparente, e così in tutte le società in cui è azionista”. Il Governo così venderà anche il 24 % degli azioni che detiene presso la compagnia di telefonia fissa “Albtelekom”, il 15 % delle azioni nella “ARMO”, il 24 % dell'Operatore di Distribuzione di Energia Elettrica e il 61 % della società di assicurazioni, INSIG. In questi ultimi 17 anni di transizione, lo stato albanese ha realizzato importanti privatizzazioni, vendendo la maggior parte delle imprese statali. E' stata così venduta l'unica banca di Stato, la “Banka e Kursimit”, data agli austriaci di “Raiffeisen” nel 2003, per 126 milioni di dollari; l’unico operatore di telefonia fissa “Albtelecom s.a” data ai turchi di “Calik Energy Telecommunication” per 14.2 miliardi di lek. Con i fondi delle grandi privatizzazioni il Governo ha cercato di risolvere i problemi di investimenti e di far fronte ai debiti ereditati dallo sfaldamento del sistema economico. E adesso il governo aspetta di incassare l’ultima vincita con la vendita delle restanti proprietà statali, lasciando tutto nelle mani dei privati.

(http://www.rinascitabalcanica.com/?read=14585&similar=1)
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Enviado - 07 diciembre 2008 :  20:29:17  Mostrar perfil  Responder con Cita
Italy-Albania: New economic cooperation agreements signed

Emportal
28 October 2008.
Source: ANSAmed

Ever closer economic cooperation, from energy to industry and the infrastructure, was the undertaking yesterday by Foreign Minister , Franco Frattini, visiting Tirana, and Albanian Premier Sali Berisha, during a ceremony in which a series of important bilateral agreements was signed.

Ever closer economic cooperation, from energy to industry and the infrastructure, was the undertaking yesterday by Foreign Minister , Franco Frattini, visiting Tirana, and Albanian Premier Sali Berisha, during a ceremony in which a series of important bilateral agreements was signed.

An agreement on the "reciprocal recognition over the conversion of driving licences", for example, arising from the need to make citizens' movements easier and to promote cooperation in the transport sector and traffic circulation.

A contract was also signed for rebuilding the Tirana 2 electronic substation based on funding from the development cooperation of the Foreign Office.

A choice by the Italian Cooperation motivated by the fact that the Albanian electricity system, built in the 1990s, has proved incapable of producing, transmitting and distributing enough energy to support the accelerated economic growth of the country.

Intervention in the energy sector has always been considered a top priority by Italian Cooperation.The Tirana 2 electricity substation represents the most important hub in the Albanian energy network.

There was also the signing of an important declaration of intent by the Gruppo Marseglia to build an energy hub in Lezha.

The first instalment of credit to the Albanian authorities was also made, for small and medium-sized businesses (25 million euros), financed by the Italian Cooperation.

There was also talk of the 'Corridor 8. The infrastructure sector is a priority, and Corridor 8 a big priority'' said Frattini.

(http://www.emportal.co.yu/en/news/region/67221.html)
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Enviado - 10 diciembre 2008 :  15:28:21  Mostrar perfil  Responder con Cita
La visita di Frattini a Tirana: una lezione sulla politica dei scambi reciproci

Scritto da Edon Qesari
IL LEGNO STORTO
giovedì 30 ottobre 2008

Piuttosto pragmatica, e oltretutto chiara nei suoi intenti, è stata la visita lampo di Franco Frattini svoltasi lunedì in Albania. L’alta diplomazia italiana è “sbarcata” a Tirana non solo per poter rinfrescare dichiarazioni di piena collaborazione tra governo albanese e Italia ma anche per delucidare diverse questioni rimaste in sospeso fra i due Paesi. In vista dell’adesione alla NATO (data per certa nel marzo-aprile 2009), il governo di Tirana sta attuando riforme – ovviamente secondo i tempi della politica albanese – per la piena integrazione del Paese nell’UE. E’ tuttavia un processo lungo, difficilissimo anche per quanto riguarda il funzionamento dello stato di diritto, deficitario in generale in tutti i Balcani Occidentali. Come la quasi totalità dei Paesi dell’area, anche l’Albania appare piuttosto insofferente delle politiche di ingresso e di visti che le diplomazie di Bruxelles impongono tramite le proprie rappresentanze consolari a Tirana. Pure in Albania, come nelle altre capitali dell’area, ottenere un visto verso l’UE, pur con tutte le riforme attuate ultimamente, rimane un successo comparabile alla vincita alla lotteria.

Questa tematica è stata la più toccata dagli incontri che il ministro degli Affari Esteri italiano ha svolto nella sua visita presso le più alte istanze governative a Tirana. Anche se le bufere politiche sono particolarmente violente negli ultimi mesi, Frattini non ha mancato di dichiarare il pieno appoggio che Roma sta dando ai tentativi del governo di Berisha per la approvazione delle riforme adatte ad una futura liberalizzazione del regime dei visti fra Albania e Paesi UE. «Berisha ha tenuto fede agli impegni con l’Europa» – ha sottolineato Frattini – «ciò apre la strada a risultati visibili e palpabili, a cominciare dalla liberalizzazione dei visti».

Anche se l’aspettativa da un incontro di tale alto livello era maggiore – sono stati firmati solo cinque accordi di collaborazione, abbastanza effimeri rispetto alle grandi tematiche dell’integrazione euro-atlantica dell’Albania –, il capo della diplomazia italiana ha detto che l’Italia rimane un grande sponsor di Tirana a Bruxelles. Lo stallo in cui attualmente si trova il processo di ratifica del Trattato di Lisbona tiene nell’empasse anche la liberalizzazione dei visti fra UE e Paesi terzi. Tuttavia Frattini ha promesso un iniziativa individuale da parte dell’Italia e altri Stati europei affinché la liberalizzazione dei visti con l’Albania inizi come processo “unilaterale” da parte di alcuni Stati per poi avere la definitiva approvazione dalla Commissione europea.

A differenza di altre viste ufficiali dove le promesse parevano più concessioni gentili, le dichiarazioni di Frattini hanno resi finalmente ben chiari alcuni punti fermi per la diplomazia italiana. Oltre a precisare quali siano le riforme interne, necessarie affinché Tirana possa avvicinarsi alla famiglia europea, i vertici della Farnesina hanno specificato ciò che l’Italia – e soprattutto la sua economia – più attende dal governo di Tirana. Detto brevemente i visti più liberi con l’Italia arriveranno dopo concessioni abbastanza significative da parte albanese per la politica energetica italiana. Quest’ultima intende trovare proprio in Albania quegli sbocchi strategici che il referendum negativo sul nucleare (1986) non ha permesso di identificare sul suolo italiano. «Abbiamo un grande interesse per le possibilità che l’Albania offre riguardo alla produzione del energia elettrica, cosa di cui l’Italia ha molto bisogno», ha detto chiaramente Frattini. E’ da tempo infatti che l’ENEL ha in riserbo diversi progetti da sviluppare in territorio albanese, fra i quali rientra la costruzione di almeno quattro centrali elettriche.

Sebbene, per tradizione storica, la penisola balcanica rimanga un groviglio di interessi non sempre concordanti, almeno sulla gestione delle risorse infrastrutturali pare che Roma si voglia muovere in modo non meno risoluto di altri concorrenti in area – l’Austria per esempio. La visita di Frattini non ha specificato i passaggi e i moventi particolari che porterebbero i due governi a collaborare – cosa che dovrebbe venir definita dalla vista imminente di Berlusconi a Tirana –, ma almeno ha definitivamente precisato i punti cardinali di tale collaborazione.

La presenza della piccola-media impresa italiana è preponderante in Albania rispetto agli altri investimenti esteri. Forse a partire anche da questo fattore, durante l’ultima campagna elettorale, il Popolo delle Libertà aveva promesso una politica “albanese” per il fabbisogno italiano in materia di energia elettrica. La visita di Frattini è in tal senso l'attuazione di tale promessa, fatto che i governanti albanesi – desiderosi di essere sempre più vicini a Roma – devono tenere ben presente. Troppe volte i politici di Tirana s’erano abituati ad essere richiamati da parte degli Europei soprattutto su questioni di democrazia e riforme nella politica interna. Stavolta è un po’ diverso, e le occasioni che si presentano appaiono ben più concrete. Per le autorità di Tirana è un ammonimento affinché capiscano che la via verso Bruxelles non è fatta solo di concessioni ma anche di veri e propri scambi di interessi. In questo senso, essa è fatta anche di scelte importantissime per tracciare la politica estera di questi Paesi piccoli, ma a quanto pare fondamentali per lo sviluppo italiano.

(http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=23247&Itemid=28)
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Enviado - 19 diciembre 2008 :  20:49:26  Mostrar perfil  Responder con Cita
SPANISH EXPERIENCE ON ESTABLISHMENT OF PRIVATE AGRICULTURAL
COOPERATIVES IN ALBANIA


BSANNA NEWS
12.11.2008

TIRANA, Nov 12. (ATA). Spanish Agency of International Cooperation for Development (AECID) through project on topic "Support for Development of Farmers Associations" aims to support Ministry of Agriculture, Food and Consumers Protection to establish private Agricultural cooperatives in Albania.

As part of this project, it was organized on Tuesday in the venues of "Tirana International" hotel national workshop on topic "Role and Importance of Agricultural Cooperatives" with attendance of Ambassador of Spain to Albania, Mr. Manuel Montobbio, Spanish experts in the field of agriculture, representatives of Albanian Ministry of Agriculture, Food and Consumers Protection, businessmen as well as representatives of farmers associations.

In his speech on this occasion, Ambassador Montobbio said that Spanish government through Spanish Cooperation is working with Albanian institutions to improve legal framework in order to establish agricultural cooperatives compliant to European standards.

Hailing models of modern European cooperatives and their role in the rural development of a country, Ambassador Montobbio was optimistic on adaptation of these experiences even in Albania.

The workshop that will last until November 13 is focused on encouraging policies of private cooperatives to the benefit of Agricultural development in Albania.

(http://bsanna-news.ukrinform.ua/newsitem.php?id=6503&lang=en)
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Enviado - 26 diciembre 2008 :  22:01:22  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania aprueba una nueva ley electoral ante el descontento de la oposición

EcoDiario.es / Agencias
19/11/2008

El Parlamento de Albania aprobó una ley electoral que impone que los diputados sean elegidos en las legislativas del próximo año según el modelo proporcional regional, que reemplaza al existente sistema mixto proporcional y mayoritario, medida que según los principales partidos políticos del país garantizará la celebración "libre y justa" de las elecciones el próximo año, aunque las formaciones minoritarias afirmaron que irá en detrimento suyo.

Los diputados del gobernante Partido Democrático (PD) y la oposición socialista apoyaron la enmienda con 112 votos a favor de los 117 legisladores presentes en la Cámara, mientras que algunos diputados huelguistas abandonaron la votación, e incluso algunos miembros de la oposición comenzaron una huelga de hambre hace ocho días para prevenir la aprobación del proyecto.

La Unión Europea (UE) ya advirtió a la nación ex comunista de que las elecciones generales que se celebran en el país el año que viene deben estar exentas de polémica si quiere unirse a la comunidad de 27 miembros. En ese sentido, el Partido Democrático y el Partido Socialista (PS), aseguraron que la propuesta de la reforma estaba basada en los modelos de la UE.

(http://ecodiario.eleconomista.es/flash/noticias/871222/11/08/Albania-aprueba-una-nueva-ley-electoral-ante-el-descontento-de-la-oposicion-.html)
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Enviado - 30 diciembre 2008 :  22:43:46  Mostrar perfil  Responder con Cita
A giudizio il Ministro dei Trasporti Lulzim Basha

Scritto da Sergio Bagnoli
ALBANIA NEWS
1 dicembre 2008

La Procura generale della Repubblica di Tirana, che in Albania ha giurisdizione sui misfatti compiuti dai parlamentari e dai ministri, su impulso del suo capo Ina Rama ha disposto il rinvio a giudizio, accusandolo del reato di corruzione, dell’attuale Ministro ai trasporti Lulzim Basha che questi giorni è stato costretto a presentarsi, accompagnato dal suo avvocato Zef Nikaj, nell’ufficio inquirente per vedersi notificato l’atto d’accusa.

“La procedura adottata dalla signora Rama nei confronti del mio assistito non è assolutamente corretta, sostiene l’avvocato difensore Nikaj, perché non tiene conto della sua dignità ministeriale ma lo tratta alla stregua di un ladro di polli”. Il caso Basha che ha causato la rimozione, l’anno scorso, dell’allora procuratore generale Theodhori Sollaku finalmente giunge ad un primo passo verso la sua definizione. Non è dato però ancora sapere quale sarà la prossima mossa di un potere politico ben deciso a non farsi trascinare in Tribunale.

Berisha, il premier albanese, ha ufficialmente assunto le parti del suo Ministro il quale ha, a sua volta, accusato l’opposizione socialista di manovrare il procuratore Rama e di lavorare contro gli interessi dell’Albania a favore di altri poteri occulti. La vicenda ebbe inizio due anni fa allorché si dovettero appaltare i lavori dell’autostrada Durazzo-Kukës primo troncone della direttrice veloce che dovrebbe permettere al Kosovo di avere uno sbocco verso il mare. Da Kukes il collegamento autostradale dovrebbe infatti addentrarsi verso le Alpi balcaniche toccando Tropojë, la cittadina che ha dato i natali a Sali Berisha, e proseguire verso Pristina. Il lotto oggetto dell’indagine dei magistrati albanesi è quello, lungo 56 chilometri, che collega Rrëshen, il più piccolo capoluogo di provincia d’Albania, a Kalimash. L’appalto relativo fu vinto dal consorzio turco-americano Bechtel-Enka, previo pagamento di una tangente al ministro Basha. La corruzione ha arrecato alle povere casse dello stato albanese, secondo la Procura, un danno pari a 232 milioni di Euro, una fortuna per Tirana.

Furono i socialisti di Fatos Nano a denunziare il ministro alla magistratura e da allora fu un continuo braccio di ferro tra Magistratura e Governo al fine di giungere il più rapidamente possibile alla celebrazione del processo. Un anno fa il Parlamento di Tirana concesse, fatto inusuale nella vita politica del paese d’oltre Adriatico, il nulla- osta a procedere verso Basha ma il provvedimento del premier, che esautorava il procuratore Solalku dall’incarico, comunque riuscì a bloccare il tutto. Il progetto dell’autostrada verso il nord è di grande importanza per l’Albania, paese che presenta ancora un’incerta via verso lo sviluppo perché, una volta pacificati i Balcani, aprirebbe a Tirana le porte della “Mittel-Europa”, attraverso Belgrado, Timisoara, Budapest e Zagabria. I socialisti vorrebbero invece che si privilegiasse il corridoio europeo che da Durazzo si inoltra nel sud del paese per poi proseguire verso il Mar Nero, toccando Macedonia e Bulgaria.

Tale progetto porterebbe meno benefici all’economia albanese perché attraverserebbe zone ancora sottosviluppate ma per i socialisti sarebbe assai importante in quanto interesserebbe regioni a loro fedeli. Per questo motivo sono accusati da Berisha di fare non gli interessi dell’Albania ma quelli di altri gruppi di potere. Rimane però il fatto che l’autostrada verso il Kosovo vede i propri prezzi lievitare giorno dopo giorno. Ora costa più di un miliardo di Euro, una cifra pesantissima per una nazione povera come l’Albania. La certezza purtroppo è che dietro questa lievitazione di spese, troppi politici dell’antica Illiria mangino alle spalle del popolo da loro amministrato.

(http://www.albanianews.it/cronaca/a-giudizio-il-ministro-dei-trasporti-lulzim-basha)
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Enviado - 03 enero 2009 :  23:47:01  Mostrar perfil  Responder con Cita
ALBANIA: LA CRISI MORDE E AUMENTANO FALLIMENTI E LIQUIDAZIONI

AZIENDE-OGGI
6.12.2008

(AGI) - Tirana, 6 dic. - La crisi economica non risparmia l’Albania e l’associazione imprenditoriale sollecita iniziative del governo a sostegno del settore manifatturiero. “Nell’industria pesante abbiamo un abbassamento in volume e valore e questo abbassamento si e’ sentito anche nell’industria alimentare” ha dichiarato Gjergj Uxhuku, direttore generale della Confindustria albanese. Il piu’ colpito e’ il settore delle lavorazioni conto terzi, i cosiddetti faconisti. “Ci sono aziende che hanno difficolta’ con i contratti in corso e hanno sospeso momentaneamente il lavoro” precisa Mond Rusmali della Camera produttiva dell’Abbigliamento. Ma i timori sono soprattutto per il prossimo anno e si da per certa una contrazione delle commesse. Anche chi lavora per il mercato interno avverte una forte riduzione delle vendite. Il segnale piu’ allarmante e’ comunque l’impennata dei fallimenti. Fonti della Direzione generale Fiscale segnalano che sono stati consegnati quasi un migliaio di formulari per la messa in liquidazione, primo passo per il fallimento. Anche le amministrazioni locali denunciano il forte ridimensionamento della raccolta fiscale sulle attivita’ produttive. A soffrire sono soprattutto le piccole e medie imprese, causa dei fallimenti sono innanzitutto i problemi di liquidita’ che comportano il mancato pagamento delle tasse, degli stipendi ed il rimborso dei crediti bancari. La maggior parte dei fallimenti e’ stata decretata dai Tribunali a causa del mancato pagamento delle tasse sulla base di accertamenti della amministrazione finanziaria. Secondo le statistiche ufficiali del Centro nazionale di registrazione attualmente ci sono formalmente gia’ 515 societa’ in liquidazione.

(http://www.aziende-oggi.it/archives/00048606.html)
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Enviado - 07 enero 2009 :  23:04:55  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania's birthrate in decline
Though still among the highest in its region, Albania's birthrate is falling in the post-communist era


By Manjola Hala
Southeast European Times - Tirana
18/12/2008

With the highest male birthrate in Europe under the communist regime, Albania was also known for a generally high birthrate and high maternal mortality. Today, despite a persistently high rate of male births, Albania is facing a drop in overall birthrates, though compared to some other countries in the region, it still tops the list.

According to the Albanian Institute of Statistics, in 2007, the country recorded an estimated 33,200 live births, compared to 52,000 in 2006. Since 1990 saw 82,000 births, the country's birthrate is definitely in decline.

Zyhdi Dervishi, a professor of sociology, says the living standard in Albania restricts the number of children per family. He points out job insecurity is the main reason more couples are deciding to have only one child.

Dervishi also attributes the decline to a change in social values, especially among professionals. Unwillingness to marry and form a legal union that could end in a divorce, causing division of property, creates doubts about marriage and childbearing. Also, young professionals are eager to succeed in their careers, another reason to delay having children, according to Dervishi.

Health ministry sources link the drop in the birthrate to socio-demographic reasons, especially the emigration of the young, and abortions.

During the 1990s, about 25% of the population left Albania, most of them being of reproductive age, according to INSTAT data. While Albania banned abortion before the 1990s, it now permits it.

Abortions in Albania are permissible when a woman's pregnancy is causing psychological and social problems. Unofficial sources report private health clinics make a lucrative business of regularly performing unreported abortions.

Abortions stem mainly from difficult economic circumstances. Nurses at Tirana's Maternity Hospital say that economic assistance to needy young couples would, to some degree, raise the current birthrate. Only the city of Tirana offers such assistance, a token sum of about 42 euros per child.

Traditional beliefs, though, may be causing some abortions. According to Dervishi, some parents opt to terminate a pregnancy if they learn the baby will be a girl, which, in his opinion, explains the preponderance of live male births in the past few years.

The general drop in Albania's birthrate, coupled with deaths and high emigration, increased the population's average age to 31.7 years. It has risen from 2004, when it was 29, and 1990, when it was 27.

Albania's birthrate, its recent decline aside, remains among the highest in the region. Compared to other Southeast European countries, Albania's birthrate is second to Turkey's, followed by Macedonia's and Montenegro's, according to 2007 data compiled by the US Central Intelligence Agency, for its open-source World Factbook site.

(http://www.setimes.com/cocoon/setimes/xhtml/en_GB/features/setimes/features/2008/12/18/feature-02)
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Enviado - 17 enero 2009 :  23:56:48  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania abre los archivos de la policía secreta del comunismo
Sigurimi fue la autora de asesinatos, encarcelamientos y la deportación
de miles de ciudadanos inocentes durante la dictadura (1944-1990)


LA VANGUARDIA, Barcelona
22/12/2008

Tirana (EFE).- Albania decidió hoy abrir los archivos de la policía secreta comunista (Sigurimi), autora de asesinatos, encarcelamientos, y la deportación de miles de ciudadanos inocentes durante la dictadura comunista (1944-1990).

El Parlamento adoptó hoy esta decisión después de un duro debate entre la coalición gobernante liderada por el conservador Partido Democrático del primer ministro, Sali Berisha, y la oposición de izquierda.

Albania se convierte así en el último país ex comunista de Europa en abrir los archivos de los servicios secretos de la dictadura, cuando se cumplen casi 20 años de su caída.

La llamada ley «Sobre la limpieza de los funcionarios de la administración pública y electos» fue aprobada con 74 votos de los 77 diputados conservadores presentes, mientras que la oposición socialista boicoteó la sesión.

Todos los ciudadanos interesados, en particular los perseguidos políticos de la dictadura, gozan del derecho de inspeccionar su expediente personal y descubrir hasta qué medida la Sigurimi pudo influir en sus vidas.

Berisha declaró en su intervención que esta iniciativa trata de distanciar al país de la herencia comunista y deslegitimar al viejo régimen dictatorial.

La ley impide a los antiguos agentes y colaboradores de la Sigurimi, así como a ex dirigentes comunistas, desempeñar cargos públicos.

Berisha afirmó que la iniciativa «no tiene por objetivo la venganza, sino expulsar de la administración a los que perpetraron y asistieron en crímenes» de lo que fue uno de los regímenes más feroces de los países del ex bloque comunista.

La ley prevé que los principales cargos del Estado deben abandonar sus puestos en caso de que se demuestre que hubieran colaborado con la Sigurimi o participado en juicios políticos.

El líder del opositor Partido Socialista, Edi Rama, consideró esta ley inconstitucional porque se dirige contra determinados fiscales que están investigando tramas corruptas que implican a figuras centrales del Ejecutivo.

(http://www.lavanguardia.es/internacional/noticias/20081222/53604427139/albania-abre-los-archivos-de-la-policia-secreta-del-comunismo.html)
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Enviado - 19 enero 2009 :  00:00:23  Mostrar perfil  Responder con Cita
Ex empleados de policía secreta albanesa privados de cargos públicos

EcoDiario.es
22/12/2008

El parlamento albanés adoptó el lunes una nueva ley cuyo propósito es impedir que las personas que colaboraron con la policía secreta del país en la época del régimen comunista (1944-1990), la Sigurimi, puedan ejercer cargos públicos, comprobó la AFP.

El Parlamento, dominado por el Partido Democrático del Primer ministro Sali Berisha, adoptó la ley por 74 votos contra dos.

La oposición, dirigida por el Partido Socialista, boicoteó la votación explicando que no estaba en contra del texto en sí, sino que temía su explotación eventual por Sali Berisha y su partido con fines personales.

La oposición anunció su intención de acudir a la Corte Constitucional, la más alta jurisdicción del país, para pronunciarse sobre el texto.

La ley busca impedir que todas las personas ligadas a la ex policía secreta albanesa bajo el régimen comunista puedan desempeñar cargos públicos.

La oposición afirma igualmente que Sali Berisha y el Partido Democrático podrían aprovechar la ley para sacar de sus puestos a responsables de la justicia que llevan a cabo una investigación sobre la corrupción en el país.

El ex dictador comunista albanés Enver Hoxha dirigió el país durante más de 40 años, secundado por la todopoderosa policía Sigurimi.

(http://ecodiario.eleconomista.es/mundo/noticias/936338/12/08/Ex-empleados-de-policia-secreta-albanesa-privados-de-cargos-publicos.html)
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Enviado - 23 enero 2009 :  21:40:48  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albanie: la loi sur les «dossiers» de l’ère communiste crée un nouveau scandale politique

Par Nevila Perndoj et Flamur Vezaj
Shekulli, 22 décembre 2008
Traduit par Mandi Gueguen
LE COURRIER DES BALKANS
Mise en ligne: samedi 27 décembre 2008

La loi sur «la probité des fonctionnaires» dite «loi des dossiers», a été adoptée par 74 voix contre deux, mais l’opposition de gauche a boycotté la séance. Malgré les critiques des milieux judiciaires et des diplomates étrangers, le Premier ministre Sali Berisha justifie la loi, en rappelant l’extrême rigueur de la dictature communiste albanaise. Les juges dénoncent notamment la création d’une institution de contrôle de la probité. Selon le Parti socialiste, cette loi servirait aussi à masquer certains scandales politico-financiers très actuels.

Sali Berisha a décidé de passer en force son projet de loi, malgré l’inquiétude de plusieurs diplomates étrangers et du Parti socialiste. Selon les Socialistes, le projet de loi sur la «probité des fonctionnaires» enfreint pas moins de 20 articles de la Constitution. Sali Berisha, quant à lui, continue d’affirmer que ce projet est tout à fait constitutionnel, précisant que «notre loi est largement plus clémente que la loi polonaise».

Pourtant, le Premier ministre rappelle la rigueur du régime communiste albanais. «Quand les Polonais pouvaient voyager librement vers les Etats-Unis ou accueillaient Gregory Pack à grandes pompes, en Albanie, les condamnés de la dictature communiste étaient froidement exécutés, uniquement pour avoir osé demander que leur pays s’ouvre aux Américains».

Lisez l'article complet à http://balkans.courriers.info/article11918.html
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Enviado - 29 enero 2009 :  22:57:29  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania: governo chiude giornale critico, protesta giornalisti

TICINONEWS.ch
09.01.09

Il giornale "TemA', tra le testate più critiche nei confronti del governo albanese di Sali Berisha, non potrà essere domani in edicola perché la polizia ha circondato oggi la sede della redazione e della sua tipografia, impedendo ai giornalisti di entrarci.

Decine digiornalisti, editori e responsabili di diverse testate hanno protestato a sostegno dei colleghi accusando il premier di "un vergognoso atto di vendetta politica contro la stampa libera".

Lo scontro fra le autorità e 'TemA' è stato provocato dalla decisione del governo di rinunciare unilateralmente ad un contratto di concessione stipulato nel 2007 con la testata, in base al quale al giornale era stata data in affitto una parte abbandonata di un edificio di proprietà dello Stato.

Secondo leautorità l'edificio è stato incluso in una zona proclamata di massima sicurezza poiché lì vicino sono state istallate le attrezzature per la produzione delle nuove carte di identità e dei nuovi passaporti.

La polizia oggi non ha voluto tenere conto della decisione della Corte di Tirana che sospende l'ordine del governo fino a che non ci sarà un suo verdetto finale. "E' gravissimo che un governo ignori le decisioni dei Tribunali", ha dichiarato all'Ansa Mero Baze, editore di TemA, fino a due anni fa un exstrettissimo collaboratore di Berisha ed attualmente una dellevoci più critiche nei suoi confronti.

Baze è autore di una serie di articoli e trasmissioni tv che hanno denunciato alcuni casi dove ci sono forti sospetti di corruzione. La notte prima di Capodanno la sua auto privata è stata bruciata in circostanze misteriose. "Quanto stasuccedendo non è uno scontro personale tra me e Berisha -afferma Baze - il premier vuole solo intimidire i media che sioppongono a lui".

(http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=101034&rubrica=15)
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Enviado - 07 febrero 2009 :  00:47:49  Mostrar perfil  Responder con Cita
Council of Europe Pans Albania Lustration Law

Reporting by Besar Likmeta - Tirana
BalkanInsight.com
16 January 2009

The Council of Europe on Friday criticized Albania's newly enacted “clean hands” lustration law targeting former officials of the communist regime, which critics say could be used for political revenge attacks by the government.

The law has come under harsh criticism from the country's association of prosecutors and judges as well as from Western capitals, while the United States embassy in Tirana asked the government to redraft it. Its adoption could now wipe out half of Albania’s Supreme Court and Constitutional Court, throwing the justice system into crisis.

“I have some concerns that the lustration law adopted on December 22 by the Albanian Parliament does not comply with Council of Europe standards of democracy, human rights and the rule of law,” said general secretary Terry Davis in a statement.

An analysis of the law by Council of Europe experts revealed several issues in relation to the very broad reach of the law in terms of the categories of officials who may be affected, the fact that it includes people currently in office, the fairness and proportionality of the lustration proceedings, the severity of the sanctions foreseen and the fact that there is no time limit.

Prime Minister Sali Berisha, who has called it “a historical victory against political crime”, brushed of the criticism in a press conference.

"Every lustration law has its critics, but I respect the moral standard of the law," he said, responding to the Council of Europe statement.

Critics have said that it is unconstitutional because it allows a special commission to fire judges and prosecutors who served during the former communist regime without due process in courts.

The commission does not need to prove the officials were guilty of any crime, and the opposition says this allows the government to fire prosecutors investigating high-profile corruption cases.

(http://www.balkaninsight.com/en/main/news/16018/)
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Enviado - 09 febrero 2009 :  13:30:38  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albanian religious communities foster co-operation

By Manjola Hala - Tirana
Southeast European Times
21/01/2009

The new government-drafted document signed by Albania's largest religious communities promises improved interfaith relations and government co-operation.

Albania's three main religious communities have taken a step towards co-operation by signing an agreement that will regulate relations between them and the government, paving the way for improved co-operation.

The highest representatives of the Sunni Muslim community, the Orthodox Church of Albania, and the Bektaashi (Shiite Muslim) community signed the agreement late last year with Tourism, Culture, Youth and Sports Minister Ylli Pango. He represented the government at the signing, just as the three religious communities represent the country's cultural diversity, his ministry said.

The fourth large faith community, the Albanian Catholic Church, signed the same agreement in 2001 at the Vatican's request. The new talks went smoothly, leading to a quick signing process.

"Though Albanians always enjoyed religious rights and freedoms, the new agreement is part of [the government's] constitutional duty," said Rasim Hasanaj, the head of the State Committee on Cults.

According to the agreement, the state returns to those communities land it confiscated before 1967, when the communist regime banned all religious activity and closed every religious entity outright.

Prime Minister Sali Berisha called the signing of the pact a historic event, asserting that it will initiate new relations between the government and faith communities in Albania.

The agreement establishes tax exemptions and state financing for religious entities. The State Committee on Cults, in charge of drafting the bill, took into account the experience of other European countries that endorsed the same bill, while respecting international documents on human rights and freedoms.

According to the constitution, Albania has no official religion. However, the state recognises equality among its religious communities and their independence.

Four faiths in Albania -- Muslim (Sunni), Orthodox, Catholic, and Bektaashi (Shiite Muslim) -- together comprise 98% of the population. The rest, some 135 smaller communities, are Protestants (Evangelists), Jehovah's Witnesses, Mormons, Baha'i and others. The Muslims are traditionally Albania's majority.

After decades of harshly enforced atheism that ended in 1990, a relatively small number of Albanians worship regularly. Albanian religious communities have long demonstrated mutual tolerance and harmonious co-existence, which are especially visible during religious holidays.

This content was commissioned for SETimes.com


(http://www.setimes.com/cocoon/setimes/xhtml/en_GB/features/setimes/features/2009/01/21/feature-03)
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Enviado - 13 febrero 2009 :  22:26:19  Mostrar perfil  Responder con Cita
ENERGIA: MINISTRO ALBANIA, VERSO SUPERAMENTO EMERGENZE

Economia-Oggi, Roma / AGI
26.1.2009

Tirana, 26 gen. - L’Albania si appresta a superare definitivamente le emergenze croniche del rifornimento di energia elettrica per la popolazione. A dichiararlo e’ il ministro della Economia e della Energia Genc Ruli che ha sottolineato che al momento gli investimenti sotto la forma di contratti sottoscritti arrivano a segnare una capacita’ di 3mila MW con un valore che si aggira sui 5 miliardi di euro. Il Ministro ha indicato che con questi accordi e con i positivi risultati della privatizzazione dell’operatore della distribuzione OSSH sono stati raggiunti alcuni obiettivi strategici del governo del premier Berisha a cominciare dal superamento della cronica emergenza nel rifornimento di energia elettrica che ha segnato la storia dell’Albania degli ultimi 15 anni. Solo con societa’ italiane il valore dei contratti e’ di 3,5 miliardi di euro e come ha dichiarato il premier Sali Berisha, alla cerimonia di sottoscrizione dell’accodo con il Gruppo Marseglia per il Parco energetico di Lezha, l’obiettivo di fare del paese una piccola potenza energetica regionale e’ raggiungibile in pochi anni.

(http://www.economia-oggi.it/archives/00035534.html)
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Enviado - 15 febrero 2009 :  00:18:17  Mostrar perfil  Responder con Cita
New right-wing coalition established in Albania

EMportal, Belgrade
29. January 2009

The new group includes the Christian Democratic Party, the National Development Movement and the New Legal and Justice Party.

Three small parties in parliament have created a new right-wing coalition called The Pole of Freedom, local media reported on Tuesday (January 25th).

The new group includes the Christian Democratic Party, the National Development Movement and the New Legal and Justice Party.

The new coalition says it will try to attract lawmakers, other political parties and social groups that consider themselves traditionally rightist, including the National Front Party.

(Source: SEtimes.com. - http://www.emportal.co.yu/en/news/region/77237.html)
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Enviado - 16 febrero 2009 :  22:06:41  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania: FMI approva strumenti di finanziamento per Tirana

RINASCITA BALCANICA
29.01.2009

Washington - Il Comitato esecutivo del Fondo monetario internazionale (FMI) ha completato la sesta e ultima revisione delle prestazioni economiche dell'Albania per dei finanziamenti dietro garanzie dalla scadenza di tre anni, stanziati dal programma per la Riduzione della Povertà e il Sostegno alla Crescita ( Poverty Reduction and Growth Facility- PRGF), e dell'Aumento dei Fondi di Agevolazione (Extended Fund Facility -EFF). Il completamento delle revisioni consente l'emissione di un fondo pari a 2,435 milioni di euro, che erogare l'importo totale disponibile in entrambe le modalità. Il finanziamento di tre anni sotto il regime PRGF e EFF, pari a 17,045 milioni in diritti speciali di prelievo, è stato approvato il 1 ° febbraio 2006. Il vice amministratore delegato del FMI , Murilo Portugal, ha dichiarato per l'occasione "le autorità albanesi devono essere elogiate per gli importanti risultati ottenuti all'interno del programma del FMI". "La scelta di politiche economiche sane e i progressi compiuti nelle riforme strutturali, hanno consentito all'Albania di mantenere alto il ritmo di crescita economica e a mantenere un basso tasso di inflazione. Il rafforzamento della gestione delle entrate, all'indomani del completamento delle privatizzazioni, nonchè il miglioramento del contesto economico sono particolarmente benvenuti", conclude Portugal.

(http://www.rinascitabalcanica.com/?read=17914)
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Enviado - 18 febrero 2009 :  22:18:31  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania's Youth Launch Political Party In Protest

Radio Free Europe/Radio Liberty
February 03, 2009

TIRANA (Reuters) - Albanian youth, disenchanted by the slow pace of social progress since the end of communism 18 years ago, have launched a party to run in the June 28 elections.

The G99 party is an offshoot of the broader MJAFT (Enough) movement, which became a thorn in the side of politicians by targeting cases of corruption and abuse of power in 2002.

"Our generation grew up during the transition from communism and are entering politics to end that transition," leader Erion Veliaj, 29, told Reuters. "We believe we are capable of bringing change in this battle out of love for our country."

Veliaj, who quit MJAFT to help found G99, has accused Prime Minister Sali Berisha of catering to the interests of a close circle.

Albania has gone through bouts of instability and even anarchy and chaos since the end of communism. In 1997, crowds angry at losing money in pyramid schemes looted army depots and stole weapons. More than 2,000 were killed.

Veliaj and other of the party's founders are now registering as a party under a new election law.

"MJAFT imposed itself on our society because Albania lacked an element engaging in social battles. Their evolution into a party is natural," said Mustafa Nano, a television show host and newspaper columnist who has been closely associated with the new party.

(http://www.rferl.org/content/Albanias_Youth_Launch_Political_Party_In_Protest/1378609.html)
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Enviado - 21 febrero 2009 :  18:01:26  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania: nasce il Polo della Libertà

scrive Marjola Rukaj
OSSERVATORIO SUI BALCANI
06.02.2009

C'è aria di crisi nella destra albanese. Alcuni parlamentari della coalizione al governo hanno deciso di far nascere un nuovo gruppo di destra: il Polo della Libertà. L'idea è di presentarsi alle elezioni del giugno prossimo come alternativa all'attuale premier Berisha

Oltre alla sinistra divisa e polemica, anche la destra albanese dimostra negli ultimi tempi di non godere di ottima salute. Tra i vari episodi di discordanze interne alla coalizione di destra, al governo dal 2005, quello che in molti hanno definito il colpo finale è stata la formazione di una nuova coalizione, che si tradurrebbe in un nuovo polo della destra albanese. Si chiamerà il Polo della Libertà e mirerà ad offrire all'elettorato albanese tutto ciò che finora la coalizione di Destra con a capo il PD del premier Sali Berisha “non ha saputo portare a buon fine”.

Vi faranno parte, per ora, i Democristiani di Nard Ndoka, il Movimento per lo sviluppo nazionale (LZhK) di Dashamir Shehi, il Partito per la libertà e giustizia dell'avvocato Spartak Ngjela, deputato indipendente. Aderiranno inoltre vari partiti che sostengono i diritti degli ex detenuti politici durante il regime di Enver Hoxha e quelli degli ex proprietari cui ancora non sono state restituite o compensate le proprietà confiscate dal regime al momento della statalizzazione.

“L'Albania non può continuare a nascondersi come uno struzzo. La maggioranza che governa ora il paese avrebbe dovuto raggiungere degli obiettivi che si era prefissata all'inizio del mandato. Non si può continuare a vederla come nelle fiabe danesi, in cui la gente dice che il re nudo indossa dei bei vestiti”, afferma Dashamir Shehi spiegando le ragioni della presa di distanza dal Partito democratico di Berisha.

“La destra al potere da quattro anni ha dimostrato che è più vicina a un partito di centro e di sinistra. Berisha ha creato un vuoto di rappresentanza della destra, ha deluso il suo elettorato”, commenta Nard Ndoka leader dei democristiani uscito dalla coalizione di Berisha negli ultimi mesi. “Aspiriamo a formare un gruppo di partiti di destra in cui si possano identificare quelle parti dell'elettorato che sono state dimenticate dall'attuale governo”, ha detto per i media Gilman Bakalli, parlamentare ex PD.

La coalizione rimane aperta per tutti i partiti e le fazioni della destra che vorranno proporre alle prossime elezioni un'alternativa al tradizionale PD di Berisha. L'obiettivo del gruppo è proprio quello di presentarsi alle prossime elezioni come una nuova destra, per raccogliere tutti gli elettori che sono rimasti delusi dalle politiche dell'attuale governo. Si tratterebbe in tal caso di una fetta dell'elettorato più fedele al PD di Berisha, quali gli ex detenuti politici e gli ex proprietari. La necessità di garantire i loro diritti, rimane una promessa che Berisha si trascina dietro dai primi anni '90. La questione delle compensazioni e delle restituzione delle proprietà agli ex proprietari rimane un'impresa ardua, difficilmente risolvibile attraverso leggi parziali continuamente derogate e modificate senza coerenza, in un contesto di totale caos edilizio ed economico che caratterizza il capitalismo albanese.

La formazione del Polo della Libertà è un duro colpo per il PD di Berisha, che rischia di vedersi così privare non solo dei voti dei cosiddetti elettori flessibili, che alle elezioni del 2005 hanno votato l'attuale premier per penalizzare l'allora leader del PS Fatos Nano, ma anche di quelli che non possono in alcun modo identificarsi con la sinistra albanese. La notizia della formazione del Polo della Libertà oltre allo stupore è stata accolta con scetticismo e silenzio dai media, che difficilmente riescono a immaginare una destra rivale e che non sia personificata da Berisha, mentre il premier con ottimismo non perde occasione di giurare che non perderà le prossime elezioni e che non si darà per vinto in alcun modo.

Nella neoformata coalizione fanno parte personalità di spicco della destra albanese, come Spartak Ngjela, e Dashamir Shehi, e vi aderiranno anche esponenti più in vista del PD, come l'ex ministro degli Esteri Besnik Mustafaj, e il parlamentare Aleksander Biberaj. Quest'ultimo è protagonista di un episodio che la dice lunga sui problemi interni al PD. Biberaj, vice presidente presso il Consiglio d'Europa è stato richiamato in patria all'improvviso poche settimane fa, dalla presidente del parlamento albanese Jozefina Topalli. Il motivo secondo quanto dichiarato erano le eccessive spese che Biberaj aveva fatto in viaggi non giustificati. La procedura di licenziamento è stata alquanto discutibile, dato che nel regolamento interno del parlamento albanese il gruppo eletto come rappresentante dell'Albania presso il Consiglio d'Europa viene deliberato a maggioranza semplice dal parlamento, e l'atto della presidente viola tale procedura, non essendo di sua competenza. Ma la Topalli ha provveduto subito a rimpiazzare Biberaj con Ilir Rusmajli, senza curarsi delle reazioni di stupore in sede del Consiglio d'Europa.

La questione Biberaj ha fatto discutere molto sulle reali cause dell'atteggiamento della presidente del parlamento. Le spese eccessive convincono poco, poiché i politici albanesi solitamente si distinguono per un'agenda internazionale molto intensa, senza risparmiarsi nessun incontro o evento internazionale. I media hanno puntato i riflettori proprio sulla presidente del parlamento, Jozefina Topalli, la quale ha fatto acquisire particolare visibilità alla sua carica, considerata in precedenza in termini molto burocratici e limitati all'aula e ai banchi del parlamento. Molti media si sono concentrati sulla presenza di Topalli al giuramento del presidente Obama, evento per cui - secondo i media albanesi - non aveva ricevuto alcun invito. L'incontro è stato illustrato nelle trasmissioni della tv pubblica albanese da una serie di immagini d'archivio riciclate per l'occasione.

Secondo la convinzione più diffusa tra gli analisti, oltre alle preferenze nepotistiche, Biberaj è stato condannato per non aver difeso adeguatamente l'Albania negli ultimi tempi, mentre il paese sta ricevendo diverse bastonate in ambito europeo in particolar modo riguardo la legge della lustrazione, contro le personalità pubbliche ricoprenti determinate cariche durante il comunismo.

“Riusciremo a raggiungere il 30% nelle prossime elezioni”, promette Dashamir Shehi. Se la nuova formazione di destra riuscisse ad entrare nel panorama politico albanese, ciò potrebbe significare un passo positivo per il paese, aumentando il pluralismo partitico e indebolendo la struttura sterile che verte tutta sulla personalità di Berisha, e dei suoi oppositori, seguendo principi del tutto clientelari. Rimane però da vedere l'atteggiamento del Polo della Libertà una volta proiettato verso gli itinerari del potere. In un paese in cui, nelle ultime elezioni, un partito di sinistra (il Partito Agrario di Lufter Xhuveli) si è visto aggregare i propri voti a quelli dell'attuale coalizione di Berisha, nulla si può prevedere con certezza.

(http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/10884/1/51/)
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Enviado - 01 marzo 2009 :  23:35:45  Mostrar perfil  Responder con Cita
Government Approves Package For Albania's Accession Into NATO

BSANNA NEWS
12.02.2009

TIRANA, Feb 12. (ATA). The Council of Ministers approved on Wednesday the Package for Albania's Accession into the North Atlantic Treaty Organization (NATO), which constitutes the legal framework for Albania's NATO membership bid.

During the meeting of the Council of Ministers, Premier Berisha hailed the ratification process of the NATO accession protocol for Albania by 21 member states of the Western Alliance.

Head of the government pointed out that "quick ratification of NATO accession protocol and conclusion of this process soon will determine Albania's full membership in NATO".

During the meeting, Premier Berisha pointed out also the government decision on opening of the National Business Licensing Center. According to the Premier, "this is another crucial step towards further improvement of business climate in Albania".

(http://bsanna-news.ukrinform.ua/newsitem.php?id=8152&lang=en)
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Enviado - 01 marzo 2009 :  23:39:32  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania Urged to Return Religious Property Seized during Communism

BalkanTravellers.com
12 February 2009

Nearly two decades after the end of the communist regime in the country, Albania was urged to return all property confiscated from religious communities during the 46-year long totalitarian rule.

“Much of the property confiscated under communism, after 18 years of democracy, has still to be returned to the churches and other religious communities," the Conference of European Churches (CEC) – Europe’s largest grouping of Anglican, Orthodox and Protestant churches, said during a meeting of its presidium in the capital Tirana and the second largest city of Durrës, Ecumenical News International reported.

During Enver Hoxha’s authoritarian regime, Albania – which had a predominantly Muslim population, was declared the world’s first atheist state and state atheism became official policy. All 2,169 churches and mosques in Albania were closed, many religious buildings were destroyed and all religious activities were forbidden.

Since the early 1990s, more than 150 new churches were built, 70 monasteries and historical monuments were restored and 160 churches were repaired, according to data by CEC, cited by the publication.

Although the CEC commended the religious freedom that now exists in Albania, they were concerned with the authorities’ failure to return the property of religious communities and urged the government to “reconsider, without delay, the return of all sacred places ... with all their associated land.”

Religious property, however, is not the only one that remains unreturned after the end of communism in Albania. As BalkanTravellers.com reported earlier this month, disputed property titles and a property restitution process bogged down by red tape and corruption are seen as a major impediment to the attraction of foreign investment to the country and its European integration process.

(http://www.balkantravellers.com/en/read/article/1026)
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Enviado - 02 marzo 2009 :  00:41:07  Mostrar perfil  Responder con Cita
«L'Albania protegge i signori della droga»

LUCA NATILE
La Gazzetta del Mezzogiorno, Bari
14/2/2009

BARI - Artan Shabani, Eno Prifti, Haliv Fici, Skender Jusufi, Artur Vaqo, Nako Uta e infine Kenar Cobai e Akil Dardhanjori. Sono i signori della droga albanese, i «mammasantissima» del traffico internazionale verso l’Italia e l’Europa di eroina e ora anche di cocaina. Al centro di alcune delle maggiori inchieste della Direzione investigativa antimafia di Bari condotte tra il 1997 e il 2008, inseguiti da ordini di arresto emessi da diverse procure, indagati, condannati a pene definitive, sono ancora «uccel di bosco» e vivono in piena e totale libertà in Albania, tra Durazzo e Valona, intoccabili e tranquilli.

Ma come loro, a quanto pare, sarebbero in tutto 148 gli albanesi ricercati dalla giustizia italiana che stanno trascorrendo la loro «contumacia» nel giardino di casa. Il dato è aggiornato allo scorso mese di novembre. Si tratta di persone condannate o indagate per reati di vario tipo, commessi in Italia.

Fra i due Paesi c’è un sostanziale accordo che prevede lo scambio dei reciproci latitanti. Ma il saldo è in rosso per l'Albania che, fra il 2007 e il 2008, ha catturato «solo» 89 albanesi su disposizione dell'autorità giudiziaria italiana, spedendone in Italia 72. Nello stesso periodo, invece, il nostro Paese ha arrestato, su indicazione della magistratura di Tirana, 232 albanesi che si trovavano sul territorio italiano, concedendo l'estradizione in 116 casi. Lo spirito di collaborazione avvicina i due Paesi ma quando si tratta di tradurre le buone intenzioni in provvedimenti di estradizione tutto diventa più complicato.

Fatto sta che ieri mattina, davanti ai giudici del Tribunale di Bari, il luogotenente dei carabinieri Michele Dicolangelo, tra gli artefici delle principali indagini sulla malavita albanese realizzate dalla Dia di Bari e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia (Dicolangelo è una vera e propria memoria storica della criminalità albanese in Italia), si è presentato davanti ai giudici del Tribunale di Bari con sei pesantissimi faldoni, che riassumono le fasi cruciali delle inchieste, unificate, denominate «Staffetta 2» e «Staffetta 3» sul narcotraffico albanese imbastito dai Artan Shabani, Eno Prifti, Haliv Fici, Skender Jusufi verso l’Italia. I superboss liberi.

Nello stesso procedimento ordinario sono coinvolti altri 16 imputati, mentre in 24 hanno scelto la strada del rito abbreviato. I quattro «boss», al centro di altre inchieste e già colpiti da condanne, tutti latitanti, vivono tranquilli in Albania, dove, a quanto pare hanno investito i proventi dei loro traffici nella economia legale. La magistratura barese titolare delle inchieste più importanti, sta aspettando da tempo la loro estradizione, ma finora invano.

Intanto il lavoro degli investigatori va avanti e spuntano i nuovi signori albanesi della droga. A quanto pare c’è stato un ricambio generazionale accompagnato da quello che viene definito un «salto di qualità». I narcotrafficanti del Paese delle Aquile, considerati i principali «esportatori» in Europa di eroina ora commerciano anche cocaina. Negli ultimi 10 anni la Dia ha compiuto decine di operazioni e indagato complessivamente più di 400 persone.

(http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_esteri_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=227999&IDCategoria=7)
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Enviado - 03 marzo 2009 :  00:15:20  Mostrar perfil  Responder con Cita
En suspenso la ley para purgar la Administración albanesa de ex comunistas

El Confidencial, Madrid / EFE
16/02/2009

Tirana, 16 feb (EFE).- El Tribunal Constitucional de Albania suspendió hoy la aplicación de la polémica ley que pretende purgar la Administración pública de miembros de la antigua nomenclatura comunista, así como de colaboradores y espías de la Policía secreta de la dictadura.

La decisión fue tomada con el voto a favor de siete miembros del alto tribunal y la oposición de dos.

De esta forma, la ley queda en suspenso para dar tiempo a los jueces a consultar la opinión de la Comisión de Venecia, organismo que ha asistido a los países ex comunistas en la redacción de leyes democráticas.

Luego, el Constitucional decidirá si rechaza el texto para que sea modificado o si lo admite en su actual planteamiento.

El primer ministro albanés, el conservador Sali Berisha, impulsor de la nueva legislación, expresó su desacuerdo al rechazo de la normativa, pero afirmó que "respetará la decisión del tribunal".

La ley aprobada el pasado diciembre por la mayoría conservadora del Parlamento provocó la reacción del opositor Partido Socialista (PS), que presentó un recurso ante el tribunal por considerar que esta iniciativa violaba veintiocho artículos de la Constitución.

El PS denuncia que la ley, en vez de limpiar la Administración de los antiguos espías de la Policía secreta Sigurimi, será un instrumento en manos de Berisha para suspender a los fiscales que investigan tramas de corrupción que implican a su familia y varios ministros del Gobierno.

La nueva norma se aplicaría sin excepciones a todos los jueces y fiscales que participaron o dictaron sentencias en procesos judiciales durante la dictadura.

La ley fue criticada también por la asociación de fiscales y la organización no gubernamental Comité Albanés de Helsinki, que actúa en el campo de los derechos humanos.

Asimismo, expresaron su preocupación por el contenido de la ley varias instituciones como el Consejo de Europa, la Unión Europea y la Organización para la Seguridad y la Cooperación en Europa (OSCE).

Estos organismos mostraron su disponibilidad a enviar a Albania expertos que den asistencia para que la normativa cumpla los requisitos constitucionales y los estándares internacionales.

Albania, que vivió durante casi medio siglo la represión de las dictaduras comunistas del este de Europa, es el último país de este antiguo bloque que trata de abrir los archivos secretos de la Policía comunista.

(http://www.elconfidencial.com/cache/2009/02/16/15_suspenso_purgar_administracion_albanesa_comunistas.html)
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Enviado - 05 marzo 2009 :  21:53:08  Mostrar perfil  Responder con Cita
Lustrazione all'albanese

scrive Marjola Rukaj
OSSERVATORIO SUI BALCANI
20.02.2009

Lo scorso dicembre il parlamento albanese aveva approvato coi soli voti della maggioranza e l'astensione del presidente della Repubblica la legge sulla lustrazione. A seguito delle critiche dell'opposizione e della comunità internazionale la legge è stata sospesa in attesa del parere della Corte costituzionale

A quasi vent'anni dal crollo del comunismo, in Albania, il regime e la sua nomenklatura rimangono un fantasma che appare e scompare a seconda dell'aria che tira nella politica albanese. Alla soglia delle elezioni di quest'anno, il premier Sali Berisha e il suo governo sono più determinati che mai a risolvere una volta per sempre la questione delle responsabilità del passato regime. In poco tempo, la questione della cosiddetta purezza delle figure politiche e il processo di lustrazione - che inizialmente in pochi hanno preso sul serio, ritenendolo un mero pretesto con cui attaccare l'opposizione - si è tradotta in una vera e propria legge, passata in parlamento lo scorso dicembre tra mille polemiche e con l'astensione del presidente della Repubblica (secondo la Costituzione albanese il presidente della Repubblica può firmare, non firmare o astenersi).

Da quando Berisha nei primi anni '90 salì al potere, la lustrazione della politica albanese e la decomunistizzazione del paese sono diventati una formula politica usurata, tanto che il termine “comunista” era diventato un insulto liberamente usato in pubblico in particolar modo nei confronti degli avversari politici del leader della destra albanese.

Nonostante i numerosi processi che hanno visto come protagonisti le personalità più in vista dell'élite del regime, il processo di lustrazione che avrebbe dovuto finire nel '99 si protrae tuttora, fino all'ultima iniziativa del governo Berisha. Creare un sistema in grado di vagliare il passato politico delle personalità più in vista della politica albanese è un'impresa ardua, dato che anche l'attuale élite, sia di destra che di sinistra, premier incluso, proviene proprio dalle fila del Partito comunista.

Leggete l'articolo completo a http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/10944/1/51/
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Enviado - 07 marzo 2009 :  21:47:46  Mostrar perfil  Responder con Cita
Scontri a Tirana tra la polizia e gli studenti dell'Accademia di Cinema Marubi

Scritto da Flavio Costa
ALBANIA NEWS
21 febbraio 2009

Oggi, 21 febbraio 2009, si sono verificati degli scontri a Tirana (Albania) tra le forze dell'ordine e gli studenti e professori dell'Accademia di Cinema e Multimedia Marubi, a seguito dell'ordine di sgombero del governo.

L'Accademia di Cinema Marubi (http://www.afmm.edu.al/Home.html), l'unica in Albania, oltre ad essere un centro di alta formazione, è anche promotrice di eventi culturali internazionali come l'International Human Right Film Festival Albania ed è l'unica vera realtà di sviluppo della cultura libera e indipendente.

Gli scontri sono avvenuti questo pomeriggio verso le 15, dopo la conferenza stampa indetta dal Rettore della scuola Kujtim Çashku (tra i più importanti registi albanesi contemporanei e fondatore della scuola) per protestare contro la mozione di sgombero degli edifici della scuola e sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi e le contraddizioni della politica culturale del suo paese alla vigilia delle elezioni politiche.

La tensione creata dalla protesta e l'ordine del capo della polizia di usare la forza hanno fatto temere il peggio, ma l'intervento dell'Ambasciatore Tedesco Bernard Borchardt, e del deputato dell' LSI Ndre Legisi hanno placato gli animi e rimesso le carte sul tavolo della trattativa.

Ora il destino della scuola è in bilico, e con essa non soltanto un'intera generazione di studenti, ma tutto un paese rischia di perdere una realtà culturale fondamentale.

(http://www.albanianews.it/cronaca/scontri-a-tirana-tra-la-polizia-e-gli-studenti-dellaccademia-di-cinema-marubi)
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Enviado - 08 marzo 2009 :  20:21:12  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania Shuts Down Film School In Property Row

BALKAN INSIGHT - Tirana
24 February 2009

Albanian police shut down the country’s only film school, the Marubi Academy, on Tuesday arresting its dean and several students over a property dispute with the Ministry of Culture.

The dispute concerns property that the academy, headed by filmmaker Kujtim Cashku, occupies in the state-owned film Alba Film studios.

Cashku was arrested on Tuesday morning after barricading himself insise the academy for several days with its students, rejecting the eviction notice served by state police as illegal.

“We intent to resist through it all, in order to keep alive the first and the only Academy of Film in Albania,” Cashku said in a statement before his arrest.

The police surrounded the school and were not letting anyone in. The Minister of Culture rejected the protests of the filmmaker saying that the school illegally occupied more than the space allocated by the government.

The director of the state-owned Alba-Film studios Fatmir Musaj accuses Cashku of the usurpation of state property.

The Academy has replied that they were being evicted in order to make space for the installation of a TV station. Their lawyers said the police action was illegal as it was not backed by a court order.

The scenes echoed the forced eviction of the Tema newspaper from its leased, state-owned premises on January 8.

(http://www.balkaninsight.com/en/main/news/16953/)
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Enviado - 15 marzo 2009 :  23:07:48  Mostrar perfil  Responder con Cita
World Bank Probe “Damaged” Albania Relations

Reporting by Gjergj Erebara
BalkanInsight.com
Tirana, 27 February 2009

Albania’s Minister of Finance accused the World Bank on Friday of damaging their excellent relations with a probe by an independent investigative panel on a coastal management project that has embarrassed the conservative government of Prime Minister Sali Berisha.

“We regret to note that Bank’s internal issues are being transposed as problems of the Bank with the Albanian government,” Minister of Finance Ridvan Bode told a press conference.

“This is not in the interest of the Government and would be damaging at this stage of our excellent cooperation and joint efforts,” Bode added.

The World Bank chief of mission in Albania, Camille Nuamah, on Wednesday presented the bank’s report on the controversial demolition of a village in southern Albania, which blames the government in Tirana as well as the project coordinator, Berisha's the son-in-law .

According to the management report, which Nuamah read out loud during the press conference, the demolition of the village was not mandated by the World Bank but by the project coordinator, Jamarber Malltezi, who notified the Bank of his communication with Albanian authorities only after the demolition process started.

An inspection report by the International Development Association, IDA, published by Balkan Insight on January 31, revealed that a project on coastal zones management had contributed to the demolition of several informal settlements in the village of Jale, contravening the bank’s policies on forced displacement. Coordinator Malltezi , Berisha's son-in-law, was attacked by local media for his role but has denied all accusations of misconduct.

“The appointment of the Prime Minister’s [Sali Berisha] son in law as the Project Coordinator was an unhealthy decision,” said the management report, due to concerns about conflict of interest, which were overlooked.

The World Bank management report acknowledges serious errors in project preparation and supervision, along with errors in communication.

“From basic project management to interactions with the Board and the Inspection Panel, the Bank’s record with this project is appalling,” said World Bank Group President Robert B. Zoellick during a meeting of the board of governors on February 17.

Zoellick has requested the Bank’s Acting General Counsel investigate matters, and has separately referred matters to the Bank’s Department of Institutional Integrity.

“We take very seriously the concerns raised by the Inspection Panel and we are moving promptly to strengthen oversight, improve procedures, and help the families who had their buildings demolished. The Bank cannot let this happen again.”

Albanian Prime Minister Sali Berisha has attacked the World Bank inspection panel as corrupt and tied to an unnamed Albanian construction mafia, arguing that the bank ordered the demolitions and the management report would clear his government’s name.

“The inspection panel has been corrupted on its Albanian side… they put some money in its pockets,” said Berisha in a press conference.

“The inspection panel was in collusion with the construction mafia,” he added, asking the bank to investigate the panel.

Neumah would not comment on Berisha’s allegations, but defended the investigative panel.

“We do not comment publicly on such declarations”, - Neumah said, adding that “the panel is independent”.

Management also unveiled an Action Plan for the demolished area, notably a series of measures to be undertaken with support from the Bank, including a case-by-case legal review of the April 2007 demolitions in the project area, the appointment of an ondependent observer to monitor the legal review and report back to the Bank, and the payment of legal aid for the review of each of the claimants' cases.

Bank management will also supervise the completion of a social and vulnerability assessment, and the retroactive application of an assistance packages for those affected by the demolitions.

The investigation by the inspection panel found that World Bank management failed to comply with its policies with respect to the design, appraisal and implementation of the project, harming the local people affected by it. The probe also found that WB assisted the demolition by pressuring local construction police to take action and by supplying them with equipment and aerial photos.

In addition to the project's failure to comply with World Bank policies, the investigators noted allegations of corruption and complaints that the demolition of the Jale settlements was part of a bigger scheme to develop the area as a tourist resort. While the panel does not evaluate these allegations, it concludes that the selective demolition carried out by construction police supports the intention to clear the area.

The investigative panel also accused World Bank management of misrepresenting facts during the probe and hampering the investigation by withholding access to data, while it notes the unusual lack of recollection of facts and crucial events by staff. Investigators say that several WB staff members both in headquarters and on the field were “coached” to provide unusually consistent but factually incorrect or misleading information.

(http://www.balkaninsight.com/en/main/news/17060/)
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