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Enviado - 25 noviembre 2006 : 00:45:23 |
Berisha: un anno di errori
Di Erion Veliaj*, Tirana, per BIRN, Balkan Insight, 2 novembre 2006 (titolo originale: “Comment: Berisha’s Year of Blunders Already Cost Albania Dear”)
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Carlo Dall'Asta 21.11.2006
Secondo il direttore dell'organizzazione non governativa Mjaft (“Basta”), l'Albania sta cominciando a pagare caro un anno di governo Berisha. Gli attacchi nei confronti dei media e delle istituzioni indipendenti, il grave fardello economico.
Dopo circa otto anni passati all’opposizione, un golpe fallito e centinaia di migliaia di dollari spesi in consulenti americani, Sali Berisha è tornato in carica come Primo ministro dell’Albania nel luglio 2005.
A quell’epoca l’economia albanese godeva di un boom che durava da cinque anni, e le istituzioni indipendenti si stavano rafforzando.
Dopo un anno del suo governo, l’economia si è fermata e gli organi indipendenti hanno subito un colpo dietro l’altro.
Sfruttando la consueta tattica di far ricorso ad una politica personalizzata, Berisha ha cominciato con un attacco al sindaco di Tirana, Edi Rama, che è anche il nuovo leader del Partito socialista, all’opposizione.
Berisha ha lanciato una campagna mirata a privare le autorità locali dei poteri municipali e a trasferire le competenze al governo centrale. Ciò include aree come le licenze edilizie, i piani regolatori e i lavori pubblici.
Berisha ha anche innescato un conflitto col servizio civile, con i media indipendenti, col sistema giudiziario, le università, l’imprenditoria privata ed infine, ora, col Presidente.
Le agenzie dell’Unione Europea e della Banca mondiale hanno tutte espresso preoccupazione per le intenzioni dichiarate dal Primo ministro, di voler “ripulire” la pubblica amministrazione, apparentemente al fine di ridurre la corruzione.
Ciò è stato visto in primo luogo come uno spreco degli investimenti dei finanziatori stranieri, che per diversi anni hanno sostenuto le spese per la formazione professionale degli impiegati pubblici.
Secondariamente, ciò sta accollando al governo un grave fardello economico, dato che esso deve risarcire tutti coloro che hanno finora vinto cause per essere riammessi nella pubblica amministrazione.
Le emittenti televisive indipendenti ed i giornali che hanno tentato di occuparsi di questi temi sono stati fatto oggetto di minacce, di sfratto dalle loro sedi o di chiusura da parte della polizia finanziaria.
Il governo ha nuovamente politicizzato il Consiglio delle trasmissioni radiotelevisive, prima imparziale, e ha assunto il pieno controllo sulle reti televisive pubbliche.
Il risultato è stato che molti importanti giornalisti e scrittori si sono uniti ad Azione Civica, una coalizione di ONG e di giornalisti nata per protestare contro il crescente clima di autoritarismo nei media.
Il tentativo fallito di Berisha di destituire il Procuratore generale ha accresciuto le tensioni politiche.
In mancanza di argomenti validi, Berisha ha fatto ricorso al tentativo di fare pressioni sul Presidente Alfred Moisiu in quello che è stato definito “Albatrosgate” – il maggiore scandalo nella storia recente dell’Albania.
Il nome si riferisce alla decisione del governo di chiudere la compagnia aerea Albatros, di proprietà del nipote del Pesidente, al fine di accrescere le pressioni sul Capo dello Stato perché desse il suo appoggio alla destituzione del Procuratore generale.
Forte del sostegno internazionale, il Presidente Moisiu ha deciso di non accondiscendere.
Dopo aver perso diverse battaglie su questo fronte, Berisha sta ora tentando di distogliere l’attenzione dalla sua pubblica umiliazione denunciando che i giudici, i media, la società civile ed il Presidente stesso sono tutti “nel letto della mafia”.
Il ministro dell’Economia nel frattempo può solo alzare le spalle di fronte alla caduta del tasso di crescita del PIL, e al crescente numero di disoccupati. La tattica di Berisha, di intimidire pubblicamente le imprese che si rivolgono ai tribunali piuttosto di accondiscendere alle richieste dei suoi solerti esattori delle tasse, non si è dimostrata efficace.
Mettere auto della polizia all’ingresso di ogni fabbrica di birra, e intralciare il movimento delle navi di proprietà di imprese non allineate col governo, si è rivelato controproducente.
Perfino la scintillante iniziativa per attrarre investimenti stranieri, denominata “Albania a un euro”, è stata ampiamente discreditata come un azzardo speculativo, organizzato ad esclusivo beneficio del partito di Berisha. Non ha ancora attirato nessun serio investitore.
Il crescente malcontento per la penuria d’acqua di quest’estate, per i black out delle linee elettriche dello scorso inverno, per le epurazioni nell’Accademia nazionale delle Scienze, e per il tentativo di esercitare controllo sulle Università e perfino sulle case editrici, molto probabilmente si rifletterà nelle elezioni locali dell’anno prossimo.
Comunque, gli scandali sui certificati di nascita contraffatti – e l’insistenza del governo perché le elezioni si tengano col gelo del pieno inverno – non promette bene per elezioni libere e regolari.
Certo Berisha ha un record in fatto di gestione di elezioni chiacchierate. Le ultime da lui rette, nel 1996, fruttarono un risultato di più dell’80 per cento dei voti a suo favore, guadagnandosi in seguito la nomea di elezioni più gonfiate dell’Europa post-comunista.
Berisha ha ora pochi alleati internazionali, e uno degli ultimi è andato perso con la recente sconfitta dei conservatori in Austria. La sua decisione di sostenere le forze USA in Iraq, Afghanistan e Libano non gli ha guadagnato i favori delle autorità americane a Tirana.
In politica interna, i suoi ripetuti tentativi di infrangere la legge hanno corrotto la nozione stessa di “campagna anti-corruzione”. Tutto ciò lascia Berisha in una pessima situazione.
Mentre il suo ultimo tentativo di lasciare un’impronta nella storia si avvicina al fallimento, l’Albania è a un bivio. Fortunatamente, non è lo stesso Paese che era a metà degli anni ’90, e riuscirà a riprendersi.
*Erion Veliaj è direttore esecutivo del gruppo politico Mjaft (“Basta”)
(Da OSSERVATORIO SUI BALCANI, Newsletter settimanale n° 46/2006.) |
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Enviado - 22 diciembre 2009 : 00:02:31 |
Albania, Partito Socialista si autosospende dal Parlamento e scende in piazza Le ultime elezioni legislative non furono considerate trasparenti nemmeno dagli osservatori indipendenti dell'Ocse
Sergio Bagnoli LA VOCE 23/11/2009
Tirana - A vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino c’è un paese alle porte dell’Europa occidentale che per la prima volta scende in piazza per chiudere definitivamente con la corruzione, la criminalità e la cultura mafiosa che, nonostante tutto, caratterizza ancora molti paesi dell'Europa orientale, in primis l'Albania.
L'Albania è stanca dei sotterfugi e delle menzogne del vecchio amico di Enver Hoxa, l’attuale premier Sali Berisha che con la scusa dell’integrazione europea ha sostituito il vecchio comunismo con il nuovo regime costruito a sua immagine e somiglianza. E' quasto il pensiero dei membri e dei simpatizzanti dell'opposizione socialista che, guidati dal loro leader Edi Rama, già sindaco di Tirana, hanno stretto d’assedio il palazzo della Presidenza del Consiglio dei Ministri da venerdì a domenica.
Erano tanti, circa centomila, cioè il 3% della popolazione albanese, tutti a chiedere a Sali Berisha, attuale premier ed ex cardiologo del dittatore Enver Hoxa, il riconteggio delle schede votate alle scorse elezioni legislative di fine giugno, quando il Partito di Rama perse di un soffio nei confronti del Partito Democratico.
Quest’ultimo è riuscitoa formare un nuovo governo solamente perché cinque deputati socialisti hanno fondato un nuovo partitello e si sono alleati con il cardiologo di Tropojie. Quelle elezioni non furono considerate pienamente trasparenti nemmeno dagli osservatori indipendenti dell’Ocse, la cui attività fu in ogni modo ostacolata proprio dal governo uscente neanche a dirlo capeggiato dallo stesso Berisha.
Nonostante il verdetto non pienamente favorevole l’Albania fu, grazie sopratutto all'incondizionato appoggio del premier Silvio Berlusconi, ammessa a stringere un importante accordo d’associazione e stabilizzazione con l'Unione europea, e la sua domanda d’ingresso nella medesima Confederazione a ventisette venne valutata positivamente dal Consiglio dei ministri degli esteri dell’Europa.
Sali Berisha ha già fatto sapere che la richiesta dell’opposizione, i cui deputati nel frattempo hanno abbandonato i lavori parlamentari, “ è irricevibile perché viola la Costituzione”. I giovani che sognano un’Albania europea e moderna però sono dalla parte di Rama, accusato dai quotidiani di Tirana di essere “ un disfattista che ostacola il processo d’integrazione europea del paese” , ed implorano l’aiuto dell’Unione europea che convinca anche energicamente Berisha a farsi da parte.
I giornali albanesi però in gran parte sono supini alle ragioni del premier ed i pochi fogli veramente indipendenti vengono continuamente boicottati tanto che giorni fa fu impedita la vendita nelle edicole della capitale della Gazeta Shiptare edizione locale della Gazzetta del Mezzogiorno ed il direttore di uno dei maggiori organi d’informazione indipendente, Tema, è stato picchiato dagli sgherri del petroliere Taci amico del premier.
Tante infine sono le testimonianze di imprenditori pugliesi, la regione italiana che per ragioni di vicinanza geografica vede più di ogni altra i propri industriali investire oltre- Adriatico, che si lamentano del fatto che Berisha ha instaurato in Albania un vero e proprio regime illiberale. L’Europa, dopo la manifestazione dei centomila di Tirana, non ha più alibi: deve alzare la propria voce per garantire maggiori diritti all’interno dei confini dell’antica terra Illirica e non girare la testa dall’altra parte con sufficienza ritenendosi sufficientemente garantita solo da Berisha.
(http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=41815&titolo=Albania,%20Partito%20Socialista%20si%20autosospende %20dal%20Parlamento%20e%20scende%20in%20piazza) |
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Enviado - 19 diciembre 2009 : 21:58:14 |
Termina il tour delle proteste dei socialisti a Tirana
AlbaniaNews 23/11/2009
E' terminato ieri la maratona di proteste di due giorni e due notte dell'opposizione albanese, guidata dal Partito socialista di Edi Rama. Gli oltre 50 deputati socialisti, riuniti dinanzi al palazzo del Governo, decidono di mettere fine per il momento al tour delle proteste ma lanciano un altro ultimatum al Premier Sali Berisha. Quest'ultimo, da parte sua, anticipa ogni polemica e ribadisce il rigetto delle richieste del leader socialista e sindaco di Tirana, Edi Rama.
"E' contraddittorio che l'Albania abbia aderito alla NATO lo scorso anno e si sta più a fondo nel processo di integrazione europea, ma non siamo in grado di completare un adeguato processo elettorale", ha detto.
Un rapporto dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa ha affermato che le elezioni sono state conformi agli "i più elevati standard internazionali". Lo riferisce Financial Times (http://www.ft.com/cms/s/0/88ced2f2-d7d0-11de-b578-00144feabdc0.html?ftcamp=rss&nclick_check=1).
L'opposizione ha posto un'altro ultimatum al Premier Sali Berisha, un arco di tempo di dieci giorni per aprire le urne, e in caso contrario l'onda delle proteste si estenderà su tutto il Paese preannunciando una resistenza su scala nazionale. "Se entro dieci giorni Sali Berisha non aprirà le scatole di voto contestate, per tenere in piedi il suo governo e continuare a distruggere lo Stato e l`economia albanese per gli interessi della sua famiglia, solleveremo il popolo albanese, come una sola famiglia di valori democratici e ci fermeremo solo quando in Albania saranno indette le elezioni anticipate.
Sali Berisha ha 10 giorni di tempo per pensarci su e a reagire al nostro appello, la soluzione è sua, il diritto è nostro", ha espresso il capo dell'opposizione Edi Rama. "In altre parole, se quelle scatole si terranno chiuse, noi useremo la forza per l`allontanamento del Governo fino alle elezioni anticipate. Useremo un diritto che non nessuno ci può vietare", ha detto Rama dinanzi ai manifestanti.
(http://www.albanianews.it/albania/231109-termina-il-tour-delle-proteste-dei-socialisti-a-tirana?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+AlbaniaNews+(AlbaniaNews)) |
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Enviado - 17 diciembre 2009 : 14:41:05 |
Albanie: l’opposition dans la rue pour réclamer le recomptage des voix
Tema Traduit par Mandi Gueguen LE COURRIER DES BALKANS Dimanche 22 novembre 2009
Du vendredi 21 au dimanche 23 novembre, plusieurs dizaines milliers de personnes manifestent sous les fenêtres du Premier ministre Sali Berisha pour réclamer que l’on ouvre les urnes des élections législatives de juin 2009, remportées de très peu par le PD de Sali Berisha sur l’opposition socialiste menée par Edi Rama. Les socialistes qui ont immédiatement dénoncé les irrégularités du scrutin continuent de demander que les voix soient recomptées.
Plus de 100.000 manifestants ont envahi la place Skanderbeg au centre de Tirana. Des tentes ont été dressées devant le siège du Premier ministre. Edi Rama, chef du Parti Socialiste, est l’instigateur du mouvement de protestation démarré le mois dernier et qui demande au Premier ministre, Sali Berisha, de recompter les bulletins de vote concernés par la fraude lors des dernières élections de juin 2009.
Edi Rama a passé la nuit dans une des tentes pour prouver le sérieux de cette manifestation qui durera trois journées entières. Les socialistes précisent qu’ils continueront à protester leur jusqu’à ce qu’ils soient entendus par le gouvernement ou que ce dernier tombe.
L’électorat albanais a massivement répondu à cet appel et a rejoint les socialistes pour l’ouverture des urnes du 28 juin 2009. La manifestation, qui a débuté vendredi 20 novembre, est placée sur le signe de la liberté volée: «C’est la plus grande protestation pour que la liberté qu’on nous a volée nous revienne. Vous dénoncez aujourd’hui le crime de Sali Berisha à l’unanimité. Nous sommes unis contre ce mal qu’il représente. J’ai un rêve, que les Albanais soient libres qu’ils vivent librement dans leur pays. L’Albanie est un État européen libre, alors nous voilà, prêt à abattre la tyrannie en Albanie et à exiger la réouverture des urnes du juin dernier», a déclaré le président du Parti Loi et Justice, l’avocat Spartak Ngjela.
Sali Berisha semble déjà habitué aux manifestations qui se déroulent sous ses fenêtres, il est apparu à l’une d’entre elles, placide en saluant d’un geste de la main les manifestants. Il a aussi précisé qu’il n’entend aucunement accéder aux revendications de l’opposition et que la décision de l’UE d’accepter le dossier de candidature de l’Albanie à l’entrée dans l’Union est un véritable blanc seing pour le processus électoral.
L’ambassade des États-Unis à Tirana s’est exprimée à travers une déclaration à la presse où elle a fait appel au calme. «L’Ambassade des États-Unis soutient tout à fait le droit et la liberté de l’expression et du rassemblement pour quiconque. Une telle expression doit rester pacifique et ne pas nuire aux droits d’autrui. Nous appelons tous les Albanais, participants, gardiens de la paix, responsables de tous niveaux, à exercer leur droit et leurs responsabilités dans le calme et le respect de tous».
La manifestation de trois jours organisée par le Parti Socialiste mené par Edi Rama et les leaders des partis de l’opposition s’est close dimanche soir. Aucun incident majeur n’a été enregistré. Les manifestants, irrités par l’attitude arrogante du Premier ministre Sali Berisha, ont jeté des œufs sur les voitures officielles.
Dans son discours de clôture, EdiRama a bien précisé que le mouvement est à son paroxysme et qu’il s’étendrait au reste du pays tant que Sali Berisha n’acceptait pas l’ouverture des urnes ou qu’il démissionnait du gouvernement.
Selon le premier intéressé personne ne peut revenir sur le jugement établi par le tribunal qui n’a pas donné satisfaction aux socialistes, la question est donc close et selon ses mêmes affirmations «même Enver Hoxha, sorti de sa tombe, ne peut être plus fort que les tribunaux».
(http://balkans.courriers.info/article14106.html) |
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Enviado - 16 diciembre 2009 : 23:44:07 |
Oposición socialista insta al gobierno conservador a abrir urnas en 10 días
El Confidencial / EFE 22/11/2009
Tirana, 22 nov (EFE). - La oposición socialista albanesa, reunida en tres días de protestas antigubernamentales, ha instado hoy al primer ministro conservador, Sali Berisha, a abrir en diez días las urnas de los comicios de junio para revisarlas, tras las acusaciones de fraude electoral, o a convocar elecciones anticipadas.
"Si en diez días Berisha no abre las urnas, vamos a levantar al pueblo albanés y sólo nos detendremos cuando logremos convocar elecciones anticipadas", dijo hoy a los manifestantes el líder del opositor Partido Socialista (PS), Edi Rama.
Miles de socialistas, llegados de todas las regiones del país, pernoctaron con mantas en carpas, bailaron y cantaron desde el viernes pasado delante de las oficinas de Berisha, situadas en el bulevar principal de la ciudad.
"A Berisha le queda solo una alternativa: abrir las urnas o marcharse con las urnas. No hay camino entre medio. Esta batalla ya no es de palabras", conminó a su rival con tono tajante Rama, alcalde de Tirana.
Por su parte, Berisha, que saludó ayer de forma provocadora desde su ventana a los manifestantes, ha expresado su firme decisión de no abrir las urnas "aunque resucitara Enver Hoxha", el dictador comunista albanés fallecido en 1985.
"Tanto si las protestas duran tres días, treinta días, tres meses o hasta el infinito, esto no es un asunto mío. Las urnas no se abren porque el resultado ha sido certificado por el tribunal", dijo el primer ministro.
La ola de las protestas será "amplia y diaria" en toda Albania y se dirigirá contra este gobierno que carece de los suficientes votos para dirigir al pueblo, dijo Rama a sus simpatizantes que sostenían en manos carteles rojos rezando "Quiero ver mi voto", "¿Dónde está mi voto?" o "Abrid las urnas".
"Berisha no tiene nada fácil admitir que es un ladrón y estafador, pero habrá guerra si no abre las urnas", dijo a Efe, Remzi, un manifestante de la localidad de Gramsh.
En las legislativas del 28 de junio los conservadores de Berisha ganaron con un resultado muy ajustado frente a los socialistas y cuentan con 70 de los 140 escaños parlamentarios.
Los socialistas han boicoteado todas las sesiones parlamentarias y condicionan su vuelta al hemiciclo con la aprobación de una ley sobre la investigación del proceso electoral.
Por su parte, los observadores internacionales afirmaron que las elecciones, cuyo recuento se retrasó durante días, no cumplieron plenamente los estándares internacionales.
Las protestas han transcurrido sin mayores incidentes, salvo cuando los manifestantes apedrearon un automóvil de la policía estacionado en el patio de la sede del gobierno, del que sospecharon que escuchaba ilegalmente las llamadas telefónicas de los líderes opositores.
(http://www.elconfidencial.com/ultima-hora/oposicion-socialista-insta-gobierno-conservador-abrir-20091122.html) |
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Enviado - 15 diciembre 2009 : 01:57:05 |
Albania, una chiesa risorta
MARCO TOSATTI La Stampa, Torino 21/11/2009 In un'intervista a SIR Europa (on line su Agensir.it - SIR Europa), mons. Mirdita racconta i cinquant'anni di feroce repressione del regime comunista, che cercò di sradicare del tutto la fede arrestando, torturando e uccidendo sacerdoti e laici cattolici, distruggendo chiese e icone, bruciando testi sacri, vietando ogni manifestazione di culto.
“La Chiesa si è rialzata dalla polvere”. È l’immagine che mons. Rrok Mirdita, arcivescovo di Tirana–Durrës e presidente della Conferenza episcopale dell’Albania (Cea), utilizza per descrivere l’attuale situazione della comunità cattolica nel Paese. In un’intervista a SIR Europa, mons. Mirdita racconta i cinquant’anni di feroce repressione del regime comunista, che cercò di sradicare del tutto la fede arrestando, torturando e uccidendo sacerdoti e laici cattolici, distruggendo chiese e icone, bruciando testi sacri, vietando ogni manifestazione di culto. In quegli anni, racconta l’arcivescovo, “la Chiesa cattolica non solo è stata perseguitata e oppressa, ma è stata completamente annullata. Basta ricordare che il clero cattolico, quasi nella sua interezza, scomparve: molti sacerdoti vennero fucilati, altri internati nei campi di lavoro forzati e nelle carceri, alcuni di essi sono sopravvissuti con gravi conseguenze”.
Per mons. Mirdita, “è un miracolo che la Chiesa abbia comunque superato quella persecuzione selvaggia e sistematica che aveva come obiettivo finale l’eliminazione di ogni simbolo cristiano, finanche la stessa cultura cattolica”. Ora, prosegue, la Chiesa, “con l’aiuto delle Chiese sorelle e di vari donatori, in particolare la Conferenza episcopale italiana, si è rialzata dalla polvere”.
Negli ultimi anni, afferma mons. Mirdita, “la Chiesa ha vissuto un periodo di rinascita che è visibile anche nella società. Anch’essa, infatti, dopo un totale collasso per la dittatura, si è risollevata nei suoi diversi settori. Tutto ciò ha superato di gran lunga le nostre aspettative”.
In Albania, prosegue l’arcivescovo, “la Chiesa è particolarmente impegnata nell’istruzione. Attualmente, abbiamo scuole a tutti i livelli. Tutte le nostre istituzioni scolastiche, gestite nella maggior parte da religiosi e religiose, sono molto apprezzate anche dalle autorità politiche, ministeriali e culturali del Paese”. Nelle scuole cattoliche, nota il presidente dei vescovi, “c’è sempre un grande afflusso; le famiglie hanno fiducia indipendentemente dalla religione. Sempre nel campo dell’educazione, un importante impegno è rappresentato dalla pastorale universitaria. In modo particolare, nelle grandi città, come Tirana, Scutari e Durazzo. Nei giovani universitari c’è grande sete di Dio e della Chiesa”.
L’arcivescovo sottolinea anche che “la povertà rimane ancora una sfida, contro la quale c’impegniamo attraverso la Caritas nazionale e delle diverse diocesi”. Nel 2009 l’Albania si è candidata ufficialmente ad entrare nell’Ue. “Ci sentiamo parte geograficamente e culturalmente dell’Europa”, dice mons. Mirdita, concludendo: “L’Albania è parte dell’Europa, ma rimangono ancora dei passi istituzionali da compiere”.
(http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=570&ID_sezione=396&sezione=) |
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Enviado - 15 diciembre 2009 : 01:13:30 |
Regressione
scrive Indrit Maraku OSSERVATORIO SUI BALCANI 17.11.2009
Per Reporter senza frontiere la libertà di stampa in Albania è in piena regressione. Monopolio di grandi gruppi industriali, assenza contesto legale d'esercizio della professione, pressioni del potere politico, la vita dei giornalisti albanesi è difficile. Se poi sono gli stessi colleghi a giustificare le botte...
“A 18 anni dalla caduta del comunismo l’Albania ha ufficialmente ratificato il trattato d’adesione all’Alleanza Atlantica il 4 aprile 2009. Questo passo, unanimemente sostenuto dai media e dalla classe politica, è parso come un ‘miracolo di libertà’ dal quale avrebbero tratto giovamento anche i media”.
Usa il condizionale il rapporto annuale di Reporter Senza Frontiere (Rsf), l’associazione che monitora la libertà di stampa in 175 Paesi del mondo. “Avrebbero”… e invece quest’anno l’Albania viene classificata all’88esimo posto, un scivolone di ben 9 posizioni in un solo anno.
E mai prudenza fu più giustificata, visto il pestaggio in pieno centro di Tirana ai danni di Mero Baze, uno dei giornalisti più noti (e più controversi) del Paese, a pochi giorni dalla pubblicazione del rapporto.
Politici ed editori, il problema
“La vivacità e la crescita del settore mediatico non sempre porta all’emergere di un vero pluralismo delle notizie e dell’informazione - afferma Rsf - il giornalismo investigativo rimane in fase embrionale e incontra difficoltà nel trovare uno spazio suo all’interno di una stampa che appartiene ai grandi gruppi industriali, i quali cercano di proteggere la propria sfera d’influenza”. A mettere sotto pressione i media albanesi sono anche i “partiti politici che troppo spesso confondono le notizie con la propaganda”.
Secondo Rsf, i giornalisti albanesi soffrono di una “mancanza di stabilità finanziaria e sociale” che, “collegata all’assenza di un contesto legale sull’esercizio della professione, abbandona i reporter alla mercé di decisioni arbitrarie che portano ad un maggior livello della corruzione”. Con il suo 88esimo posto l’Albania finisce per essere l’ultima dei Balcani. I colleghi in Kosovo (75) e Bosnia Erzegovina (39) lavorano in un clima più sereno.
“Il controllo dei media pubblici da parte del governo è onnipresente”, dice il rapporto, secondo il quale quelli privati, nonostante godano di maggiore libertà, “non sono protetti da diverse forme di pressione. Eccessivi costi per i servizi pubblici, diminuzione della pubblicità e tassazione sono tutte armi ‘legali’ per promuovere l’auto-censura, che ormai è palese nella maggior parte dei media albanesi”.
Di una collusione tra politica e affari ha parlato anche Elsa Vidal, responsabile per l’Europa di Rsf, che in un'intervista per Deutsche Welle dice: “Personalità del mondo degli affari e della politica - a volte di entrambi, poiché c’è una grande vicinanza tra loro - si permettono di esercitare pressione in tutti i modi possibili contro i giornalisti e i media”.
“Violenza giustificata”
Secondo Rsf, alcuni dei problemi più sensibili del Paese sono la corruzione, la criminalità organizzata e il contrabbando. E proprio di quest’ultimo fenomeno si stava occupando da un po’ di tempo Mero Baze, editore/direttore del quotidiano Tema e conduttore del programma Tv investigativo “Faktori Plus”, in onda sull’emittente privata Vizion Plus.
Attraverso la pubblicazione di alcuni documenti, Baze ha accusato Rezart Taçi (presidente di Taçi Oil, noto in Italia per un suo tentativo di comprare il Bologna) di evasione fiscale e contrabbando attraverso l’importazione di petrolio. Secondo il direttore di Tema, esistono dei forti legami di interesse tra Taçi ed il premier Sali Berisha grazie ai quali, nonostante tutte le denunce mediatiche, nessun fascicolo d’inchiesta è stato aperto per verificare la posizione dell’imprenditore albanese.
Alle 23:30 del 2 novembre scorso, Mero Baze incrocia il petroliere in un locale di Tirana. Dopo un diverbio il giornalista viene pestato per diversi minuti - da Taçi inizialmente, e dalle sue due guardie del corpo poi - secondo la ricostruzione dello stesso Baze e dei due colleghi Andi Bushati e Arban Hasani che erano in sua compagnia. Svenuto per le percosse subite, il giornalista è stato portato d’urgenza in ospedale. I due bodyguard sono subito stati fermati dalla polizia mentre Taçi si è volontariamente costituito alcuni giorni dopo. Prima di farlo, ha però negato tutte le accuse in una nota inviata ai media italiani.
Nel fiume di parole che si sono versate sulla vicenda quelle che hanno fatto più scalpore sono state le dichiarazioni di Frrok Cupi e Aleksander Frangaj: due giornalisti che in due trasmissioni televisive diverse hanno dibattuto del tema, hanno lasciato intendere che la violenza subita da Baze fosse giustificata e che, quando in alcuni casi il giornalista esagera, sarebbe anche giusto picchiarlo.
Cupi e Frangaj sono due dei giornalisti più famosi in Albania. Cupi è stato il primo direttore del primo giornale indipendente post comunista, Rilindja Demokratike, poi divenuto organo di stampa del Partito democratico. Lasciò l’incarico dopo poco tempo in seguito ad alcuni scontri con il leader del Pd di Berisha, ma ultimamente i due stanno vivendo una seconda luna di miele. Frangaj, invece, è stato giornalista e poi caporedattore di Koha Jone, il quotidiano che durante gli anni ‘94-’97 ha fatto la vera opposizione a Berisha e alla sua maggioranza: per questo Frangaj ai tempi è stato anche arrestato e la redazione di Koha Jone è stata addirittura data alle fiamme. Attualmente è direttore e proprietario dell’emittente privata Klan Tv, molto vicina ai democratici da quando sono tornati al potere.
Le loro parole, a quanto pare, hanno lasciato di stucco anche l’ambasciatore Usa a Tirana, John Withers, che durante un incontro con l’Unione dei giornalisti, si è detto “scandalizzato dalla posizione del signor Frangaj e di alcuni vostri colleghi”. “Stento a credere ad alcune reazioni, editoriali e commenti che sembra vogliano sottintendere che Mero Baze se lo sia cercato quello che è successo con i suoi articoli provocatori, forti e premeditati”, ha detto Withers.
L’ambasciatore ha svelato che oltre a Cupi e Frangaj, c’è anche qualche membro del governo che la pensa allo stesso modo. “Mi sono sentito triste - ha aggiunto - quando durante alcuni colloqui con alti esponenti del governo ho riscontrato la stessa posizione”.
Una legge occidentale
Visti gli sviluppi, 135 giornalisti albanesi hanno firmato una petizione dove, oltre ad esprimere la loro preoccupazione, chiedono una legge per la stampa su parametri occidentali. “Preoccupati dal peggioramento della situazione della libertà di stampa nel nostro Paese, allarmati dai richiami pubblici di membri della maggioranza al governo a favore della violenza verso i media, scioccati dagli incitamenti alla violenza sui giornalisti da parte dei padroni dei media vicini al governo, [...] ignorati da parte del governo albanese nei nostri tentativi di andare verso la verità su fatti di pubblico interesse, ci uniamo in questo richiamo pubblico che punta ad un’azione coordinata per decidere dei nuovi standard per la libertà di stampa in Albania”.
“I giornalisti albanesi affrontano quotidianamente un regime politico-mediatico - si legge nella petizione - dove regna il tentativo di controllare con tutti i mezzi la libertà di parola e il giornalismo investigativo”. I 135 giornalisti denunciano anche una certa politica selettiva “del governo nell’orientare il mercato della pubblicità” e un aumento del “linguaggio dell’odio verso i giornalisti critici”. “Nella maggior parte dei casi queste campagne sono guidate dallo stesso premier Berisha che ha aggredito (verbalmente, ndr) e offeso alcuni noti giornalisti albanesi per via della loro linea editoriale”.
Trovandosi nelle condizioni di una società con “forti legami tra la politica e la criminalità organizzata” i giornalisti albanesi chiedono “il prima possibile la stesura di una legge occidentale per la stampa, che rispetti tutti gli standard dell’Unione europea, dove venga garantito lo status del giornalista e il suo diritto di informare e accedere incondizionatamente alle informazioni ufficiali”.
(http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/12123/1/51/) |
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Enviado - 14 diciembre 2009 : 18:03:43 |
Albanian government endorses discrimination of non-Muslims
Pjerin Lumaj EXAMINER.com November 19, 2009
Job vacancies, but one must be Muslim to apply
As Albanians debate whether they should remain a member of the Organization of Islamic Conference (OIC), which Albania joined in 1992, the government of Albania continue to endorse the discriminatory job policy of the OIC.
The OIC website posts job vacancies continuously within its headquarters in Jeddah, Kingdom of Saudi Arabia, www.oic-oci.org. Currently, the OIC is looking to hire Political Officers, and the general requirements, iter alia, state that a candidate for this job must be “ A Muslim national of one of the OIC Member States, and not to hold a dual nationality with a non-Member state. If married, the spouse must be Muslim.”
An Albanian satisfies the first part of this requirement. However, most Albanians would not qualify for this job because of the religious requirement part.
According to a non-scientific surveys conducted in Albania, 65% of Albanians identify themselves as atheists, Catholics, Orthodox, Protestant, or of a mixed religion, as their parents may be of different religious background. Only 35% identify themselves as Muslim. According to the OIC’s job requirements, none of these Albanians, i.e., 65% of the population, would qualify to hold a position within the OIC. Yet, Albania continues to remain a member of the OIC knowing fully well of this discriminatory policy against non-Muslims, and even endorses such policies.
When contacted the Albania’s Permanent Representative to the UN, 212-249-2059, he stated that he was aware of this discriminatory policy of the OIC, but did not know “why Albanian does not protest it. However, personally, I don’t mind it.” He referred us to the Albanian Embassy in Saudi Arabia, which also represents Albania at the OIC, and when we contacted them at 966-14-704-217, they stated that the Saudis determine job requirements for the OIC, and, “we, the other Member States, just approve it.” They then referred us to the Ministry of Foreign Affairs of Albania, 011-355-4-364-090, who informed us that the “Prime Minister, Sali Berisha, got us in there and we have nothing to do with it,” and referred us to Prime Minister’s Office in Tirana, 011-355-422-50474, who, when contacted, stated that “We have known of the OIC’s policy since we joined in 1992, but we just agreed with it since most Albanians are Muslim, and we don’t think that non-Muslims would like to work in Saudi Arabia or OIC , anyway.”
We wonder if the European Union, which Albania aspires to join, has a policy which states that only Christians may apply for a job within the European Union Commissions, how long would it take for Albania to complain, and rightfully so, of Islamophobia? But when it comes to the OIC’s religious discriminatory policies, Albania endorses them.
(http://www.examiner.com/x-23467-Albania-Headlines-Examiner~y2009m11d19-Albanian-government-endorses-discrimination-of-nonMuslims) |
| alazaro |
Enviado - 07 diciembre 2009 : 00:08:44 |
Albania da un paso hacia su ingreso en la UE
AFP 16/11/2009
BRUSELAS — Los ministros europeos de Relaciones Exteriores dieron su visto bueno este lunes a la candidatura de Albania para ingresar en la UE, dejando en manos de la Comisión Europea la decisión definitiva de incluirlo en el club de aspirantes a miembros formado por Croacia, Turquía y Macedonia.
Reunidos en Bruselas, los ministros aprobaron la candidatura que Albania presentó oficialmente en abril, unas semanas después de ingresar en la OTAN.
La Comisión Europea decidirá ahora si otorga al ex país comunista el estatuto de candidato a miembro de la Unión Europea (UE), necesario para iniciar las negociaciones.
El comisario europeo para la Ampliación, Olli Rehn, señaló la semana pasada que "ya iba siendo hora" de tomar una decisión al respecto, tras reunirse con el ministro albanés de Relaciones Exteriores, Ilir Meta.
De convertirse en candidato oficial, Albania se sumará a Croacia, Turquía y Macedonia en el grupo de Estados que negocia con la UE su adhesión. Los dos primeros iniciaron sus conversaciones en 2005 y, por ahora, están lejos de finalizarse.
(http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5gN1PDKi4fFkUKvz1Uc0n9g_DJzJw) |
| alazaro |
Enviado - 27 noviembre 2009 : 00:22:04 |
Los 27 deciden apoyar la candidatura de Albania a la adhesión Al país todavía le queda un largo recorrido antes de la adhesión EL MUNDO.es, Bruselas | AFP Miércoles 11/11/2009
Los países miembros de la Unión Europea han acordado enviar un aviso a la Comisión Europea manifestando su apoyo a la solicitud de adhesión europea de Albania, según fuentes diplomáticas.
La decisión tomada por parte de los embajadores de los 27 aún requiere la aprobación oficial de los Ministros de Relaciones Exteriores de la UE, quienes se reunirán los días 16 y 17 de noviembre en Bruselas.
Tras reunirse con el Primer Ministro Adjunto y Ministro de Relaciones Exteriores de Albania Ilir Meta el miércoles, el Comisario europeo para la Ampliación, Olli Rehn, dijo que era hora para tratar el tema.
Meta, por su parte, prometió que su país está "comprometido a avanzar por el camino de las reformas".
Albania, el último país de Europa en instaurar la democracia, en 1991, después de medio siglo de la férrea dictadura comunista de Enver Hoxha, presentó su candidatura a la UE en abril, mes en el que se unió a la OTAN. Los Veintisiete decidieron esperar el resultado final de las elecciones de junio en el país antes de remitir su asesoramiento sobre la candidatura a la Comisión.
Obstáculos formales, en particular asuntos relacionados con la formación del Parlamento alemán tras las elecciones generales, contribuyeron al retraso del pronunciamiento de los Estados miembros.
A mediados de octubre Rehn reafirmó su apoyo a Albania durante la presentación de su informe anual sobre la futura ampliación europea. No obstante, el comisario advirtió que el proceso será largo, y que queda mucho camino por recorrer.
(http://www.elmundo.es/elmundo/2009/11/11/union_europea/1257963236.html) |
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Enviado - 19 noviembre 2009 : 23:21:57 |
Taci saluta i sogni di gloria: arrestato per aggressione Il petroliere che voleva Bologna e Milan ha aggredito lunedì un giornalista
LA REPUBBLICA.it 6.11.2009
Voleva il Bologna. Poi aveva minacciato di acquistare il Milan, definendosene il primo tifoso. Oggi, dopo tre giorni di latitanza, Rezart Taci, petroliere albanese, si e' costituito a Tirana. Era ricercato per l'aggressione ad un giornalista, reo di aver scritto di presunti accordi della Taci Oil con il governo albanese, avvenuta lunedi' scorso in un pub della capitale. Il Tribunale ha confermato, per lui e le sue guardie del corpo, ree di averlo aiutato, il provvedimento di arresto.
(http://sport.repubblica.it/calcio-dal-mondo/sport/il-petroliere-che-voleva-bologna-milan-ha/3732201) |
| alazaro |
Enviado - 13 noviembre 2009 : 19:33:01 |
Taçi aggredisce il direttore di Tema
AlbaniaNews 03 Novembre 2009
Un episodio increscioso ha visto come protagonista ieri sera , nel centro di Tirana, il noto petroliere albanese Rezart Taçi. In uno dei tanti pub che popolano il Bllok (quartiere in della capitale albanese) il petroliere insieme alle sue guardie del corpo avrebbe malmenato Mero Baze, editore e direttore del quotidiano albanese Tema, che attualmente si trova ricoverato in ospedale.
Secondo la ricostruzione di Baze, verso le 23:30 di ieri sera, dopo la fine di un programma televisivo investigativo, si era diretto insieme ad altri due colleghi in uno dei pub della città in cui si si trovava anche Rezart Taçi in compagnia delle sue guardie del corpo. Dopo un diverbio il giornalista sarebbe stato malmenato da Taçi e poi dalle sue guardie del corpo per almeno 4-5 minuti, svenendo dalle percosse subite.
Il giornalista è stato ricoverato in ospedale d’urgenza e da li ha esposto denuncia nei confronti dei suoi aggressori. In qualità di testimoni c’erano anche altri due giornalisti: Andi Bushati e Arban Hasani.
La Polizia di Stato ha reso noto di aver cercato di contattare Rezart Taçi per avere chiarimenti in merito. Secondo l’emittente Top-Channel sono stati fermati due guardie del corpo e lo stesso Taçi è ricercato dalle forze dell’ordine. Invece il reparto ospedaliero che ospita il giornalista Baze si è riempito di giornalisti ed editori che stanno esprimendo la loro solidarietà al collega.
Dalle pagine del suo quotidiano e nelle puntate del suo programma televisivo “Faktori Plus” sull’emittente privata Vizion Plus, Baze ha riportato fatti che riguardano l’evasione fiscale e il contrabbando nell’importazione del petrolio da parte del gruppo di Taçi. Baze si è occupato anche della privatizzazione dell’Azienda pubblica petrolifera ARMO svelando lo schema utilizzato da Taçi per comprarsela, anche se inizialmente figurò che il bando di gara era stato aggiudicato da un’azienda americana. Inoltre per il direttore del quotidiano Tema esistono legami di interesse finanziario tra Taçi e il Primo Ministro Berisha.
(http://www.albanianews.it/albania/031109-taci-aggredisce-il-direttore-di-tema?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+AlbaniaNews+(AlbaniaNews)) |
| alazaro |
Enviado - 04 noviembre 2009 : 22:13:03 |
80% de musulmans en Albanie
BIRN, 15 octobre 2009 Traduit par Mandi Gueguen LE COURRIER DES BALKANS Dimanche 25 octobre 2009
Une étude inédite sur les obédiences religieuses a été récemment menée en Albanie. Elle révèle que près de 80% de la population albanaise est musulmane. Cette étude remet en cause le rapport longtemps supposé entre les religions, à savoir 70% de musulmans, 20% d’orthodoxes et 10% de catholiques.
L’étude «The Multiple Indicator Cluster Survey», menée par l’Institut des Statistiques albanais (Instat) en 2005 pour le compte de l’UNICEF cherchait à établir un panorama de l’état de santé des mères et des enfants. Elle s’est aussi intéressée aux croyances religieuses des personnes interviewées, soit plus de 5.000 familles dont 79,9% ont été identifiées comme musulmanes.
Les chiffres précédents évoquaient la répartition suivante de la population albanaise: musulmane à 70 %, orthodoxe à 20% et catholique à 10%. Selon l’étude, la population musulmane appartenant au bektâchîsme, un ordre derviche soufi proche du chi’isme siégeant à Tirana qui se veut une religion à part, est bien trop petite pour être prise en compte, elle a donc été enregistrée sur une colonne à part par les chercheurs.
La pratique religieuse a été interdite en Albanie en 1967 par le régime communiste. Enver Hoxha, qui l’a dirigé jusqu’en 1985, avait déclaré l’Albanie pays athée. À la veille de la chute du communisme, en novembre 1990, le retour à la foi et à sa pratique a été à nouveau autorisé. Depuis, les débats vont bon train à savoir si l’Albanie est ou non un pays musulman. Selon cette nouvelle enquête, les musulmans représentent 2,5 millions de personnes au sein d’une population totale de 3,1 millions d’habitants. Toutefois, l’étude ne prend pas en compte le million d’Albanais qui ont émigré depuis la chute du régime d’Enver Hoxha.
Dans les années 1990, l’Albanie est devenue un terrain à conquérir par des groupes religieux nouveaux, l’Église Évangélique, l’Église de Jésus Christ, les Saints des derniers Jours, les Témoins de Jéhovah et quelques sectes musulmanes comme les salafistes. Les conversions et le prosélytisme de ces nouveaux mouvements chrétiens ont fait la part belle aux spéculations des intellectuels albanais qui y ont vu un renversement de la tendance majoritaire de l’islam en Albanie. Certains ont même considéré la majorité musulmane comme factice, en prétendant que les Albanais seraient musulmans en apparence mais d’obédience chrétienne sur le fond.
(http://balkans.courriers.info/article13860.html) |
| alazaro |
Enviado - 02 noviembre 2009 : 22:07:31 |
La stampa albanese minacciata da editori e politici
Indrit Maraku Albania News Venerdì 23 Ottobre 2009
Freccia in giù per l’Albania per quanto riguarda la libertà di stampa. E nemmeno l’Europa va tanto bene. E’ quanto emerge dal rapporto annuale di Reporter senza frontiere (Rsf) sulla libertà di stampa nel 2009.
L’Albania quest’anno si trova al 88esimo posto. “Diciotto anni dalla caduta del comunismo - ricorda Rsf - l’Albania ha ufficialmente ratificato il trattato d’adesione all’Alleanza Atlantica il 4 aprile 2009. Questo passo, unanimemente sostenuto dai media e dalla classe politica (specialmente dal Partito democratico del Premier Sali Berisha) è sembrato come un ‘miracolo di libertà’ dal quale avrebbero approfittato anche i media”.
“Ma la vivacità e la crescita del settore mediatico non assicura un vero pluralismo delle notizie e dell’informazione. Il giornalismo investigativo rimane in fase embrionale e incontra difficoltà nel trovare uno spazio suo all’interno di una stampa che appartiene ai grandi gruppi industriali, i quali cercano di proteggere la propria sfera d’influenza”. Difficoltà che proviene anche da “partiti politici che troppo spesso confondono le notizie con la propaganda”.
Secondo Rsf, i giornalisti albanesi soffrono di una “mancanza di stabilità finanziaria e sociale” che, “collegata all’assenza di un contesto legale sull’esercizio della professione, abbandona i reporter alla mercé di decisioni arbitrarie, che portano ad un maggior livello della corruzione”.
“Il controllo dei media pubblici da parte del governo è onnipresente”, dice il rapporto, secondo il quale i media privati, nonostante godano di maggiore libertà, “non sono protetti da diverse forme di pressione. Eccessivi costi per i servizi pubblici, diminuzione della pubblicità e tassazione sono tutte armi ‘legali’ per promuovere l’auto-censura, che ormai è palese nella maggior parte dei media”.
L’Europa e l’Italia
Quest’anno va male anche l’Europa che - secondo Rsf - non può più dare l’esempio nel mondo in quanto a libertà di stampa.
“E’ preoccupante vedere certe democrazie europee come, la Francia, l’Italia e la Slovacchia costantemente precipitare nelle classifiche, anno dopo anno”, ha detto Jean-Francois Julliard, segretario generale di Reporter senza frontiere.
Liberta di parola di “L’Europa deve dare l’esempio quando si tratta dei diritti civili. Come puoi condannare la violazione dei diritti umani in altre parti [del mondo] se poi non ti comporti diversamente a casa tua? L’effetto Obama, che ha permesso agli Stati Uniti di scalare 16 posti nella classifica, non è abbastanza per rassicurarci”, ha detto.
Ogni anno Reporter senza frontiere accumula prove fornite da giornalisti o esperti dei media per poi creare la classifica dei vari Paesi sulla libertà di stampa.
Mentre i primi 13 posti sono occupati da Paesi del Vecchio Continente, quest’anno Francia e Slovacchia sono scivolate al 44esimo posto. L’Italia, che si trova al 49esimo posto, è messa ancora peggio perdendo 5 posizioni in un solo anno.
Le motivazioni sono dure: “Lo stato della libertà di stampa in Italia [...] sta preoccupando sempre di più i suoi vicini europei. La presa di gruppi mafiosi sul settore mediatico si sta rafforzando e obbliga tanti giornalisti a fare attenzione dove mettere i piedi. Il ritorno al potere di Silvio Berlusconi riporta d’attualità la questione della concentrazione mediatica e del controllo governativo. La riforma legislativa che vieterebbe la pubblicazione di alcune fasi [dei procedimenti] legali è incompatibile con gli standard democratici dell’Unione europea”.
LINK AL RAPPORTO DI Rsf: http://www.rsf.org/en-classement1003-2009.html
(http://www.albanianews.it/albania/231009-la-stampa-albanese-minacciata-da-editori-e-politici) |
| alazaro |
Enviado - 31 octubre 2009 : 12:25:19 |
Meta incontra Frattini
Ismail Ademi AlbaniaNews Giovedì 22 Ottobre 2009
Roma – Il 20 e 21 ottobre, Ilir Meta, vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri albanese è stato in visita ufficiale in Italia su invito del suo omologo italiano Franco Frattini. L’integrazione dell’Albania nell’UE, la liberalizzazione dei visti per i cittadini albanesi e i rapporti tra i due paesi sono stati i temi principali del tête-à-tête tra Meta e Frattini.
Alla fine dell’incontro i due ministri hanno rilasciato una dichiarazione comune in cui si sottolinea l’importanza e la salubrità dei rapporti bilaterali tra l’Albania e l’Italia. Frattini ha ribadito concetti già espressi in altre occasioni, quando ha sostenuto che il suo paese è il sostenitore principale dell’Albania nell’UE. “L’Italia chiederà al Consiglio dei Ministri degli Esteri UE, che si terrà lunedì 26 ottobre a Lussemburgo, un’accelerazione della richiesta di adesione presentata dall’Albania” – ha affermato il ministro italiano.
Per Frattini, “l’Albania ha fatto importanti passi in avanti, da un paese che necessitava della presenza dei corpi internazionali di pace, ora fa parte di una coalizione internazionale che garantisce la pace in Afghanistan”. Dal canto suo, Meta ha definito più volte i rapporti bilaterali come “eccellenti”. “L’Albania ha fatto progressi notevoli nella lotta al crimine organizzato, nella sicurezza delle frontiere e più in generale nelle riforme necessarie” – ha sottolineato Meta. “Le questioni puramente tecniche dell’adesione dell’Albania al sistema di liberalizzazione dei visti, quale risultato più tangibile della fase di preadesione, saranno risolte nell’arco di poche settimane” – ha proseguito il ministro albanese. Durante l’incontro, i due ministri hanno condiviso la necessità del rafforzamento dei rapporti bilaterali in tutti i settori di interesse reciproco, con l’obiettivo di sottoscrivere un accordo bilaterale di partnership strategica che sarà sostenuto da summit periodici tra i due governi.
Alle domande sull’accordo tra la Grecia e l’Albania sui confini marittimi, in fase di ratifica dal parlamento albanese ma contestato dall’opposizione e la società civile, Frattini ha sostenuto che si tratta di una questione interna ai due paesi. Invece Meta ha sostenuto che l’accordo tra i due paesi è stato raggiunto dentro le regole stabilite dal diritto internazionale. Entrambi i ministri hanno sottolineato l’importanza della cooperazione tra i due paesi anche a livello energetico, senza escludere nessuna ipotesi di lavoro, compresa quella nucleare.
All’osservazione della giornalista albanese Irida Cami, sulla convivenza di Frattini in un governo dove l’agenda viene dettata dalla Lega Nord, non molto tollerante con gli immigrati, il ministro ha sostenuto che l’azione di governo funziona e va nella direzione giusta. Propria in quest’ottica, a breve, il ministro Maroni sarà in Albania a concordare alcune strategie insieme al suo omologo Basha.
(http://www.albanianews.it/albania/221009-meta-incontra-frattini) |
| alazaro |
Enviado - 15 octubre 2009 : 07:06:46 |
Albania seeks to repatriate bones of exiled king Balkan country calls on France to send home Zog, its first and only monarch
msnbc October 9, 2009
TIRANA, Albania - Albania's prime minister said the country wants to repatriate the remains of its late King Ahmet Zog from France.
Zog was the small Balkan country's first — and only — post-independence monarch, reigning from 1928 to 1939, when he fled after Albania's occupation by fascist Italy.
Prime Minister Sali Berisha said Friday that Zog was "one of the most distinguished personalities, with a major contribution in the history of the Albanian nation."
Buried near Paris
Zog died in France in 1961, and is buried at the Thiais Cemetery near Paris.
Albania's communist rulers abolished the monarchy in 1946, but the exiled royal family insisted that Zog's son Leka Zog I was the country's legitimate ruler.
(http://www.msnbc.msn.com/id/33240290/ns/world_news-europe/) |
| alazaro |
Enviado - 15 octubre 2009 : 06:47:15 |
Miles de opositores socialistas protestan contra supuestos fraudes en las elecciones de Albania
APA / Agencia EFE 10.10.2009
Tirana, 10 oct (EFE).- Varios miles manifestantes de la oposición socialista protestaron hoy en Tirana contra supuestos fraudes en las elecciones generales de Albania, de las que en junio pasado salió reelegido el gobierno conservador de Sali Berisha.
Llevando en manos carteles rojos escritos "Dónde está mi voto?" y "Abrid las urnas" los manifestantes se reunieron delante de la sede del gobierno, situado en el bulevar principal de Tirana.
"Hoy empieza nuestra protesta que no termina hasta que ganemos la libertad del derecho a nuestro voto", dijo el líder del opositor Partido Socialista (PS) y alcalde de Tirana, Edi Rama.
Rama manifestó su firme decisión de no participar en las sesiones parlamentarias si Berisha no ordena la apertura de las urnas para que el pueblo pueda ver el "robo de sus votos".
Los 65 diputados socialistas de un total de 140, han boicoteado el nuevo Parlamento desde su constitución en septiembre pasado.
Rama anunció la iniciativa de la recolección de 20.000 firmas populares para hacer posible el inicio de una investigación parlamentaria del proceso electoral.
El líder socialista amenazó con la intensificación de las protestas callejeras si el gobierno se niega a la demanda de la oposición de abrir las urnas.
Los observadores internacionales notaron progreso en el proceso electoral, pero afirmaron también que hubo irregularidades en el recuento de los votos.
El desarrollo de unas elecciones según los estándares internacionales era una condición para que la Unión Europea (UE) considere la candidatura adhesión de este pequeño país balcánico en el bloque europeo.
(http://www.google.com/hostednews/epa/article/ALeqM5gxGEwf6_A4yjyDxzuaXRt-0gOFKA) |
| alazaro |
Enviado - 13 octubre 2009 : 22:33:36 |
Strategie di palazzo
scrive Marjola Rukaj OSSERVATORIO SUI BALCANI 07.10.2009
In Albania a più di tre mesi dalle elezioni la formazione del governo Berisha 2 altera gli equilibri tra maggioranza e opposizione parlamentare. Le strategie, le alleanze e gli umori dei partiti albanesi sotto lo sguardo distratto della Comunità internazionale
Dopo il lunghissimo spoglio elettorale, in Albania è stato formato il governo Berisha 2. I prossimi quattro anni saranno caratterizzati dallo stesso programma politico, all'insegna di grandi investimenti, e della continuità promessa dal premier in sede elettorale. Gli analisti albanesi ritengono che il paese cambierà poco rispetto alla scorsa legislatura, ma le elezioni dello scorso 28 giugno hanno completamente alterato la scena politica albanese sia all'interno della maggioranza al potere, sia tra le fila dell'opposizione.
La formazione del governo Berisha 2 è stata resa pubblica con tempi molto lenti dopo una lunga consultazione sulla spartizione dei ruoli chiave nel consiglio dei ministri. Si è trattato di un vero e proprio gioco di strategia che ha lasciato scontenti non pochi alleati storici del Partito democratico di Sali Berisha, in funzione delle nuove alleanze che il premier è stato costretto a stabilire per ottenere la maggioranza al parlamento.
Con particolare riguardo è stato trattato il partito LSI di Ilir Meta che ha sconfessato il proprio orientamento di sinistra per allearsi con il PD di Berisha all'indomani delle ultime elezioni. L'azzardata manovra politica si è tradotta in ben due cariche per il leader dell'LSI, Ilir Meta, che sarà per i prossimi quattro anni ministro degli Esteri, oltre che vice premier e braccio destro di Berisha. Entrambe le cariche molto ambite e daranno al piccolo partito di Ilir Meta un ruolo chiave nella prossima legislatura. Ma è difficile prevedere quanto possa incidere sulle decisioni di Berisha la presenza di uno dei leader della sinistra.
Mentre rimangono pressoché invariati gli altri membri del governo ha stupito e ha scaturito non poco scalpore il ritorno al potere dell'ex ministro della Difesa Fatmir Mediu, sotto inchiesta dopo la tragedia di Gerdec del marzo 2008. Per i prossimi quattro anni Mediu sarà a capo del ministero dell'Ambiente. A distanza di un anno e mezzo la questione dell'esplosione del deposito d'armi è lontano dall'essere chiarita e a causa di numerosi ritardi Mediu e gli altri imputati hanno ottenuto numerose agevolazioni da parte della magistratura.
Il ritorno al potere di Mediu è stata interpretata come un'offesa alle vittime della tragedia. In tal modo Fatmir Mediu riuscirebbe ad aggirare facilmente le accuse grazie alla riacquisita immunità politica. Alla domanda dei giornalisti su tale inauspicabile ritorno al potere dell'ex ministro, il premier Berisha ha risposto freddamente: “I miei ministri non hanno immunità” rispolverando il suo slogan di mani pulite di qualche anno fa.
Sono rimasti scontenti il neoformato partito della comunità çam che ha regalato il suo unico deputato alla risicata maggioranza di Berisha; e il partito rappresentante della minoranza greca che anche quest'anno ha trovato modo di schierarsi dalla parte dei vincitori. Ma a causa delle scarse risorse e della grave crisi economica che affligge il paese, il prossimo governo non sarà arricchito di nuove cariche governative inventate ad hoc come puntualmente avvenuto in passato. “Non ci sono solo i ministri nel governo – ha tranquillizzato Berisha – esistono anche altre cariche altrettanto appetibili nei ministeri”.
Leggete l'articolo completo in http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/11927/1/51/ |
| alazaro |
Enviado - 05 octubre 2009 : 00:16:25 |
ALBANIA: DEPUTATO SOCIALISTA IDRIZI CREA NUOVO PARTITO
AGI 30.09.2009
Tirana, 30 set.- Nasce un nuovo partito nel Parlamento albanese. Il deputato socialista Shpetim Idrizi ha annunciato l’abbandono del gruppo parlamentare e la creazione, insieme al deputato Dashamir Tahiri, unico eletto del Partito del Diritto e l’Integrazione - espressione dei profughi albanesi della camaria - di un nuovo partito, il Partito del Diritto e dell’Unita’ che si propone di rappresentare in parlamento le istanze delle popolazioni di origine cam. Nelle scorse settimane i socialisti avevano denunciato pressioni su alcuni propri parlamentari da parte della maggioranza. Erano circolate voci su un passaggio del deputato Idrizi nel partito del diritto e dell’integrazione, che aveva partecipato alle elezioni nella alleanza elettorale guidata dai democratici di Berisha, ma l’esclusione dal governo aveva portato a dure critiche da parte dell’unico deputato eletto Dashmir Tahiri - che ha comunque votato la fiducia - e che oggi ha abbandonato il partito per aderire alla nuova formazione politica. Non e’ ancora chiaro se la nuova formazione politica continuera’ ad appoggiare il governo che ha una risicata maggioranza in Parlamento.
(http://www.diritto-oggi.it/archives/00044090.html) |
| alazaro |
Enviado - 04 octubre 2009 : 21:58:21 |
Albania: A Dubious Government and a Missing Opposition
Ledion Krisafi WORLDPRESS.org September 29, 2009
The parliamentary elections of June 28 created a strange situation in Albania. The Democratic Party, who won the elections, formed a new government this month headed by Sali Berisha, but the opposition is not taking part in the parliamentary sessions.
The economic situation is not good, with the Albanian currency rapidly losing points against the Euro and rows of unemployed growing. The government predicted some months ago a G.D.P. growth by more than 6 percent, which would be the largest in Europe this year, but that is unlikely to come. I.M.F. experts have predicted a growth of no more than 1 percent.
During the months prior to the election campaign, the government made huge public investments that gave the illusion of growing G.D.P. and a healthy economy. But the last data by the Institute of Statistics showed that industrial production has fallen by more than 23 percent. In this situation the opposition is looking forward to premature elections while the Democratic Party in majority pledges to integrate the country into the E.U. in the next four to six years.
A recent report by OSCE-ODIHR, which monitored the elections in Albania, said that on June 28 the country made great steps forward. "The parliamentary elections marked tangible progress with regard to the voter registration and identification process, the legal framework adopted in a consensual manner by the two main parties, the voting, counting and the adjudication of election disputes."
But there were problems, too. The main problem of the elections was political. The report continued, "These substantial improvements were overshadowed by the politicization of technical aspects of the process, including during the vote count and tabulation, which temporarily blocked the counting process in some areas, as well as by violations observed during the election campaign."
These are bitter words for the Albanian political scene but there's nothing new in them. The Central Elections Commission is elected by the political parties in the Parliament; the persons who count the votes are elected by the political parties; and the ballot boxes were located in dubious places like coffeehouses and private shops. Considering these facts there's no surprise that the elections were overshadowed by the politics. The counting process was monitored by camera, but the small parties that were left out of the parliament said that their votes were stolen. The same statement was made by the Socialist Party, too, which claimed the elections were stolen.
The new government was approved by the Parliament on September 16. It promises big reforms, as always, but its composition leaves some doubts. Two of its 15 ministers are accused by the General Prosecution of corruption and have open processes in the Court. In the last 10 years a lot of accusations have been made for corruptions, but no high official has ever been sentenced to prison. Theses cases should prove no different. The judicial system is the most flawed in the country. It aims to fight corruption but is repeatedly marked as the most corrupt in Albania.
Earlier this year, just prior to the elections, Albania applied for E.U. membership. This was a big step forward for a troublesome country. The application has yet to be considered by the European Union but the result is likely to be positive. However, Albania was not part of the Balkan countries that profited visa liberalization with the E.U. The cause: no reforms.
In this situation, premature elections would be a heavy blow for the European aspirations of the country. But the political situation is severe. The opposition calls the new government illegal and demands recounting of votes in some areas. The OSCE-ODIHR report said that the counting process was flawed in one out of three cases. This obviously leaves doubts as to the accuracy of the election results. The margin of victory was so narrow that even small counting problems could have made the difference.
It's hard to predict the near political future of the country. There is no doubt that the new government will have a difficult road ahead. Important laws soon have to be approved in the Parliament, but they need 84 votes, which the majority in the Parliament has not. Oppositions' absence could have future European implications for the country. The foreign presence in Albania has repeatedly asked the Socialist Party to be part of the new Parliament. Democratic debates are made inside the institutions, said the head of the European Commission delegation in Tirana.
Albanian citizens are more concerned about the economy, which is doing badly, even though the government says the contrary. Remittances have fallen the last two years, foreign investments are low, and government spending is huge, leaving a growing deficit behind.
The government tends not to make public the real situation of the economy. Almost half of the Albanian economy is informal, which means that the predictions of great G.D.P. growth are flawed. If we consider the words of Nobel Prize-winning economist Joseph Stiglitz, who in an article recently said that G.D.P. is no longer reliable for measuring the economy of a country, then the situation in Albania looks gloomy.
Ledion Krisafi is a freelance journalist living in Tirana, Albania. (http://www.worldpress.org/Europe/3428.cfm#down) |
| alazaro |
Enviado - 03 octubre 2009 : 00:05:06 |
ALBANIA, SINDACO TIRANA RAMA CONFERMATO LEADER SOCIALISTI
ANSA.it 28/09/2009
TIRANA - Il sindaco di Tirana, Edi Rama, e' stato riconfermato oggi per la seconda volta alla guida del partito socialista, la principale forza d'opposizione in Albania. In un voto nazionale fra gli 82.000 iscritti al partito, svoltosi sabato secondo la formula ''un membro, un voto'', Rama ha ottenuto il 93% dei consensi, di fronte al 6,7% del suo rivale Maqo Lakrori.
Le elezioni per il nuovo dirigente dei socialisti erano state convocate a causa delle dimissioni di Rama, il quale, si era ritirato dalla carica dopo la sconfitta elettorale nelle legislative dello scorso 28 giugno. I socialisti, che hanno ottenuto 65 dei 140 seggi, denunciano tuttavia ''gravi deformazioni e manipolazioni del processo elettorale'' e considerano quindi ''inaccettabile l'esito delle elezioni'', che ha dato la maggioranza ai democratici del premier Sali Berisha, riconfermato alla guida del Paese grazie all'alleanza con il Movimento socialista per l'integrazione (Lsi), forza di sinistra guidata dall'ex premier Ilir Meta, attuale ministro degli esteri.
La rielezione di Rama riconferma anche la linea politica dura da lui scelta, che condiziona il rientro dell'opposizione in parlamento a una serie di richieste, la cui piu' importante e' una dettagliata inchiesta sul processo del voto del 28 giugno. Una posizione, questa, non condivisa dalla comunita' internazionale e anche da un piccolo gruppo di deputati socialisti che si oppone al boicottaggio del parlamento.
(http://www.ansa.it/balcani/fattidelgiorno/200909281500357122/200909281500357122.html) |
| alazaro |
Enviado - 24 septiembre 2009 : 22:54:30 |
Parlamento albanés ratifica Gobierno de coalición del primer ministro Berisha
ADN.es / EFE - Tirana 16.09.2009
El Parlamento albanés ratificó hoy al nuevo gobierno de coalición, en el que Sali Berisha repite como primer ministro, en una sesión marcada por el boicot de la oposición socialista.
El nuevo Ejecutivo fue apoyado por los 74 diputados de la coalición gobernante, mientras que los 65 representantes del Partido Socialista no acudieron a la sesión, manteniendo así su acusación de fraude electoral en los comicios del pasado junio.
Los observadores internacionales confirmaron irregularidades en ese proceso debido a las interferencias políticas en el proceso del recuento de votos.
Berisha, líder del conservador Partido Democrático (PD), volverá a gobernar, esta vez gracias a un pacto con el izquierdista Movimiento Socialista para la Integración (LSI), cuyos 4 diputados aseguraron hoy a Berisha la mayoría absoluta entre los 140 escaños del Parlamento de Tirana.
Este partido obtiene tres ministerios y su líder, Ilir Meta, será el nuevo viceprimer ministro y ministro de Exteriores.
Berisha anunció hoy que su prioridad será asegurar a los albaneses el libre movimiento, sin visados, en los países de la Unión Europea (UE) y avanzar en la integración en Europa del pequeño país balcánico.
"La alianza con LSI convertirá en realidad el sueño de los albaneses, su integración en la UE", afirmó Berisha, que ejerce el cargo del primer ministro desde 2005.
Albania, un país ex comunista con tres millones de habitantes de mayoría musulmana, es miembro de la OTAN desde abril pasado y ha presentado también su candidatura de ingreso a la UE.
Berisha también prometió crear 160.000 nuevos empleos, la construcción de 7.000 kilómetros de carreteras, situar la inflación por debajo del 3 por ciento y mantener el crecimiento económico, que el año pasado llegó al 6 por ciento, el más alto de Europa.
(http://www.adn.es/internacional/20090916/NWS-3185-Parlamento-Gobierno-Berisha-coalicion-ministro.html) |
| alazaro |
Enviado - 22 septiembre 2009 : 00:29:31 |
Dule: noi fuori dal governo
AlbaniaNews Sabato 12 Settembre 2009 Vangjel Dule, il leader del PBDNJ ha ribadito ancora una volta che intende rifiutare l'invito di Berisha di fare parte del nuovo governo. Dule risponde cosi al premier Berisha che aveva invitato il PBDNJ alla collaborazione e al dialogo.
Secondo Dule lui il PBDNJ sta vivendo un periodo buio dovuto al fatto che molti esponenti si sono allontanati per aggregarsi al PD. Nella passato legislazione il PBDNJ ha fatto parte della coalizione con il PD, coalizione che ha lasciato prima delle elezioni per avvicinarsi alla sinistra di Edi Rama.
Dule però ha accusato sia il PD sia il PS di aver sacrificato l'interesse dei pariti minori a favore delle maggioranza, ed è tornato a chiedere un nuovo codice elettorale. Eppure, anche se considera il parlamento delegittimato e così anche le elezioni del 28 giugno, Dule ha detto di non condividere il boicottaggio del PS.
Dule però deve affrontare anche una guerra interna al partito con il suo vice Thoma Miça che continua a chiedere le sue dimissioni e ha già assicurato l'appoggio a Berisha. Miça accusa Dule del suicidio politico che è conseguito all'allontanamento da Berisha. Oltre a Miça anche Solis, ex ministro del governo Berisha ed attuale vicesegretario ha già dichiarato di essere favorevole a tornare nella coalizione del Ps.
E' un conflitto quello interno al PBDNJ che non accenna a concludersi. Dal canto suo Dule sostiene che Miça non copre nessun ruolo attivo interno al partito.
(http://www.albanianews.it/politica/120909-dule-noi-fuori-dal-governo) |
| alazaro |
Enviado - 20 septiembre 2009 : 23:21:59 |
Albania anuncia la composición de un nuevo gobierno de coalición Berisha ha reservado a su nuevo aliado del Movimiento Socialista para la Integración (LSI) los cargos de viceprimer ministro y ministro de Exteriores
LA VANGUARDIA, Barcelona 09/09/2009
Tirana. (EFE).- El primer ministro de Albania, Sali Berisha, anunció hoy la composición de su nuevo gobierno de coalición con un partido de izquierda que dirigirá Albania en los próximos cuatro años.
El líder del conservador Partido Democrático (PD) publicó los nombres de los nuevos miembros del Ejecutivo en una rueda de prensa celebrada a pocas horas de ser designado como primer ministro por el presidente del país, Bamir Topi.
En su breve discurso, Berisha se refirió a un Gobierno de "integración europea" que contribuirá, dijo, a cumplir la aspiración de adhesión del país balcánico a la Unión Europea.
El conservador PD ocupará en el nuevo gabinete 10 de los 14 ministerios, entre ellos los de Finanzas, Justicia, Defensa, Interior e Integración europea. Berisha, que dirige el Ejecutivo albanés desde el 2005, ha reservado a su nuevo aliado del Movimiento Socialista para la Integración (LSI) los cargos de viceprimer ministro y ministro de Asuntos Exteriores.
Además, el LSI dirigirá las carteras de Economía, Comercio y Energética así como de Sanidad. El jefe del Gobierno afirmó que enviará mañana esta lista al presidente de la República para que dé su aprobación.
El nuevo Gobierno deberá someterse al voto del Parlamento, donde Berisha y sus aliados, que disponen de 74 escaños, necesitan el apoyo de la mayoría absoluta de los 140 legisladores.
(http://www.lavanguardia.es/internacional/noticias/20090909/53781361691/albania-anuncia-la-composicion-de-un-nuevo-gobierno-de-coalicion.html) |
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Enviado - 20 septiembre 2009 : 00:08:44 |
L’Assemblea d'Albania apre la prima sessione senza 65 deputati
RINASCITA BALCANICA 08.09.2009
Tirana - Nel pomeriggio di ieri, l'Assemblea di Albania ha aperto i lavori nella prima seduta della sua 18esima legislatura. La prima sessione dell'Assemblea è stata guidata dal deputato Fatos Beja, in assenza del deputato socialista Et'hem Vuka. Nell'aula erano presenti 79 parlamentari che entrano per la prima volta nella sala dell'Assemblea, anzichè 140.
Per quanto riguarda la partecipazione dei deputati socialisti, la Presidenza del PS ha infine deciso di boicottare la prima seduta dell'Assemblea. Questo in risposta al processo elettorale per il quale, a loro parere, si è svolto con degli standard inaccettabili per un paese membro della NATO. Il Partito Socialista ha boicottato la prima seduta per la terza volta nella storia del pluralismo, motivando la sua assenza a causa delle irregolarità riscontrate durante le elezioni.
Alla seduta di carattere cerimoniale, hanno partecipato il Presidente della Repubblica, il corpo diplomatico accreditato in Albania e i dirigenti delle istituzioni costituzionali.
I democratici hanno considerato sbagliato e non costruttivo l'atteggiamento dei socialisti, mentre i socialisti hanno ormai dichiarato il loro atteggiamento verso l'Assemblea. Il Presidente della Repubblica, Bamir Topi, ha fatto appello alle due parti di cooperare nell’interesse di integrazione europea. Oltre alla mancanza di 65 deputati dell'opopsizione, mancava anche il capo della PBDNJ, Vangjel Dule partito parte della maggioranza.
Durante questa seduta è stata creata la commissione per la verifica dei mandati. Alla fine della sessione, Beja ha annunciato che la prossima sessione si terrà oggi, alle ore 8:00, durante la quale si svolgerà la cerimonia del giuramento dei deputati.
(http://www.rinascitabalcanica.com/?read=32500&similar=1) |
| alazaro |
Enviado - 19 septiembre 2009 : 19:58:21 |
Al menos mil casas dañadas por terremoto en Albania RIA NOVOSTI, Moscú 07/ 09/ 2009
Moscú, 7 de septiembre, RIA Novosti. - Al menos mil casas fueron destruidas o dañadas por el terremoto que ocurrió la noche pasada a 100 kilómetros al nordeste de Tirana, capital de Albania, informan agencias locales sin precisar el número de víctimas.
La magnitud del mayor temblor fue de 5.4 unidades en la escala de Richter, informan sismólogos.
Los habitantes de los pueblos cercanos pasaron la noche en la calle por temor a nuevas sacudidas.
El seísmo afectó también la famosa ciudad turística de Dubrovnik, en Croacia, ubicada a 220 kilómetros al noroeste del epicentro del terremoto.
(http://sp.rian.ru/international/20090907/123002134.html) |
| alazaro |
Enviado - 19 septiembre 2009 : 19:24:23 |
Albanie: Sali Berisha et Ilir Meta signent un accord de coalition
Par Belgzim Kamberi Le Courrier de l’Albanie Vendredi 4 septembre 2009
Le Parti démocratique (PD) du Premier ministre sortant, Sali Berisha gouvernera bien avec le Mouvement socialiste pour l’intégration (LSI) d’Ilir Meta. Les deux anciens rivaux ont signé mercredi un accord de coalition pour former un «gouvernement de l’intégration européenne». Le Parti socialiste (PS) du maire de Tirana, Edi Rama, conteste les résultats des législatives du 28 juin.
Alors que le poste du Premier ministre et la majorité des ministères reviennent au Part démocratique, le LSI obtient quatre postes au sein du nouveau gouvernement. Ilir Meta deviendrait vice-Premier ministre et ministre des Affaires étrangères. Les ministères de l’Économie, du Commerce et de l’énergie, ainsi que le ministère de la Santé devraient également revenir au LSI.
Selon l’accord conclu, le PD et le LSI resteront unis pour les élections municipales de 2011, mais aussi pour l’élection du Président de la République, un an plus tard.
«L’accord à une grande signification politique, puisqu’il s’agit d’un accord de spectre large, où sont représentés des citoyens qui ont voté à droite et au centre-droit, mais où des citoyens qui ont voté à gauche trouvent aussi des promesses et des engagements électoraux», s’est félicité Sali Berisha.
L’intégration européenne de l’Albanie, la lutte contre le crime organisé et la corruption, l’indépendance du système judiciaire, la réforme du code électoral, la stabilité macro-économique et la création de nouveaux emplois sont certains des principaux objectifs affichés par le nouveau gouvernement. «Il s’agit d’un accord qui garantit non seulement une gouvernance stable, mais aussi des réformes qui accéléreront l’intégration», a affirmé Ilir Meta.
L’accord Berisha-Meta intervient au moment même où l’opposition socialiste est divisée sur l’éventuelle «nécessité» de boycotter le Parlement. Le Parti socialiste (PS) du maire de Tirana, Edi Rama, conteste les résultats officiels des législatives du 28 juin 2009.
(http://balkans.courriers.info/article13562.html) |
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Enviado - 17 septiembre 2009 : 22:07:07 |
Il sindacalista
Da Tirana, scrive Marjola Rukaj OSSERVATORIO SUI BALCANI 03.09.2009
E' a capo di una delle maggiori confederazioni sindacali albanesi. La tutela e la sicurezza sul lavoro, il rapporto tra pubblico e privato, la disoccupazione e la necessità di riforme. La situazione del sindacalismo albanese in quest'intervista a Kol Nikollaj
Qual è la situazione dei sindacati albanesi oggi? Si può dire che abbiamo superato la fase dell’emergenza iniziale, che caratterizzava i primi tempi del pluralismo in Albania. Attualmente esistono due raggruppamenti principali, l’Unione dei sindacati indipendenti e la Confederazione dei sindacati dell’Albania. Quest’ultima è la confederazione che io dirigo da quattro anni. Vi aderiscono 12 sindacati, provenienti da tutto il paese. Ha circa 110 mila iscritti ed è estesa su tutto il territorio.
Quali sono i risultati concreti che avete ottenuto in questi anni? Nel corso degli anni siamo riusciti a firmare tre accordi nazionali con il governo. Purtroppo però, negli ultimi anni, la collaborazione con le istituzioni statali non sembra funzionare molto bene. Da tre anni non è stato firmato alcun accordo rilevante. Due anni fa, però, la protesta dei minatori di Bulqiza ha prodotto dei risultati molto importanti per il sindacato. Dopo di loro ci sono state decine di scioperi da parte di insegnanti, dipendenti dei trasporti pubblici ecc. E finalmente siamo riusciti a trasformare il primo maggio in giorno di protesta e non solo di festa e riposo.
Che rapporti avete con il resto della società civile? Abbiamo vari rapporti di collaborazione sia con la società civile albanese che con organizzazioni non governative (ong) straniere. Una delle associazioni con cui abbiamo costruito un rapporto molto proficuo è l’italiana Arci. Con loro abbiamo organizzato ad esempio una campagna contro la corruzione. In Albania abbiamo un ottimo rapporto con Mjaft, con cui abbiamo condotto battaglie comuni per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Abbiamo collaborato con diverse ong che si occupano dei diritti delle donne, dai permessi di maternità alle condizioni di lavoro e con il Parlamento dei giovani, organizzando vari seminari per sensibilizzare i più giovani sui loro diritti.
Collaborate con sindacati esteri? Sì, principalmente con i sindacati italiani come la CISL delle Marche o la CGIL di Napoli. Abbiamo anche altre collaborazioni, ma le più importanti per noi sono quelle italiane. L’Albania in genere vede il suo cammino europeo attraverso l’Italia, noi abbiamo oggi i problemi che i sindacati italiani avevano 30 anni fa e quindi la loro esperienza ci è estremamente utile.
Quali sono le iniziative di cui si sta occupando attualmente la confederazione dei sindacati? A breve avrà luogo l’assemblea generale della confederazione, in cui prenderemo delle decisioni di cruciale importanza per il nostro futuro. Da tre anni stiamo riformando le strutture e tutti i documenti base della confederazione.
In cosa consiste la riforma che state attuando? Vogliamo apportare una maggiore democrazia rappresentativa all’interno della confederazione e avere una maggiore copertura territoriale. Un altro obiettivo molto ambizioso è quello di far acquisire maggiore importanza ai sindacati nel settore privato, in cui risultano assunti il 76% dei lavoratori albanesi. Ad oggi i lavoratori del settore privato presenti nei sindacati sono solo il 10%. Un altro problema è quello di creare migliori rapporti con i giovani e le donne, e con le vittime della transizione cioè quei lavoratori che a causa dei bruschi cambiamenti e privatizzazioni sono rimasti senza lavoro.
Come pensa si possa instaurare un rapporto con il settore privato? Stiamo riformando le nostre strutture, che sono state concepite nel 1991, quando la maggior parte delle imprese erano pubbliche e il settore privato costituiva una minoranza irrisoria. Ora la situazione si è letteralmente capovolta ed è indispensabile dare voce ai lavoratori del privato. Sono stati creati dei sindacati ad hoc, anche per figure professionali che prima non esistevano e che ora esercitano le proprie professioni nel privato. Attualmente notiamo un lieve aumento delle adesioni. Uno scarso rapporto con il settore privato ci rende inoltre vulnerabili e in balia dello Stato, con cui siamo attualmente in conflitto per i diritti sulle nostre proprietà.
Cioè? Noi siamo eredi delle unioni professionali che esistevano durante il regime. Come è avvenuto in tutti i paesi post-comunisti, dopo che ci siamo affermati come eredi delle unioni professionali abbiamo ereditato le loro proprietà. Nel ’98, grazie a una legge sulla proprietà privata, siamo stati riconosciuti come titolari legittimi di questi diritti. Negli ultimi giorni, invece, abbiamo appreso dai media che il governo - senza consultarsi con noi - ha preparato un progetto per abrogare la legge del 1998 e riprendersi le nostre proprietà per poi restituirle agli ex proprietari. Non abbiamo nulla contro la riparazione di un’ingiustizia storica come la statalizzazione e l’espropriazione che ha avuto luogo durante il regime, ma non è il caso di riparare ad un’ingiustizia storica con un’altra ingiustizia. Si tratta inoltre di una legge anti-costituzionale perché legittima un’azione che può avvenire solo in due casi, per interesse pubblico o nel caso in cui le proprietà siano state utilizzate per attività criminali. Ma a quanto pare ci sono interessi particolari presso il governo. D’altronde in un paese come l’Albania, dove le proprietà possono essere vendute anche a un euro, come ci dimostra il caso Fazlic, nulla ci deve più stupire.
Che tipo di rapporti ci sono tra i due raggruppamenti sindacali del paese? Il fatto che esistano due raggruppamenti deriva dal periodo in cui i sindacati sono stati creati. L’Unione dei Sindacati Indipendenti è nata come un raggruppamento anti-comunista. Si trattava principalmente di anti-comunisti e in particolar modo di lavoratori che avevano scioperato contro il regime e il governo di Fatos Nano nel ’91. Da quel movimento hanno preso origine i sindacati. La Confederazione dei Sindacati Albanesi è invece la trasformazione pluralista delle unioni professionali esistenti ai tempi del regime. Entrambi sono membri dell’Organizzazione Internazionale dei Sindacati e in attesa dell’adesione all’Organizzazione Europea dei sindacati. Da tre anni abbiamo un accordo di collaborazione, ma naturalmente esistono anche dei problemi di natura politica a causa dei rapporti diversi che ognuno dei gruppi ha con il potere centrale.
Quali sono i problemi che affliggono il mondo del lavoro in Albania oggi? Innanzitutto la disoccupazione, poi il lavoro nero e infine la sicurezza. L’Albania è un caso da studiare in materia di disoccupazione. Le cifre rese pubbliche dal governo albanese, secondo cui l’Albania ha un tasso di disoccupazione del 12 o 13%, non sono assolutamente realistiche. Noi abbiamo un istituto di studi, presso il sindacato, che è giunto alla conclusione secondo cui la disoccupazione in Albania si attesterebbe tra il 34% e il 46%, a seconda delle regioni. Le regioni, del sud-est e del nord-est, e le regioni rurali, presentano un tasso di disoccupazione altissimo. Le regioni costiere hanno invece un tasso di disoccupazione minore, ma mai inferiore al 30%. Finora il fenomeno è stato ammortizzato dalle rimesse dei migranti, che costituiscono 1/3 degli introiti albanesi. Ora, con la crisi, la situazione potrebbe cambiare. Un altro problema è il lavoro nero, contro cui abbiamo provato diverse strategie. Il problema è che con la nascita di nuove modalità di rapporti economici diventa sempre più difficile scovarlo. Molte famiglie albanesi ora assumono badanti, o baby-sitter, che vengono pagati in nero, e non esiste neanche la possibilità di legalizzarle perché sono figure professionali non riconosciute dalla legge. Molte imprese operano poi con due conti di bilancio. In generale il lavoro nero è ora più camuffato e l’ispettorato del lavoro, che dovrebbe lottare contro questo fenomeno, non ha potere. Un altro grave problema è la mancanza di sicurezza, nel settore privato nessuno si cura di rispettare le norme e le morti bianche sono all’ordine del giorno.
(http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/11786/1/51/) |
| alazaro |
Enviado - 24 agosto 2009 : 22:35:19 |
Tirana alla prova dello sviluppo
di Emanuele Di Nicola RASSEGNA.it 24.08.2009
La capitale è in espansione, il paese vuole entrare nella Ue. I cittadini non dimenticano il comunismo e le crisi degli anni ’90, ma si avviano a essere un vero centro europeo. Con forte senso di appartenenza e una richiesta: più rispetto dagli italiani
Tirana. – “Adesso va un po’ meglio, ma quelli del cosiddetto ‘comunismo’ sono stati anni terribili. Hanno ridotto il nostro paese in queste condizioni”. La signora che mi ospita fa un cenno verso i palazzi della Comune Parisienne, uno dei quartieri più eleganti di Tirana. Il sindaco socialista Edi Rama, noto a livello internazionale per il percorso di rilancio della capitale, non piace alla padrona di casa: “Per me è un ciarlatano”, dice. Ha concesso troppe licenze ai costruttori, secondo i suoi critici, non sempre nel rispetto delle regole: in effetti oggi la città è un grande cantiere a cielo aperto, quasi ogni strada ha il suo work in progress, i nuovi palazzi si moltiplicano ma non seguono una particolare linea architettonica. Gli investitori degli Stati occidentali più ricchi vanno alla conquista del territorio: c’è l’esempio di Vodafone, che qui ha il 49% di share di mercato – il peso pubblicitario della marca –, ha riempito la zona di cartelloni e nel centro di Tirana ha aperto un enorme punto vendita che porta il suo nome. Spesso si vedono i vecchi autobus e segnali stradali italiani, l’Albania li ha ricevuti e rimessi a nuovo. In tema di sicurezza da anni la situazione è tranquilla: nelle drammatiche crisi economiche e sociali degli anni ’90, raccontano che uomini mascherati fermavano i cittadini per strada costringendoli a svuotarsi le tasche. Adesso il tasso di criminalità è nella media, alcuni tratti del centro – soprattutto le strade dei locali – sono quelli di una vera capitale europea.
La città è alla prova dello sviluppo: lo scorso aprile l’Albania ha chiesto di entrare nell’Unione europea, che dovrà esaminare il suo fascicolo. La signora sorride: “Sarebbe bellissimo”. Soprattutto per tutti gli albanesi che, con alto grado di specializzazione, vogliono lavorare nei paesi della Ue ma hanno il problema delle barriere monetarie (1 euro vale 130 lek) e doganali, non ultimo il permesso di soggiorno. Gli oltre 726mila abitanti della capitale sono consapevoli della situazione in tutta l’Albania: al contrario dell’Italia, qui il Sud è benestante e privilegiato, con il centro turistico di Saranda che si avvicina alle spiagge della Grecia, mentre il Nord è ancora molto indietro. Si può verificare entrando in macchina dal confine montenegrino, dove le strade prima di Tirana non sono finite e offrono lunghi tratti sterrati, le auto passano sui ciottoli bianchi e restano avvolte da nuvole di polvere. Nella stessa Tirana si guarda avanti ma anche indietro, verso una memoria storica particolarmente dolorosa. Gli adulti non dimenticano il regime comunista: la dittatura di Enver Hoxha (1946-1985), ricordata come particolarmente sanguinaria, ha distrutto tutti i luoghi di culto tranne la moschea di Ethem Beu a piazza Scanderbeg. La leggenda vuole che Hoxha, di presunte origini musulmane, abbia scelto di lasciare intatto un luogo per la maggioranza religiosa del paese. Il guardiano della moschea, costruita nel 1789, si sofferma sulle disuguaglianze sociali: nel Corano i ricchi sono messi alla prova, Allah consegna loro i beni materiali per verificare se aiuteranno i poveri. Le differenze religiose non sembrano essere un problema: dopo la morte, sostiene, tutti andremo davanti allo stesso dio.
In questo senso Tirana e l’Albania sono un esempio di convivenza: al contrario della storia dei Balcani, non esistono conflitti tra musulmani, ortodossi e cattolici. Si sentono prima di tutto albanesi. Lo apprendo da Genti, 25 anni, appena laureato in ingegneria all’università di Tirana, che fa lo steward nella nave di linea Durazzo-Bari. I più giovani hanno ancora negli occhi gli anni ’90: “Nel 1997 – racconta con un sorriso amaro – mio padre è stato rapinato sei volte”. Chi lavora in mare ricorda bene gli episodi peggiori come la tragedia del canale di Otranto, che sempre nel ‘97 uccise 81 profughi albanesi per lo scontro tra una piccola nave da pesca e la nostra Guardia Costiera. In quel periodo gli italiani non erano ben visti in Albania. Ma è un caso isolato, secondo Genti: “Voi ci avete occupato nel ’39, ma alla fine della guerra noi non abbiamo ucciso nessun soldato italiano. Li abbiamo fatti tornare a casa o lavorare qui e diventare albanesi”. Il senso di appartenenza è assoluto: questo ragazzo mi ricorda che discendono dagli Illiri e disegna una cartina stilizzata della “Grande Albania”, che unificava la penisola balcanica. E’ informato sulla situazione italiana e si lamenta della visione degli albanesi: “Ho visto alcune fiction, ci rappresentate come criminali ma qui siamo tutti lavoratori”. Conosce anche i nostri governi e scuote la testa: “Romano Prodi era più gentile con il popolo albanese, invece Berlusconi è un disastro”.
(http://www.rassegna.it/articoli/2009/08/24/51018/tirana-alla-prova-dello-sviluppo) |
| alazaro |
Enviado - 23 agosto 2009 : 18:39:58 |
La benedizione di Berisha
Da Tirana, scrive Marjola Rukaj OSSERVATORIO SUI BALCANI 19.08.2009
A fine luglio ciò che nessuno si aspettava. Il premier albanese Berisha ha presentato una proposta di legge per il riconoscimento dei matrimoni tra coppie omosessuali. Nel paese perplessità e reazioni negative. Ma l'improvviso ''balzo in avanti'' ha dato rilievo pubblico a chi, in Albania, sino ad ora non ne aveva per nulla
“L'Albania sarà il quarto paese europeo a riconoscere i matrimoni omosessuali”, ha dichiarato il premier Sali Berisha nel corso di una riunione del Consiglio dei ministri lo scorso 30 luglio. Lo scopo della riunione era l'eliminazione delle discriminazioni nei confronti di vari gruppi di cittadini, tra cui di rado però gli albanesi considerano anche le minoranze sessuali. La dichiarazione di Berisha è stata pronunciata e accolta tra sorrisi imbarazzati del premier stesso e dei membri del consiglio, e ha suscitato enorme scalpore in Albania.
Berisha ha annunciato in tal modo un progetto di legge che è stato già consegnato in parlamento, e che mira a riconoscere la legittimità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. “E' una legge sponsorizzata dalla società civile – ha affermato Berisha – nonostante i dibattiti che ne possano scaturire, la discriminazione degli omosessuali è inaccettabile. Con questa legge si mira a tutelare un diritto riconosciuto ormai nei paesi europei. Bisogna che questa legge venga discussa con la massima serietà poiché è vero che noi non vietiamo i matrimoni omosessuali, ma questi matrimoni non avvengono”.
Si tratta in realtà di una proposta stilata dall'ONG di Tirana, l'Organizzazione per la tutela dei diritti umani, con lo scopo di eliminare le violazioni dei diritti umani, e ogni forma di discriminazione nei confronti delle minoranze di vario tipo tra cui anche quelle sessuali. Il premier ha stupito tra l'altro anche la stessa coordinatrice dell'Organizzazione, Elsa Ballauri, la quale non aveva previsto che nella fase attuale dell'emancipazione del mondo LGBT in Albania si potesse addirittura parlare di riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Leggete l'articolo completo a http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/11735/1/51/ |
| alazaro |
Enviado - 18 agosto 2009 : 23:27:27 |
Albania PM Berisha Calls for Unity with Kosovo
Novinite.com., Sofia August 16, 2009, Sunday
The Albanian Prime Minister, Sali Berisha, has called for unity with Kosovo, and between Albanians.
"The national unity idea is based on the European principles and ideals and needs a lot of efforts. Because of that the Kosovo PM, Hashim Taci, and I will work towards removing all bariers that keep Albanians from feeling like a unity no matter where they live", Berisha said in an interview.
In his words, between both countries there must not be customs administration, and Albania and Kosovo should not look at each other as foreign countries, which has nothing to do with their sovereignty.
According to Berisha the relations with the Kosovo politicians are excellent, regardless of whether they are from the opposition or from the majority.
"We are opened for talks. We appreciate the role of every party. They all have significant part in the resistance and winning of Kosovo's independence", he added.
Berisha also thanked to all the tourists from Kosovo who visited Albanian resorts.
Local elections are being held today for the Kosovo municipalities of Pec' and Priština. The polling stations are in Gra#269;anica and Goraždevac, however.
(http://www.novinite.com/view_news.php?id=106857) |
| alazaro |
Enviado - 11 agosto 2009 : 13:55:06 |
I risultati definitivi non ribaltano quelli preliminari
Scritto da Alban Trungu AlbaniaNews Lunedì 10 Agosto 2009
Al termine di tutti i ricorsi, il primo di agosto, la Commissione Elettorale Centrale ha comunicato i risultati definitivi delle elezioni parlamentari del 28 giugno scorso. La coalizione vincente è l’Alleanza del Cambiamento guidata dal Partito Democratico con 70 seggi, seguita dall’Unione per il Cambiamento del Partito Socialista con 66 seggi. I restanti 4 mandati ottenuti dal Movimento Socialista per l’Integrazione, in base all’accordo post-elettorale tra Berisha e Meta, danno al paese il governo della prossima legislatura. La CEC ha valutato positivamente il processo elettorale, accettando però alcuni punti deboli. Tuttavia, le polemiche non si placano. Il PS non riconosce il risultato, anche se non boicotterà il nuovo parlamento.
Il PD lo invita a fare un passo indietro e prendere atto che per la prima volta in 17 anni la CEC ha certificato i risultati definitivi all’unanimità. Invece il LSI, dimenticatosi dei brogli acclamati con scalpore i primi giorni dopo le elezioni, è concentrato alla negoziazione per la formazione del nuovo governo e i punti da includere nel programma governativo. La prima seduta del nuovo parlamento monocamerale albanese si dovrà tenere non prima del 4 settembre prossimo.
I risultati
Ci sono voluti 34 giorni! In un paese con prassi democratiche consolidate, elettori, militanti e membri di partito passerebbero al massimo una notte in bianco per conoscere il vincitore delle elezioni, ma in Albania questo non succede ancora. Alla terza notte hanno gettato la spugna anche commentatori e giornalisti impegnati a rotazione in maratone televisive per informare il paese sulla coalizione vincente. Terminata la procedura dei ricorsi prevista per legge, sabato 1 agosto, la Commissione Elettorale Centrale, l’organo competente per la certificazione delle elezioni, ha comunicato i risultati definitivi delle elezioni parlamentari del 28 giugno scorso. I risultati sono quasi identici a quelli preliminari del 5 luglio e i ricorsi hanno dato ai socialisti solo uno dei tre o quattro seggi reclamati da loro in 4 delle 12 circoscrizioni elettorali.
La coalizione vincente è l’Alleanza del Cambiamento guidata dal Partito Democratico che ha ottenuto 70 seggi di cui 68 il PD, uno il Partito Repubblicano (PR) e uno il Partito per Giustizia e Integrazione (PDI). L’Unione per il Cambiamento capeggiata dal Partito Socialista è arrivata seconda con 66 seggi di cui 65 il PS e uno l’Unione per i Diritti Umani (PDBNJ). Delle altre due coalizioni minori, solo l’Alleanza Socialista per l’Integrazione del Movimento Socialista per l’Integrazione (LSI) è riuscita ad ottenere 4 seggi, invece l’Alleanza del Polo della Libertà non è riuscita a superare la soglia minima di 5% prevista per le coalizioni in nessuna circoscrizione.
Consolazione magra per il PS che si riconferma primo partito del paese con 620.586 voti ossia il 40,85%, poco più di 10,000 dai 610.463 voti ottenuti dal PD, seconda forza politica albanese con il 40.18%. Terzo partito, il LSI con il 4,85 % ossia 73.678 voti, seguito dal Partito Repubblicano con il 2,11% (31.990 voti) e il Partito Socialdemocratico con il 1,76% (26.700 voti). Il PBDNJ e il PDI che hanno ottenuto ciascuno un seggio sono arrivati sesto e settimo, rispettivamente con l’1,19% e il 0,95%.
Calcolando i voti ottenuti dalle 4 coalizione concorrenti, due del centro-sinistra e due del centro-destra, senza considerare i contesti pre e post elettorali, il centro-sinistra ha ottenuto circa 25.000 voti in più rispetto al centro-destra. Tuttavia la coalizione del PD è prima su scala nazionale con il 46,92%, quella del PS seconda con il 45,34%, quella del LSI, terza con il 5,56% e il Polo della Libertà ultimo con il 1,82% dei voti.
I ritardi
I ritardi nella certificazione dei risultati definitivi si devono soprattutto alla prassi consolidata nei processi elettorali della transizione con lo scopo di determinarne il vincitore, e in misura minore ai meccanismi di scrutinio e ricorso previsti dal Codice Elettorale, figlia del contesto albanese. Prima e durante il giorno delle elezioni, la classe politica ha sempre cercato di influenzare il risultato in diversi modi. Alcuni sono scomparsi, altri persistono. Ad esempio, il voto di scambio, ossia piccole somme di denaro fino ai 100 euro, o condizionamenti e promesse per posti di lavoro, per un voto che vale una legislatura. Sicuramente la situazione è migliorata, ma il fenomeno viene testimoniato da elettori di zone rurali e periferiche e non ci sono ricerche per misurarne l’entità e l’estensione sul territorio.
È ampiamente condiviso il fatto che le tornate elettorali albanesi sono state sempre caratterizzate da brogli e irregolarità, tuttavia in diminuzione o in via di perfezione. L’unica soluzione accettata dai partiti per garantire il processo è stata il controllo politico di tutte le strutture elettorali dai 7 membri della CEC a quelli dei gruppi di scrutinio, proposti e eletti dalle forze politiche. Le ricadute di una simile scelta si riflettono sull’andamento del processo, generando ritardi e ricorsi. Può succedere che un membro di commissione blocchi la votazione, oppure le procedure di chiusura del seggio. Lo scrutinio avviene nei centri dei 66 Commissioni Zonali per l’Amministrazione delle Elezioni (KZAZ) e inizia quando vi arrivano tutte le urne dei seggi elettorali della zona di competenza. Per questo motivo, in molti dei 66 centri è iniziato la mattina o il pomeriggio del 29 giugno anche se le votazioni si erano chiuse alle 19 del giorno precedente. Inoltre, la molle di lavoro che gli scrutinatori hanno dovuto sopportare ha rallentato il ritmo.
Comunque la vera ragione dei ritardi in fase di scrutinio risale al comportamento dei partiti politici impegnati in una battaglia all’ultimo voto dal momento che non ci sarebbe stata una maggioranza larga per poter governare. In molte KZAZ, lo scrutinio è andato avanti fino a una settimana, molto oltre le attese ottimistiche del Codice Elettorale che prevede la delibera dei risultati da parte di ogni KZAZ entro le 17.00 del giorno successivo le votazioni. Ci è voluto l’intervento della CEC per riprendere lo spoglio nei casi in cui era stato bloccato oppure, quando non si trovava l’accordo, per trasportare le ultime urne verso la sede della CEC a Tirana e decidere cosa farne. La CEC certifica i risultati per ognuna delle 12 circoscrizioni elettorali, ma per poterlo fare ha bisogno delle delibere di tutte le KZAZ che compongono una circoscrizione, solo in questo modo si apre la strada agli eventuali ricorsi che potrebbero protrarsi per più di un mese, oppure in loro mancanza all’assegnazione dei mandati e alla certificazione dei risultati definitivi.
I ricorsi
Il PS e la sua coalizione sotto di 6 seggi rispetto a quella del PD, ha riposto le speranze di poter ribaltare il risultato nei ricorsi contro le delibere della CEC. I socialisti reclamavano di poter ottenere quattro mandati, rispettivamente nelle circoscrizioni di Fier, Berat, Tirana e Scutari, minacciando di non voler riconoscere il risultato delle elezioni se la CEC non le avesse dato ragione. Il PD ha impugnato i risultati di Fier e Berat, invece il LSI di Meta che aveva gridato ai brogli elettorali non ha fatto nessun ricorso.
Come previsto dal Codice Elettorale, i partiti politici possono ricorrere contro le delibere delle singole KZAZ oppure contro quelle della CEC, su due livelli: il primo alla CEC, e il secondo al Collegio Elettorale istituito presso la Corte d’Appello di Tirana. La sentenza di quest’ultimo è definitiva e permette alla CEC di modificare le sue delibere precedenti, assegnare i mandati per le circoscrizione rimaste in sospeso e certificare i risultati definitivi.
La CEC ha accettato solo uno dei 4 ricorsi dei socialisti, decidendo di scrutinare 10 urne della Circoscrizione di Fier non incluse nei risultati deliberati in precedenza. Lo scrutinio ha dato al PS un altro mandato, che sostanzialmente non ha cambiato nulla. Certo, la coalizione del PD da 71 mandati, il minimo necessario per formare un governo, è passato a 70, ma l’accordo post-elettorale tra Meta e Berisha, aveva reso innocuo qualsiasi tentativo di ribalta del risultato. Dall’altra parte, la CEC non ha preso in considerazione le richieste per il riconteggio dei voti avanzate dai due membri della CEC proposti dai socialisti per Berat, Scutari e Tirana, perché il riconteggio non poteva riguardare l’intera circoscrizione e non si sarebbero riportate nelle delibere delle KZAZ di queste circoscrizioni contestazioni su irregolarità del processo.
Secondo l’articolo 138, comma 3, la CEC è obbligata a fare il riconteggio “di determinati voti” quando viene richiesto da due dei suoi membri. I socialisti sono andati avanti con i ricorsi, facendo affidamento al Collegio Elettorale. Ironia della sorte, il Collegio Elettorale ha dato ragione al PS sempre su Fier, escludendo i voti di un seggio dal risultato finale di questa circoscrizione, fatto che non ha aumentato i mandati del centro-sinistra. Invece su Berat, Tirana e Scutari, nulla da fare. Il Collegio ha respinto i ricorsi della sede rosa, mandando su tutte le furie parte dell’establishment socialista che sperava di ottenere almeno un altro mandato a Berat.
Le reazioni
Alla comunicazione dei risultati definitivi da parte del Presidente della CEC, Arben Ristani, il primo di agosto, la reazione del PS è stata immediata. Con un comunicato stampa riferito ai giornalisti dal rappresentante legale del PS, Genc Gjonçaj, i socialisti hanno confermato la loro posizione di non “voler riconoscere nessun risultato elettorale deformato”. Per la sede rosa, la CEC non ha fatto altro che certificare “un processo caratterizzato da standard di una democrazia mancata in cui il potere decide il vincitore a prescindere dalla volontà e il voto dei cittadini”. I socialisti non risparmiano le critiche verso la CEC definendola “un reparto d’assalto contro la trasparenza del processo elettorale e il diritto costituzionale dell’uguaglianza del voto, dello scrutinio e del suo riconteggio”. La CEC, assoggettata alla volontà della maggioranza al governo, avrebbe utilizzati standard doppi, “prendendo decisioni diverse sulle stesse questioni”. Tuttavia, il PS si dice convinto di voler continuare la sua battaglia legale e politica anche all’estero per dimostrare i brogli e le irregolarità che hanno caratterizzato queste elezioni. Di fatto, mercoledì scorso, i socialisti hanno consegnato presso le missioni internazionali e le ambasciate di alcuni paesi presenti in Albania, un fascicolo con le irregolarità riscontrate durante il processo elettorale.
Secca la risposta della sede blu che ha difeso l’operato della CEC e ha lodato le elezioni come le migliori della transizione albanese. La portavoce dei democratici, Erla Mëhilli, ha voluto ricordare che la CEC “per la prima volta negli ultimi 17 anni, con una votazione 7 a 0 ha deliberato il risultato delle elezioni del 28 giugno”. Per il PD, la decisione all’unanimità dai sette membri della CEC, proposti ed eletti da tutte le forze politiche è un grande traguardo, un nuovo standard e una testimonianza forte della maturità democratica raggiunta dalle istituzioni responsabili per l’amministrazione delle elezioni. E proprio questa decisione sarebbe “un motivo reale perché tutte le forze politiche accettino il risultato delle elezioni”. Tuttavia, va ricordato che molte delle decisioni della CEC durante il processo elettorale sono state prese con maggioranza semplice di 4 a 3.
Mercoledì e giovedì scorso non è mancato neanche un battibecco tra il Presidente delle CEC, Ristani, designato dai democratici, e la sua vice, Dëshira Subashi, designata dai socialisti. Per la Vice presidente della CEC, il Collegio elettorale della Corte d’Appello non ha rispettato la legge nel deliberare le sue decisioni, riferendosi al diritto dei due membri della CEC di richiedere il riconteggio dei voti. Invece il Presidente Ristani, si è schierato alla difesa del Collegio elettorale, definendo la posizione di Subashi politica, e la richiesta di riconteggio in mancanza di irregolarità riportate nei verbali e prove, inaccettabile.
I risultati definitivi delle elezioni aprono nuovi scenari nella politica albanese. Intanto c’è l’incognita della nuova alleanza PD – LSI che il tempo e i compromessi tra le parti dimostreranno quanto durerà. I socialisti per l’integrazione cercheranno di far pesare i loro quattro mandati per portare avanti la loro richiesta per un nuovo Codice Elettorale e inserire tra le priorità del programma governativo l’agricoltura, l’ambiente e l’occupazione. Invece nel campo socialista si attendono dibattiti accesi nel Congresso straordinario convocato per la fine di agosto, in cui molti temono la ricandidatura di Rama alla guida dei socialisti che per statuto dovrebbe dimettersi perché non ha vinto le elezioni.
Molte le attese anche per il rapporto finale della missione ODIHR dell’OSCE sul processo elettorale. Tutta la classe politica attende il voto del fattore internazionale che molto probabilmente arriverà in concomitanza con la prima seduta del nuovo parlamento che si dovrà tenere non prima del 4 settembre prossimo. Fin ad allora sarà tempo di vacanze, negoziazioni e nuove configurazioni politiche in seno al centro-sinistra.
(http://www.albanianews.it/politica/100809-i-risultati-definitivi-non-ribaltano-quelli-preliminari) |
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Enviado - 11 agosto 2009 : 12:37:48 |
Albanie: le Parti socialiste ne reconnaît pas le résultat officiel des élections
Par Rozeta Rapushi Koha Jone, 2 août 2009 Traduit par Mandi Gueguen LE COURRIER DES BALKANS mercredi 5 août 2009
Le Parti socialiste (PS) a fait savoir qu’il ne reconnaissait pas les résultats officiels des élections du 28 juin 2009, publiés le 1er août par la Commission centrale des élections (KQZ). Ces résultats accordent une courte victoire au Parti démocratique (PD) de Sali Berisha.
C’est le porte-parole du PS auprès de la KQZ, Genci Gjoncaj, qui en a fait l’annonce après avoir boycotté la réunion préalable à la proclamation des résultats. «Le PS ne reconnaîtra aucun résultat déformé des élections», ceci afin d’éviter «la déformation future de toutes les institutions», a-t-il affirmé.
«Le PS a identifié les moyens politiques et légaux, à l’échelle nationale et internationale, afin de continuer sa bataille, qui n’est pas seulement celle d’un parti politique dépossédé de ses voix par la corruption du gouvernement qui a ignoré les procédures de transparence», poursuivait Genci Gjoncaj dans sa déclaration. Le PS se fait donc le chantre d’un combat qui veut défendre la vérité et une Albanie européenne, tout en préservant l’avenir de la démocratie. Son porte-parole a accusé directement les membres du KQZ qui ont cautionné par leur vote un processus qualifié de «déformé et indigne d’une démocratie» par le PS.
«Malheureusement, et contrairement à l’avis des optimistes qui croyaient que 18 années de tricheries électorales garantiraient les standards minimaux attendus par les citoyens albanais, les pouvoirs locaux et les partenaires internationaux du pays, le processus électoral a été marqué par des manipulations dans tout son déroulement», a déploré le porte-parole du PS. Le principal adversaire du Parti démocratique de Sali Berisha soutient que le processus électoral a succombé aux pressions politiques qui l’ont emporté sur la loi.
Selon Genci Gjoncaj, le KQZ s’est transformé en une structure partisane, qui a validé un processus de manipulation, qui menace la légitimité des institutions et celle du nouveau gouvernement. «Cette commission est un instrument dans les mains du pouvoir politique du PD, particulièrement de son chef et Premier ministre, Sali Berisha», concluait, amer, le porte-parole du PS.
(http://balkans.courriers.info/article13442.html) |
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Enviado - 10 agosto 2009 : 21:02:57 |
Mueren cuatro policías y un delincuente en un tiroteo en Albania
ADN.es / EFE - Tirana 7-08.2009
Al menos cuatro policías y un presunto delincuente resultaron muertos en un tiroteo ocurrido hoy en la ciudad albanesa de Durres, durante una operación para detener a uno de los criminales más buscados del país, que fue herido y arrestado.
La Policía albanesa informó de que Dritan Dajti y un acompañante respondieron con disparos a los llamamientos de los agentes para que el primero se rindiera, cuando acudieron a capturarlo a una de las zonas más concurridas de la popular playa de Durres.
Durante el tiroteo murieron cuatro agentes, entre ellos el jefe de operaciones especiales de la Dirección General de la Policía, Fatos Xhani, así como la persona que estaba con Dajti y que abrió fuego contra los efectivos.
El propio Dajti resultó herido y fue trasladado al hospital militar de Tirana.
Algunos testigos declararon a las televisiones locales que vieron varios heridos en la playa y relataron que los turistas abandonaron el lugar presas del pánico.
En 2003, Dajti protagonizó una espectacular fuga de los Juzgados de Tirana, poco después de comenzar un juicio en su contra por asesinar a un empresario de la construcción en 1999.
El delincuente, que fue condenado en ausencia a veinte años de prisión, ha vivido desde entonces en la clandestinidad y la Policía sospecha de que ha ordenado varios asesinatos a sueldo.
(http://www.adn.es/sociedad/20090807/NWS-1040-Albania-Mueren-delincuente-policias-tiroteo.html) |
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Enviado - 04 agosto 2009 : 21:42:06 |
Géopolitique: l’«Albanie naturelle», c’est pour bientôt?
Panorama, 28 mai 2009 Traduit par Mandi Gueguen LE COURRIER DES BALKANS Jeudi 30 juillet 2009
Koço Danaj, politologue albanais, vient de publier un nouvel ouvrage intitulé Le Projet de l’Albanie Naturelle. Ce partisan de l’unification de la nation albanaise y expose à nouveau son point de vue sur la question, tout en expliquant pourquoi ce projet a toutes les chances d’aboutir dans les années qui viennent. Pas sûr que les pays voisins soient convaincus par sa démonstration, et encore moins qu’ils adhèrent à son idée. Un livre qui ne manquera pas de susciter la polémique.
Au cas où les dirigeants albanais oseraient réaliser l’unification de toutes les terres «albanaises», le projet de Koço Danaj pourrait être utile pour la justifier. Le politologue albanais, qui, depuis longtemps, soutient ouvertement la thèse de l’unification des zones albanophones des Balkans, est l’auteur de plusieurs ouvrages consacrés à ce projet.
Après L’Albanie naturelle, Condamnés à se réunir, La Rébellion suspendue, il vient de publier Le Projet de l’Albanie Naturelle, un ouvrage de 200 pages, présenté sous forme de programme politique qui défend et argumente les raisons pour lesquelles les terres albanaises doivent être unifiées. L’ouvrage paraîtra en albanais, en anglais, en grec, en serbe et en macédonien. 50.000 exemplaires ont été prévus pour le premier tirage de l’ouvrage auquel on assure déjà une intense promotion.
Les détails du projet de Koço Danaj
Selon Koço Danaj, le projet d’«Albanie Naturelle» se fonde sur l’héritage historique des Albanais de l’époque de Skanderbeg à l’expérience de la Ligue de Prizren (1878), mais aussi sur l’Assemblée de Vlora qui a proclamé en 1912 l’Indépendance de l’Albanie naturelle et non de l’Albanie dans ses frontières actuelles.
«L’Albanie actuelle est le produit de la Conférence de Londres de 1913. [Mon] projet se fonde sur les documents de la Conférence de Bujani du 31 janvier 1943, qui avait proclamé l’union de l’Albanie et du Kosovo après la fin de la Seconde Guerre mondiale. Il s’appuie aussi sur le serment des combattants de l’Armée de Libération du Kosovo (l’UÇK), des Albanais combattants de la Macédoine, de la Vallée du Preševo, qui avaient fait de l’unification de la nation albanaise le fondement même de leur bataille. Il se réfère encore à la Constitution de la République d’Albanie, adoptée par référendum en 1998 et qui considère l’union des Albanais comme une aspiration légitime et séculaire», affirme le politologue dans son ouvrage.
Connu pour ses thèses unificatrices, Koço Danaj explique pourquoi le moment est plus qu’opportun pour la sortie de son livre: «Le projet d'"Albanie Naturelle" a été élaboré en tenant compte de la réalité politique régionale. Dans les sphères politiques et les gouvernements démocratiques de la région il n’existe pas de sujets tabous et celui qui concerne les fondements des nations en fait partie. L’espace albanais est actuellement en train de passer du pluralisme régional au pluralisme politique. Malgré les difficultés réelles, le progrès est présent. Le fondement du pluralisme politique est l’état nation non l’état multinational ou l’état principauté ou l’état sans nation» argumente-t-il.
L’ouvrage Le Projet de l’Albanie Naturelle analyse en profondeur les changements géopolitiques intervenus dans la région, qui vont en faveur de l’union de la nation albanaise tels que le rétablissement, grâce à l’action des grandes puissances, des ruptures dues à un passé conflictuel.
Koço Danaj explique aussi les moyens qui peuvent être utilisés pour réaliser le rêve des Albanais. «l’Albanie Naturelle verra le jour grâce au dialogue et au débat démocratique. Un siècle durant, beaucoup de sang albanais a été versé, plus qu’il n’en faut pour bâtir plusieurs Albanies. Cela suffit. Le projet repose sur une seule idée: Dialogue ouvert à tous, dialoguer sur tout avant de décider quoi que ce soit».
Revenant sur l’idée que le moment est venu pour l’«Albanie Naturelle» d’exister, l’auteur précise: «Aujourd’hui, moment où la force de droit l’emporte sur le droit de la force, il est temps que les Albanais revendiquent leurs droits nationaux. C’est pour cette raison que le Projet donne la priorité au débat, au dialogue, au respect d’un des principes fondamentaux de la démocratie qui est l’auto-détermination des peuples et surtout le besoin du référendum populaire».
Naturellement, comme toute idée de ce genre, le livre de Koço Danaj ne sera pas sans provoquer quelques réactions vives des États voisins. L’auteur devance ces craintes en affirmant que les voisins de l’Albanie n’ont pas à avoir de l’Albanie naturelle. «Le nationalisme albanais respecte la culture et les traditions de ses voisins, il est noble, souhaitable, indiscutable et nécessaire à la stabilité de la région. Le projet soutient la thèse selon laquelle l’Albanie Naturelle est une notion progressiste. Et progressiste, l’Albanie le sera aussi dans son futur proche».
(http://balkans.courriers.info/article13050.html) |
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Enviado - 03 agosto 2009 : 23:38:56 |
Los resultados oficiales de las elecciones en Albania confirman el triunfo de Berisha
EPA / Agencia EFE 1.08.2009
Tirana, 1 ago (EFE).- Los resultados oficiales de las elecciones generales celebrada en Albania el 28 de junio, publicados hoy, confirman la victoria del conservador Partido Democrático (PD) del primer ministro Sali Berisha.
El presidente de la Comisión Electoral Central, Arben Ristani, declaró este sábado en rueda de prensa en Tirana que la coalición derechista liderada por el PD obtuvo el 46 por ciento de los votos, con lo que ocupa 70 de los 140 escaños del Parlamento.
La coalición de izquierda dirigida por el Partido Socialista (PS) logró el 45 por ciento de los votos y 66 diputados.
En tercer lugar se sitúa el Movimiento Socialista para la Integración (LSI), una escisión del PS, que se ha hecho con cuatro escaños.
Berisha ha acordado gobernar en coalición con el LSI de izquierda ya que las fuerzas conservadoras no pueden formar en solitario el nuevo Gobierno, que necesita el apoyo de 71 diputados.
Sin embargo, el líder del PS y el alcalde de Tirana, Edi Rama, declaró que no reconoce el resultado electoral y acusó a Berisha de fraude y "deformación intencionada del proceso y de los resultados".
Pese a que el PS considera las instituciones surgidas de estas elecciones de "legitimidad menoscabada", ha prometido que no abandonará el nuevo Parlamento.
Además, utilizará todos los medios democráticos, incluso las protestas callejeras, para conseguir la convocatoria de elecciones anticipadas.
Albania estuvo bajo una fuerte presión internacional para organizar estas elecciones de acuerdo con los estándares democráticos internacionales, ante sus aspiraciones de adherirse a la Unión Europeo (UE).
Los observadores internacionales han apreciado la voluntad de la población de votar en paz, pero han criticado el lento proceso del recuento de votos, que según ellos ha estado influido por las interferencias políticas.
Mediante un informe preliminar, la Organización para la Seguridad y Cooperación en Europa (OSCE) calificó de "malo" el proceso del escrutinio de votos en todo el país, y de "muy malo" en 22 de los 66 centros del recuento.
Según los representantes de la UE en Tirana, la respuesta a la solicitud de adhesión que Albania presentó el pasado abril a Bruselas está pendiente de la valoración que la OSCE hará sobre el proceso electoral en su informe final.
En estos comicios, más de 1,5 millones de albaneses depositaron su voto, lo que representa el 50,7 por ciento del electorado, de acuerdo con los datos oficiales.
(http://www.google.com/hostednews/epa/article/ALeqM5ic_AnBcMt9vb2LyAkinnJY8iq-9A) |
| alazaro |
Enviado - 22 julio 2009 : 23:43:59 |
Berisha, il calcio e il petrolio albanese Amico del presidente, gestisce il mercato della benzina
Fernando Pellerano CORRIERE DI BOLOGNA.it 17 luglio 2009
Rezart Taçi è già presidente di una squadra di calcio, i cui colori sociali sono il rossoblù: maglia blu e riga centrale verticale rossa, pantaloncini blu, calzettoni rossi. Si chiama KS Gramozi Ersekë ed è appena stata promossa dalla prima divisione alla Superliga albanese.
Rezart Taçi ha di recente trasformato la statale Armo nella privata Taçi Oil International, grazie a un investimento di 128 milioni di euro sul quale ci sono state tante polemiche e diversi lati oscuri. La TOI, i cui distributori, a tinte verdi, sono ovunque in Albania, è la più grande e importante compagnia petrolifera del paese. Gli investimenti della compagnia nei prossimi due anni sono stimati in 100 milioni di euro.
Personaggio di spicco in Albania, amico di Berisha, Taçi, la cui famiglia ha creato un impero diventando fra le più ricche del Paese, ha una grande passione: il calcio. L’amicizia che lo lega a Berlusconi, Galliani e il Milan è nota, non a caso con i rossoneri ha organizzato nel 2008 e nel 2009 due partite a Tirana (pagate 4 milioni di euro senza colpo ferire) come finali del Trofeo Taçi Oil organizzato con il patrocinio dell’Unicef. Già l’anno scorso, era intenzionato a entrare nel calcio italiano facendo diverse offerte non solo al Bologna, ma anche al Cagliari e al Livorno. La Superliga albanese, con i suoi rossoblù autoctoni, non gli basta più.
Anche Igli Tare conosce bene Rezart Taçi. «Persona davvero per bene, capace e carismatica, assolutamente in grado di allestire un management all’altezza della serie A italiana. Bologna è una piazza importante dove sono convinto che potrà fare bene. L’unico problema è quello di essere un albanese: un tempo arrivavamo affamati sui barconi, oggi torniamo per comprare una società di calcio. Ma il mondo gira». Come una palla
(http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/rossoblu/2009/17-luglio-2009/berisha-calcio-petrolio-albanese-1601577886568.shtml) |
| alazaro |
Enviado - 21 julio 2009 : 01:03:47 |
Car explodes in front of Albanian parliament
ASSOCIATED PRESS (AP) 15.07.2009
TIRANA, Albania (AP) — Police say a car parked in front of Albania's Parliament has exploded, but there were no injuries.
Police spokesman Klodian Branko says the Mercedes owned by a private company exploded at about 11 p.m. (2100 GMT) in Tirana, Albania's capital, damaging windows in nearby buildings.
Police are investigating the cause of the blast and declined to provide any more information.
Albania held parliamentary elections June 28 that are considered an important test for the tiny Balkan country's progress of democracy. Final results have yet to be announced amid complaints by political parties.
(http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5jhDwJVkh94BqLrc33VyMEjwlhuegD99F50VG0) |
| alazaro |
Enviado - 20 julio 2009 : 01:04:10 |
Albanian Elections Produce Unstable Parliament
Ledion Krisafi* Worldpress.org July 14, 2009
No final result has yet been announced, but unofficially the Albanian Democratic Party has won the parliamentary elections of June 28th. Almost 50 percent of registered Albanians voted. The Democratic Party took 68 seats of 140. In coalition with two other right-wing small parties, it has 70 seats. The result of these elections is a split Parliament that can hardly be called stable.
The difference between the two major parties was so small that the result was almost a draw. The new electoral system adopted in December 2008 was proportional on a regional basis, with the country divided between twelve regions. The small parties, which for more than 18 years have been part of the Albanian parliament, didn't have a chance to get in. In some regions a Party needed almost 20 percent of the votes to get one representative. The intention of this system was to produce a stable parliament and government with no small parties. Some called this system discriminating, as only five parties made it into the new Parliament. Now only one representative of these small parties will have a chance to make a difference. Despite this streamlining of the country's political parties, these results have created a parliament that is more unstable than before.
This situation has forced a coalition between the right-wing Democratic Party and the left-wing party Socialist Movement for Integration (S.M.I.). Other left-wing parties have gone so far as to call this coalition immoral. S.M.I. Chairman Ilir Meta, during interviews with local media before the elections, said that a coalition with the Democratic Party of Prime Minister Sali Berisha was impossible. During the electoral campaign, he assigned all the problems that Albania faces today to the government headed by Berisha. This coalition will be a hard test for the Albanian democracy.
Berisha, whose party won, said that these were the best elections Albania has ever had. On the other side, Socialist Party Chairman Edi Rama criticized the election process, saying that the standards required of a country that is now part of NATO were not achieved. Rama said the process had a lot of problems, especially during the counting of votes. During a joint press conference after the elections, the international election observer missions said that the expected standards were not fully met but that progress was made. "The country has matured, it has made progress, and many of the fears we had only some months ago have not materialized," said Wolfgang Grossruck, vice-president of the O.S.C.E. Parliamentary Assembly and Special Coordinator of the O.S.C.E. short-term observer mission.
The election operation, which was redesigned for a more transparent process, suffered only a few problems. The counting process proved difficult, using technology that had not been implemented before. Cameras were installed in every counting room and every vote was scanned before counting. The new I.D. cards were problematic in some cases, but in general the elections process, technology and the I.D. cards were a mark of major progress.
The ordinary citizens of Tirana are split in their opinions about the elections. If they favor the winning party, they tend to view the elections as a great result with standards being achieved. Some of them say that Albania has held the best elections since the fall of communism in 1991 and that this demonstrates the merit of the democratic government. On the other hand, people who favor the Socialist Party tend to view the process negatively. They emphasize the flaws in the process, such as the I.D. cards not being equally distributed and the counting process resulting in conflicts—as in the case in Fier and the allegations for stealing votes in Shkodër and Berat, respectively.
These elections showed that Albanians remain evenly divided on their political preferences, even though the two major parties had little differences in their programs. European integration and visa liberalization with E.U. were two major issues during the electoral campaign, but a poll conducted by Zogby International showed that Albanians are little influenced by the campaign. The voting in general is based on regional and leadership preferences. The leaders of two major parties dominated the election, leaders who spent more time during the campaign singing songs about the need to change Albania than talking about real issues that can bring change to the country.
In the new Albanian Parliament, 55 percent will be representatives who were never before part of it. Also, 15 percent of the 140 seats will be female representatives. The law approved in December 2008 predicted that 30 percent of the 140 representatives have to be females, but the law was bypassed by the political parties. The new Parliament will have more jurists, economists, businessmen and journalists. "Greater efforts still need to be made by all political forces in order to meet demanding international standards," said Bruce George, head of the delegation of the NATO Parliamentary Assembly.
* Ledion Krisafi is a freelance journalist living in Tirana, Albania. (http://www.worldpress.org/Europe/3380.cfm) |
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Enviado - 17 julio 2009 : 13:27:39 |
Intégration européenne: la route risque encore d’être longue pour l’Albanie
Par Déborah Grbac Le Courrier des Balkans Vendredi 10 juillet 2009
Dans la longue route qui mène à l’Union européenne, Tirana semble avoir pris du retard par rapport à d’autres pays des Balkans comme le Monténégro. De fait, l’histoire de l’Albanie est très différente de celles des États issus de l’ancienne Yougoslavie, et des mécanismes spécifiques d’acquisition de l’acquis communautaire vont devoir être mis en place pour intégrer un jour l’Albanie aux structures communautaires. Du moins, si les pays européens parviennent à dépasser la crise institutionnelle qui secoue l’Union.
Un élan printanier soufflerait-il sur les pays des Balkans occidentaux qui ont pour ambition de rejoindre l’UE? Le Monténégro, qui avait présenté sa demande d’adhésion le 15 décembre 2008, a vu celle-ci acceptée quatre mois plus tard, le 23 avril dernier, à l’occasion du premier Conseil de l’Union européenne après la validation du COREPER II, le Conseil des représentant permanents de l’Union européenne. Après y avoir renoncé dans un premier temps, l’Albanie s’est saisie de l’élan initié par son voisin en présentant sa demande d’adhésion à l’UE. Toutefois, les deux candidatures n’ont pas bénéficié du même accueil.
Les relations de l’Albanie avec l’Union européenne sont depuis toujours frileuses et tourmentées. Les difficultés économiques, la présence d’une criminalité enracinée dans le pays et active dans toute l’Europe, le fort niveau de corruption, y compris de la scène politique albanaise, ont dissuadé l’UE d’accorder à l’Albanie un statut de pays démocratique, aux institutions stables et à l’économie de marché viable. Or, pour être intégré à l’Union européenne, un État doit répondre à certains critères politiques, être démocratique, avoir des institutions stables et respecter les droits de la personne et des minorités. Le pays doit aussi avoir une économie de marché viable et ouverte, laisser jouer la concurrence et les forces libres du marché. Enfin, cet État doit avoir la capacité d’adopter l’«acquis communautaire», c’est-à-dire l’ensemble de la législation qui régit l’Union européenne, ses règles, ses dispositions relatives aux traités et aux accords internationaux.
Si l’on connaît la situation effective du pays, on peut donc comprendre pour quelles raisons l’accueil d’une telle nouvelle de la part des institutions européennes a été mitigé.
Lisez l'article complet à http://balkans.courriers.info/article13181.html |
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Enviado - 11 julio 2009 : 00:33:38 |
Albania meno povera
Marcello Berlich (ICE.GOV.IT) PORTALINO Mercoledì, luglio 08 2009
La crescita economica registrata negli ultimi anni in Albania ha influito nella forte riduzione del livello di povertà. Sulla base dei dati ufficiali, nel 2005 il numero delle persone in stato d´indigenza è stato pari a 575.000. Negli ultimi tre anni, invece, sono state sottratte alla fame 400.000 persone, scrive l´ICE.
Nel 2002 il livello di povertà della popolazione albanese è stato del 25,4 per cento, nel 2005 era del 18,5 per cento, mentre nell´anno precedente questo indicatore ha raggiunto il 12,4 per cento. Secondo gli esperti, il livello di povertà ha registrato un considerevole miglioramento soprattutto nelle zone rurali.
Altri fattori positivi che hanno influito nella riduzione di questo indice sono rappresentati dall´incremento delle pensioni e dell´effettuazione degli investimenti infrastrutturali. Questo ultimi hanno dato luogo alla creazione di nuovi posti di lavoro.
(http://www.portalino.it/nuke/modules.php?name=newsout&file=print&sid=37991) |
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Enviado - 09 julio 2009 : 22:59:51 |
Meta dice SI a Berisha
Scritto da Alban Trungu AlbaniaNews Domenica 05 Luglio 2009
Inizia a configurarsi l’ alleanza post elettorale per la formazione del governo futuro. La CEC ha pubblicato venerdì sera i risultati preliminari che danno 71 mandati alla coalizione dei democratici, ed è bastato perché ieri a mezzogiorno Berisha rivolgesse un invito ufficiale al LSI di Meta, che quest’ultimo ha accettato pubblicamente un’ora dopo. Nei loro discorsi Berisha e Meta si sono trovati d’accordo sulle ragioni che portano i due partiti ad allearsi, ma Meta ha voluto ribadire che il processo elettorale è stato compromesso e LSI è stata vittima dei brogli messi in atto dal PS. La reazione dalla sede rosa è arrivata in serata, Rama ha definito Meta la stampella del primo ministro rovesciato e la coalizione governativa nascente l’affare più vergognoso degli ultimi 18 anni, dicendosi deciso di voler seguire fino in fondo lo scrutinio dei voti e di indagare sul processo elettorale.
La miccia
Se ne parlava almeno da 4 giorni. Man mano che lo scrutinio si avvicinava alla fine, era chiaro a tutti che nessuna coalizione avrebbe avuto la maggioranza necessaria per governare: quella del PD era ferma a 70 mandati, quella del PS a 66, e i 4 mandati del LSI avrebbero fatto l’ago della bilancia. Mentre, i due partiti maggiori si sono dati ad uno scontro all’ultimo voto per aggiudicarsi almeno un mandato ciascuna, la sera del mercoledì scorso, Dritan Prifti, dirigente del LSI, eletto deputato nella circoscrizione di Fier, ha dichiarato in diretta televisiva che "il suo mandato sarebbe stato contro Edi Rama". Per di più, se la coalizione del PD si fermasse a 70 mandati, avrebbe offerto il suo a Berisha per formare la maggioranza governativa, a patto che quest’ultimo approvasse una legge elettorale per garantire nel futuro elezioni libere e trasparenti. Una posizione condizionata, secondo Prifti, dagli brogli messi in atto durante lo spoglio dagli scrutinatori socialisti a danno del LSI. Il progetto del PS per annientare il suo partito dalla scena politica non avrebbe funzionato, e Prifti ha voluto sottolineare che LSI è riuscito ad ottenere "4 mandati d’oro che valgono molto di più dei 40" che avrebbero preso se i loro voti non fossero stati rubati.
La dichiarazione di Prifti è stato un fulmine al ciel sereno per la sede rosa e per chi sperasse in’un alleanza post elettorale tra i due partiti socialisti se i numeri l’avrebbe reso possibile. Il PS si è sbrigata a sottolineare che LSI non avrebbe offerto i suoi mandati al PD perché i suoi voti sono stati contro Berisha. Di fatto, nei giorni dello scrutinio, i socialisti nel calcolo dei mandati utili per formare il governo avevano contato anche su quelli del LSI. Diversa la situazione nella sede blu. Dalla mattina del mercoledì, ripetevano di aver vinto almeno 71 mandati, anche la CEC non aveva pubblicato i risultati. Berisha ha accettato di non aver vinto secondo le sue attese e si è detto disponibile a governare il paese con una maggioranza più ampia.
La riflessione
Non si è fatta attendere la reazione ufficiale del LSI. Giovedì, il suo segretario generale, Petrit Vasili, ha definito la posizione di Prifti come personale e condizionata dagli orrori elettorali di cui è stato testimone durante il giorno delle votazioni e lo scrutinio dei voti. Vasili si è appellato a Berisha e Rama per "contribuire alla normalizzazione della situazione tesa creatasi e non ledere ancora di più gli standard già gravemente compromessi" delle elezioni del 28 giugno, ammonendo i due leader a porre fine ai tentativi di "cambiare il risultato delle elezioni con qualsiasi forma di pressione o mezzo illegale". Invece sulle alleanze post-elettorali avrebbe deciso il Consiglio Direttivo del partito. Decisione che è arrivata la sera dello stesso giorno. Sempre Vasili, in conferenza stampa, ha dichiarato che il LSI avrebbe atteso il risultato finale per quanto riguarda le alleanze post elettorali. Il segretario generale del LSI, ha voluto ribadire la grave compromissione degli standard del processo elettorale, comunicando che il suo partito ha già elaborato il primo rapporto con le irregolarità e i brogli constatati che sarà consegnato agli organismi internazionali presenti in Albania. Inoltre, non ha risparmiato le critiche verso Rama, riconfermando in sostanza le accuse di Prifti. "Rama non ha nessun diritto politico e morale di parlare in nome dei mandati del LSI", ha detto Vasili, perché avrebbe orchestrato un’azione poliziesca e finanziaria per compromettere il processo elettorale con lo scopo di annientare il LSI.
L’invito
La comunicazione dei risultati preliminari da parte della Commissione Elettorale Centrale venerdì sera che davano per vincente la coalizione dei democratici con 71 mandati, è bastata perché l’invito di Berisha per il LSI di Meta diventasse ufficiale, ieri mattina. "Sono qui per invitare pubblicamente il LSI per formare il governo dell’integrazione all’Unione europea", ha detto Berisha in conferenza stampa, ricordando che il sovrano gli "aveva donato la vittoria ma anche imposto la coalizione" governativa con altri partiti fuori dalla coalizione preelettorale, e il LSI sarebbe "il partito con il programma più vicino" al PD. Il leader democratico ha definito il partito di Meta come una rappresentante dignitosa del centro-sinistra e ha riconosciuto che negli ultimi anni è stata penalizzata dai codici elettorali sia nelle elezioni del 2005 che quelle attuali, ma non per colpa del PD. Berisha ha scelto LSI anche perché, nell’ipotesi di una coalizione bipartisan del PD con il PS, il paese sarebbe rimasto senza opposizione. "Immaginate una coalizione governativa gigante e un’opposizione con solo 4 deputati. La metà di voi andrebbe in pensione o cambierebbe mestiere perché non ci sarebbero più notizie. Non si può vivere solo con le notizie del governo tutto il giorno", ha detto Berisha ai giornalisti presenti, accentuando che il governo con il LSI è lo schema migliore nell’interesse del paese perché si avrebbe non solo un governo solido ma anche un’opposizione solida.
Un’ora dopo l’Albania avrà il suo nuovo governo. Meta ha accettato l’invito di Berisha per la formazione del governo dell’integrazione europea e si è detto pronto ad iniziare i negoziati per la realizzazione del programma governativo. "Prendendo in considerazione i risultati delle elezioni del 28 giugno, la crisi economica, l’importanza della stabilità politico-istituzionale, la necessità di un governo efficiente e rappresentativo, dopo essermi consultato con gli attori nazionali e internazionali che richiedono il rafforzamento della stabilità nel paese e l’accelerazione delle riforme, con responsabilità storica e patriottica, accetto l’invito del leader della coalizione vincente". Meta ha detto di "non essere felice" per la posizione assunta e ha ricordato di "aver fatto tutti i tentativi per allontanare dal governo Berisha", cercando invano di allearsi con il PS prima delle elezioni. L’atteggiamento ostile dei socialisti nei suoi confronti nell’ultimo anno, e le condizioni in cui può versare il paese senza un nuovo governo, l’avrebbero spinto a coalizzarsi con Berisha. Il leader del LSI, ha ripreso il discorso di Berisha sull’opposizione solida, facendo notare che il suo partito poteva stare anche in opposizione ma si sarebbe trattato di un’opposizione di 4 deputati inefficiente per controllare l’operato di un eventuale governo PD-PS. Inoltre, un accordo Rama – Meta sarebbe impossibile e produrrebbe solo crisi anche se Meta sarà disponibile a collaborare con l’opposizione socialista per la realizzazione delle riforme.
Le reazioni
I socialisti hanno reagito in serata sull’accordo Berisha – Meta. Rama che festeggiava ieri il suo quarantacinquesimo compleanno, ha detto che sarebbe stato "il compleanno che non avrebbe mai dimenticato". L’accordo raggiunto tra il PD e il LSI è per il leader socialista l’affare più vergognoso degli ultimi 18 anni. Meta non ha fatto altro che trafficare "i 83 mila cuori d’opposizione che il 28 giugno hanno battuto per allontanare" Berisha dal governo, ha dichiarato Rama, riferendosi ai cittadini che hanno votato per il LSI. Mentre la lotta per il conteggio di ogni voto dell’opposizione continua, "Ilir Meta si è affrettato di prestarsi come la stampella del primo ministro rovesciato, rimettendo in piedi quella che egli stesso definiva fino a sei 6 giorni fa il governo di Gërdec". Per Rama, l’affare tra Berisha e Meta non può essere considerato la salvezza da un’eventuale governo Berisha – Rama, e non è successo per colpa dei socialisti, piuttosto per via di "un appetito insaziabile per il potere e per il controllo su canali di interessi finanziari". Ormai "il gioco politico è semplicemente un gioco, mentre dietro le quinte è stato accordato tutto tra gli avversari che sono tali solo nel gioco e partner dietro le quinte", ha continuato Rama, dicendosi deciso di voler di continuare con lo scrutinio dei voti e le indagini su queste elezioni e di "guidare il PS fino alla conclusione del processo elettorale".
Intanto, cresce l’opposizione all’interno del LSI per quanto riguarda la coalizione governativa con il PD. Il partito di Meta ha convocato la Convenzione Nazionale per martedì prossimo per discutere sull’accordo con Berisha, ma due alti dirigenti dei socialisti per l’integrazione, Fatos Klosi e Sabit Brokaj, contattati telefonicamente dal TV VizionPlus, hanno dichiarato di essere contrari al governo con Berisha che sarebbe stata una decisione del leader del LSI, Ilir Meta, e non delle strutture del partito.
Non ci è dato di sapere quali siano stati i compromessi alla base degli accordi tra Berisha e Meta, ma la retorica in salsa patriottica dei due leader convince poco. Non sapremmo mai neanche quali siano stati gli altri negoziati e i legami dietro le quinte tra i leader dei tre schieramenti maggiori e perché è prevalsa quella tra Berisha e Meta. Dovremmo augurarci che uno di questi leader da vecchio scriva le sue memorie con il cuore in mano. Sarebbe il servizio migliore che renderebbero alla tanta nominata patria in queste elezioni. Meta ha costruito la sua campagna elettorale come un’alternativa all’autoritarismo e alla corruzione di Berisha, dimostrandosi più radicale di Rama, e neanche Berisha non ha risparmiato le accuse contro Meta. Entrambi hanno rassicurato l’elettorato che non avrebbero mai fatto un’alleanza tra loro, ma i fatti parlano diversamente. Le divergenze tra i due partiti durante il mandato di Berisha e la campagna elettorale sarebbero molte, ma basta ricordare che Berisha adesso dovrà governare anche con il voto di Lefter Koka, "uno dei 4 mandati d’oro", eletto a Durazzo. Chi è? Per Berisha, che lo definiva "il capo del clan di Zemun", paragonandolo al clan mafioso serbo responsabile per l’uccisione del premier serbo Zoran Djindjic, Koka era il simbolo della corruzione dell’ultimo governo socialista tra il 2001 e il 2005. Grazie anche alla campagna contro di lui, Berisha è arrivato al potere nel 2005 per lottare la corruzione, ed è sempre grazie a lui che dovrà governare per i prossimi quattro anni.
(http://www.albanianews.it/politica/050709-il-lsi-accetta-linvito-del-pd-per-la-coalizione-governativa) |
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Enviado - 08 julio 2009 : 22:02:10 |
Los conservadores gobernarán Albania con el apoyo de un partido de izquierda
ADN.es, Barcelona / EFE - Tirana 04/07/2009
El Partido Democrático (PD) del primer ministro Sali Berisha volverá a formar gobierno en Albania gracias al apoyo del Movimiento Socialista para la Integración (LSI), después de que las elecciones del pasado domingo no arrojaran un ganador claro.
El líder del LSI, Ilir Meta, confirmó hoy en rueda de prensa que sumará los cuatro diputados que su formación ha obtenido a los del partido de Berisha, para crear un gobierno de coalición.
De esta forma, Meta respondió a la oferta de colaboración del primer ministro para formar un gobierno "sólido", después de que el recuento de votos, aún por concluir, haya dejado al PD a un escaño de obtener la mayoría absoluta.
(http://www.adn.es/politica/20090704/NWS-0551-Albania-conservadores-gobernaran-izquierda-partido.html) |
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Enviado - 08 julio 2009 : 21:25:07 |
Confusion over Albanian polls continues
HEARTH TIMES / DPA 04 July 2009
Tirana. - The confusion over the outcome of Albania's parliamentary election continued Saturday, six days after the polls closed, with reports of a victory for the ruling coalition, even though some ballots remained uncounted. The spokesman of the State Election Commission (CEC), Leonard Olli, said the coalition led by conservative Albanian Prime Minister Sali Berisha's Democratic Party won 71 out of 140 seats in the parliament.
At the same time he said that CEC still have not counted all the ballots - 50 out of 4735 ballot boxes remain untallied.
However, the vice president of the CEC said it was "inappropriate" for Olli to share that information so long as the vote counting was incomplete.
"No one can translate figures into mandates without the proper decision of the CEC. We are still far away from the certification of the mandates and the counting process hasn't ended yet," said Deshira Subashi.
"It was inappropriate information to the public which can also have political repercussions," Subashi added.
Commission chief Arben Ristani allegedly confirmed the victory of Berisha, but added that the final results will be published in three days.
The head of the opposition Socialists Party, Edi Rama, reacted immediately, saying Olli's statement was a political directive by Berisa.
The remaining ballots could lead to political stalemate if it turns out that all are for Rama's Socialists or their splinter Socialists Party for Integration (LSI). According to the preliminary figures, Socialist won 65 seats and LSI four in the parliament.
The conduct of Sunday's election was intended to act as a gauge for Albania's readiness to join the European Union. Other elections in the past two decades have been marked by chaos and violence.
The Organization for Security and Cooperation in Europe observing mission issued a preliminary report on the Albanian election describing Sunday's election flawed, though less so than in the past.
(http://www.earthtimes.org/articles/show/276083,confusion-over-albanian-polls-continues.html) |
| alazaro |
Enviado - 07 julio 2009 : 16:22:00 |
L’Albania sceglie Berisha e la solita sinistra si aggrappa ai brogli
Renato Farina LIBERO News.it 02/07/2009
Ci sono dei bidoni pieni di schede che sono ancora chiusi con il lucchetto. E discussioni su discussioni se si possano aprire o no e finalmente conteggiare. «No, il registro è irregolare, mancano i timbri, mancano le vidimazioni», dice il commissario di centrodestra a proposito di una sezione di Fier, patria di socialisti. Simmetricamente vengono bloccati per cavilli questi strani contenitori di plastica trasparente e infrangibile, trasportati dalle sezioni alla sede centrale per la conta. Così sessantacinque bidoncini - con dentro circa 25-30 mila voti su un totale di tre milioni di elettori - tengono fermo il responso finale per le elezioni in Albania. Forse oggi si completerà lo spoglio. Ma di sicuro ci saranno ricorsi e controricorsi.
Intanto un dato è certo: la maggioranza relativa va a Sali Berisha, con la sua coalizione dell’”Alleanza per il cambiamento” guidata dal Partito democratico. Ha (finora) il 46,76 per cento dei consensi, con 70 seggi su 140. I socialisti di Edi Rama sono al 45,43 per cento, e avrebbero oggi 66 seggi. Le schede mancanti potrebbero più probabilmente favorire Rama, perché come sempre al Sud sono più lenti, e a Sud c’è Scutari e c’è Fier, roccaforti rosse. C’è un 5,8 per cento che va al Movimento socialista per l’integrazione, il cui leader e Ilir Meta, e ora ha 4 seggi.
Se anche il computo finale dovesse premiare – nell’ipotesi peggiore per il centrodestra - i socialisti si arriverebbe a questa soluzione: Centrodestra 69; Sinistra 67; Centrosinistra 4. Al che uno pensa, secondo logica nominalistica: governo al centrosinistra. Invece no.
Inciucio alla slava
Chi avrebbe il compito di formare il governo sarebbe Berisha. E Ilir Meta, che è già stato primo ministro, venderebbe molto cari i suoi voti, ma preferirebbe mille volte Berisha rispetto a Rama. Il motivo? Semplice. L’anno scorso i due gladiatori locali, e cioè Berisha e Rama, odiandosi e disprezzandosi, fecero un inciucio per cambiare la legge elettorale e uccidere i piccoli. È stato così adottato il sistema proporzionale alla spagnola che comporta nei fatti una soglia di sbarramento altissima. Ci sono infatti dodici collegi elettorali, e magari in una provincia erano in palio tre seggi: logico che se li pappassero i primi due partiti. Solo a Tirana c’era margine per altri. A destra il nanetto da eliminare era il “Polo della libertà”. A sinistra il “Movimento socialista per l’integrazione”. L’operazione sulla destra è stata perfetta. Invece a Rama non è riuscita, Meta ha resistito, è decisivo, e non ha nessuna intenzione di accoppiarsi con chi ha cercato di strozzare il suo partito nella culla. Per questo ora i socialisti non ci vogliono stare, e proclamano brogli, chiamano in soccorso gli osservatori dell’Osce, del Consiglio d’Europa e della Nato per invalidare le elezioni.
Ma il sistema elettorale impedisce truffe nel conteggio. Infatti non si fa lo spoglio nelle singole sezioni, ma si sigillano le scatole di plastica, si mettono i lucchetti con codici segreti, come se le schede fossero diamanti, e vengono aperte sotto gli occhi di telecamere che registrano tutto. L’hanno studiata bene. Per questo le discussioni oggi sono sulla regolarità dei registri, sul numero dei lucchetti.
I socialisti sognano che gli osservatori dichiarino illegali le elezioni.
”Voti di famiglia”
Con molta prudenza, mostrando incongruenze e fenomeni arcaici come il “voto di famiglia” (padre, madri e figli insieme in cabina: io stesso ho assistito a diversi episodi di questo genere), però l’Albania progredisce negli standard di democrazia e vuole l’Europa.
Berisha ha perso seggi, ne aveva 83, ma può ancora governare, salvo colpi di coda improbabili. È un personaggio particolare. Dotato di molto carisma, parla con voce da attore consumato, ha avuto l’appoggio di Berlusconi, Merkel e Sarkozy e anche ad occhi neutrali è visto come il leader che ha modernizzato l’Albania, oggi in piena crescita economica nonostante la crisi (Pil 2008 +%,8; Pil 2009 previsioni: tra +1 e +4). È musulmano del tipo leggero e pure con il filtro, è stato medico personale di Enver Hozha, il tiranno comunista folle che ha cosparso il paese di 50mila bunker di cemento armato, ma ha voltato pagina.
Edi Rama, sindaco di Tirana, è un artista, giocatore di basket, volto da poeta maledetto e linguaggio inventivo alla Mourinho. È un furbone di tre cotte. Prevedendo la sconfitta, non si è dimesso per partecipare alle elezioni, ma ha intitolato lo stesso la lista al suo nome. Bel poeta che rischia tutto meno la poltrona.
(http://www.libero-news.it/articles/view/555575) |
| alazaro |
Enviado - 27 junio 2009 : 23:36:11 |
L'Albania alla NATO, integrazione e implicazioni
Scritto da Marion Gajda AlbaniaNews Martedì 23 Giugno 2009
Dal mese di aprile 2009, l'Albania fa parte della NATO. Il vertice della NATO del 3 – 4 aprile scorso, che in quella occasione ha festeggiato il sessantesimo anniversario della sua nascita, ha dato il benvenuto nell’Alleanza ad Albania e Croazia, portando a 28 il numero dei suoi membri.
Implicazioni per la Nato
Con il nuovo allargamento, la NATO entra in modo impetuoso nella penisola balcanica. La nuova situazione dovrebbe avere ricadute positive sulla sicurezza dell’area, ponendo fine alle crisi che l’area balcanica ha conosciuto negli anni ‘90, sia perché la maggior parte dei paesi sono membri della NATO, sia perché i paesi non ancora membri quali la Bosnia ed Erzegovina, la Serbia, il Kosovo, il Montenegro e la ex Repubblica jugoslava di Macedonia sono stati circondati da paesi membri della NATO. L'adesione del Albania permette alla NATO di entrare nel campo della criminalità organizzata. Una volta dentro potrebbe essere più semplice cercare di risolvere il problema dei traffici illeciti che provengono dall’Albania verso l’Europa.
Implicazioni per l'Albania
Con la sua entrata nella NATO, l’Albania rompe definitivamente con il passato per avvicinarsi sempre di più ai paesi occidentali. In questo modo le alleanze dell’Albania cambiando il loro asse e si spostano decisamente verso l'Europa e l’Occidente. Il paese delle aquile sembra cosi entusiasta di questo nuovo assetto geopolitico e avvicinamento all’Occidente, e cerca di accelerare la conclusione del processo di adesione all'UE.
Su questo passo però, la Commissione per l'Allargamento ha avuto una posizione chiara, richiamando il governo albanese alla calma e alla prudenza. L'Europa non vuole portare all'interno situazioni di tensione, così ché l'Albania dovrà risolvere i dissapori interni e quelli con i i paesi confinanti, senza dimenticarsi di adempiere tutti i criteri di Copenaghen, necessari per l’ingresso nell’Unione Europea. Una prova saranno le elezioni del 28 giugno prossimo in cui la classe politica albanese dovrà dimostrare la sua capacità di svolgere elezioni parlamentari libere e trasparenti, fatto che nelle tornate elettorali precedenti non è mai accaduto.
Ritornando alla NATO, un’altro aspetto positivo per l’Albania è quanto previsto dall’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, in base al quale può contare sulla protezione degli altri membri in caso di attacco straniero. Inoltre, sul piano politico, l’Albania parteciperà nelle consultazioni e riunioni in cui verranno trattati argomenti sulla sicurezza, ed in modo più specifico le situazioni riguardanti i Balcani. L’adesione alla NATO, può essere una opportunità per Tirana di risolvere il problema della criminalità organizzata, per il quale l'approccio del Europa ha dato pochi risultati.
Ai benefici corrispondono anche obblighi. In realtà, l’Albania dovrà uniformare le forze armate agli standard della NATO e la politica albanese dovrebbe dimostrarsi più matura e propensa al dialogo al suo interno. Per capire se l’adesione avrà un riscontro positivo, bisognerà attendere. Se l’Albania raggiungerà gli standard richiesti e se la NATO riuscirà a contribuire al contrasto della criminalità organizzata che ha le sue ripercussioni sui paesi europei, le porte verso l’Europa si apriranno. Al contrario, se la situazione in Albania non dovesse cambiare o addirittura peggiorare non vuol dire soltanto che la NATO sia servito solo alla legittimazione della classe politica, ma anche che l’Albania rimane una democrazia fragile.
(http://www.albanianews.it/politica/230609-lalbania-alla-nato-integrazione-e-implicazioni) |
| alazaro |
Enviado - 27 junio 2009 : 00:27:42 |
Elecciones en Albania: ¿la hora de los jóvenes?
por Gerarta Zheji Ballo - Torino Traducción: Laura Calvo CAFE'BABEL 26/06/09
Una vez que ya se ha apartado el foco informativo de las elecciones europeas, es hora de apuntarlo hacia Albania, país recién incorporado a la lista de aspirantes al ingreso en la Unión: el domingo 28 de junio los albaneses están llamados a elegir a su nuevo Parlamento y a sus nuevos (o viejos) gobernantes.
Han pasado cuatro años desde las elecciones que dieron la victoria en 2005 a Sali Berisha y es él (Presidente también entre 1992 y 1997) de nuevo el candidato del Partido Democrático. Desde las filas del Partido Socialista (PS), su oponente es en esta ocasión Edi Rama, un antiguo pintor y profesor de la Academia de Bellas Artes y actualmente alcalde de Tirana (en su tercer mandato). Rama se hizo con las riendas del PS en 2005, tras la derrota de su viejo líder Fatos Nano.
La OTAN y, a continuación, Europa…
En este caluroso junio en Tirana “la tensión preelectoral ha alcanzado su punto álgido”, dice Albert Zholi, periodista y novelista, “tanto Berisha como Rama han declarado que dimitirán en caso de resultar derrotados”. El alcalde critica con insistencia la corrupción galopante del Gobierno actual, que llegó al poder precisamente en nombre de la lucha contra esta plaga que aflige al país, mientras que Berisha hace gala de los éxitos logrados (la construcción de la autopista que une Albania con Kosovo y el ingreso del país en la OTAN). “Pero Albania participa desde hace años en las misiones de la OTAN, por ejemplo en Afganistán e Irak”, interviene Dashamir Shehi, ex vice Primer Ministro y después fundador del pequeño partido LZHK, “el ingreso oficial no ha sido más que una consecuencia natural”. Seguida por la solicitud de adhesión a la UE. “La respuesta europea se basará en los resultados obtenidos en la lucha contra el paro, la corrupción, la inmigración ilegal y el tráfico de seres humanos, además que en la reforma de la justicia”, subraya Zholi, “todos los albaneses tienen claro que son estos los deberes para casa”. “Son objetivos fundamentales que hay que alcanzar, sobre todo por nuestro propio bien”, añade Shehi, sugiriendo que en Albania es necesario hoy un debate público sobre lo que implica ingresar en Europa. Da la impresión de que a menudo solo se tiene en cuenta el tema de la libre circulación en el interior de la UE, una posibilidad que ahora está condicionada por el anhelado visado, muy difícil de obtener para la gran mayoría de la población.
¿Y cuál es el problema? ¡Las mujeres!
Pero por el momento, con la campaña electoral en curso, la atención se ha desviado a otros temas. La pésima ley electoral, por ejemplo, que según Shehi “es letal para los pequeños partidos porque impone unos umbrales de barrera electoral altísimos”. Además, las listas cerradas dejan todo el poder en manos de los partidos, lo que perjudica a la representatividad de los candidatos. Luego ha surgido también la cuestión de las cuotas femeninas: muchísimas listas de todo el país han sido rechazadas para que los partidos las corrigiesen al no incluir al 30% de mujeres que impone la nueva ley. Y entonces se ha producido el enfrentamiento. Muchos sostienen que aquí la política se considera una profesión eminentemente masculina, a tenor del alto grado de ofensas, insultos e incendiarias discusiones que la caracterizan. “La sociedad albanesa es todavía machista” explica Zholi, “esta mentalidad está cambiando en Tirana, pero la situación en los pueblos es muy distinta”, por consiguiente “la opción de las cuotas femeninas puede dar más seguridad a las mujeres, empujarlas a participar en la vida pública, especialmente en los ámbitos más cerrados lejanos de la capital”, concluye Shehi.
Los jóvenes al poder
Parece que algo similar está ocurriendo también con los jóvenes. El nuevo partido G99 se basa completamente en la implicación de estudiantes y recién licenciados, algunos de los cuales han elegido regresar a su país para apoyar al fundador Erion Veliaj, nacido en 1979. También el nuevo PS de Edi Rama acoge a muchos jóvenes, atraídos por la idea de que toda Albania pueda proseguir el camino de modernización iniciado por Tirana, pero Shehi se pregunta “¿cómo van a marcar una verdadera diferencia si los partidos, sin los cuales nunca habrían sido elegidos, los tienen en jaque?”, mientras que Zholi destaca que “el terreno todavía no está abonado para que dé frutos el pensamiento progresista del que los jóvenes son portadores. Todo el mundo sabe que en Albania los jefes de los partidos y sus lugartenientes son los mismos que crearon dichos partidos en 1991, hace 19 años”.
Pero los nombres de las dos mayores coaliciones que se han creado hasta ahora, “Alianza por el cambio” y “Unión por el cambio” simbolizan el deseo de todos los albaneses: el 28 de junio llegará la hora de que la transición post comunista que se inició hace veinte años termine y se emprenda la senda europea.
(http://www.cafebabel.com/spa/article/30600/elecciones-albania-berisha-otan-ue-corrupcion.html) |
| alazaro |
Enviado - 26 junio 2009 : 23:29:36 |
Albania: búnkeres de hormigón y calas para bañarse
Norbert Rütsche (n-ost - Tirana) Traducción: Luis González Vayá CAFE'BABEL 23/06/2009
En el lugar donde se encuentran el Adriático y el Jónico está Albania, el último paraíso escondido de Europa. El pequeño país balcánico quiere poner en marcha su economía con el turismo y cuenta con dar una imagen más positiva en occidente desde su ingreso en la OTAN. 20 años después del final de la dictadura, Albania se ha convertido en un secreto a voces para los turistas individuales. Cientos de miles de ellos cubren el país entero –al borde de la carretera o a lo largo de la costa, junto a colegios o en parques o en campo abierto–: los pequeños búnkeres unipersonales de hormigón crecen del suelo como champiñones. Son testimonio de un tiempo en el que Albania –y sobre todo su dictador estalinista, Enver Hoxha– se sentía amenazada por todas partes. Especialmente desde el sur, por su vecina y miembro de la OTAN Grecia. Los sombreros de hongo de hormigón, cada uno con una mirilla para disparar en dirección al enemigo, son el resto más visible de 40 años de aislamiento y dictadura comunista, que implosionó en 1990.
20 años después, Albania es irreconocible, por muchos búnkeres que hayan sobrevivido. Hace tiempo que perdieron todo su valor militar; hoy son usados por los más de tres millones de habitantes de este país aún pobre como pequeños establos para cabras y ovejas. Pero hambre y miseria palpables, como se veían en muchas partes al caer el régimen, ya no se dan prácticamente en Albania. El PIB por año y habitante ha subido desde 1990 hasta hoy de 654 dólares a 4.000, según datos del FMI. Al desarrollo ha contribuido el millonario apoyo de Occidente –solo desde Alemania fluyeron en los últimos 20 años más de 800 millones de euros en concepto de cooperación al desarrollo en Albania–. Es más que cualquier otro país del mundo, calculado per cápita.
Bruselas a lo lejos
El Estado se ha transformado en una democracia y quiere pertenecer sea como sea a la UE. A finales de abril el primer ministro Sali Berisha entregó a la presidencia de turno checa su petición de ingreso. Pero antes de que Albania llegue a Bruselas pueden pasar todavía algunos años –Albania todavía tiene que luchar fuertemente contra problemas como la corrupción o un deficiente Estado de Derecho–. Sin embargo, el ingreso en la OTAN el 1 de abril de 2009 dio al país un importante empujón. “Es el mayor logro de mi país desde la independencia”, dijo el conservador primer ministro Sali Berisha con orgullo.
La prueba clave en el largo camino hacia la UE serán las elecciones parlamentarias del 28 de junio, cuyo resultado en estos momentos parece completamente abierto. El oponente de Berisha es el jefe de los socialistas y alcalde de Tirana, Edi Rama. Si las elecciones son libres y justas, Albania estaría un paso más cerca del estatus de candidato a la UE.
Los avances en la integración euro-atlántica son de enorme importancia para la imagen de Albania, que aún se asocia en Europa occidental con caos, emigración masiva y crimen organizado. Mientras tanto, ya empieza a notarse el cambio: más de dos millones y medio de visitantes viajaron en 2008 a Albania. La costa albanesa se extiende durante 362 kilómetros desde el río fronterizo que la separa de Montenegro hasta la frontera con Grecia, bañándose en el Adriático y el Jónico.
Playas blancas – manchas blancas
Pueden encontrarse calas de ensueño y playas vírgenes en el sur del país, alrededor de las ciudades Vlora, Himara y Saranda. Detrás se encuentra un salvaje paisaje montañoso que cubre casi el 70% del país, que tiene 2/3 del tamaño de Suiza. Hay que sumar Tirana, la capital, que vive un auténtico 'boom': en los últimos años se ha convertido en una emergente metrópolis del sudeste europeo. “El turismo es con mucho el potencial más grande de nuestro país”, afirma el jefe de gobierno de Berisha. La mayoría de los turistas vienen de países vecinos como Kósovo y Macedonia o son albaneses que viven en el extranjero. Alemanes, suizos y otros europeos occidentales son más bien la excepción.
No es probable que esto cambie a corto plazo, opina Gerd Hesselmann, berlinés experto en turismo. Para el turismo de sol y playa a lo grande ve poco futuro en Albania: “Primero porque no tiene el estándar mínimo, y segundo porque el nicho de mercado del turismo de sol y playa ya no crece en general. A Albania le queda poco por recoger".
Aparte de este tipo de turismo, el poco conocido país del sudeste europeo tiene muchas cosas excepcionales que mostrar. Monumentos histórico-culturales como las ciudades de estilo otomano de Gjirokastra y Berat o las ruinas arqueológicas de Butrint –las tres parte del Patrimonio Cultural de la Humanidad de la UNESCO– y su adaptación a un paisaje fascinante hacen de Albania un lugar especialmente atractivo, según Jörg Kahlmeier, director de proyectos de Weit-Blicke en Leipzig, que ofrece viajes de estudios.
Lo más interesante, sin embargo, son según Kahlmeier “las todavía hoy palpables huellas de 40 años de aislamiento en Albania y la especial forma de comunismo del país”. Es lo desconocido y diferente, lo auténtico y misterioso, lo que crea el atractivo del país para los turistas individuales o pequeños grupos de europeos occidentales interesados. Jörg Kahlmeier da en el clavo cuando dice: “El hombre se esfuerza por naturaleza en encontrar 'puntos blancos'". ¡En Albania puede hacerlo!
(http://www.cafebabel.com/spa/article/30567/buker-albania-playa-turismo-otan-economia-ue.html) |
| alazaro |
Enviado - 22 junio 2009 : 12:37:16 |
Patriottismo d’autostrada
scrive Marjola Rukaj OSSERVATORIO SUI BALCANI 15.06.2009
Stanno volgendo alla fine i lavori per la maggiore opera pubblica che sia mai stata costruita in Albania. Almeno questo è il messaggio che il premier Sali Berisha ha voluto trasmettere agli albanesi alla vigilia dell'attuale campagna elettorale, il 31 maggio scorso.
E' difficile capire cosa abbiano inaugurato in realtà il premier e i suoi ministri, mentre contemporaneamente durante la cerimonia solenne ha annunciato un'altra inaugurazione della stessa opera pubblica che avrà luogo due giorni prima della chiusura campagna elettorale, prima del 28 giugno. Dal momento che l'autostrada è lontano dall'essere operativa, l'inaugurazione, tradotta in un vero e proprio spettacolo politico, sembra abbia riguardato l'apertura della prima galleria che collega il Kosovo all'Albania.
La cerimonia dell'inaugurazione è stata una festa impeccabile organizzata con accurata attenzione da settimane. Il premier insieme ai suoi ministri si è recato a Kalimash, nei pressi di Kukës, vicino al confine col Kosovo, percorrendo un centinaio di metri a piedi nella galleria non ancora ultimata che farebbe parte dell'autostrada Durazzo-Kukës. Salito su un escavatore, con un casco da operaio in testa, gli albanesi hanno potuto vedere il premier in lacrime per la commozione, mentre cercava di abbattere l'ultima parte che bloccava la galleria. In seguito, Berisha si è incontrato con il suo omologo kosovaro Hashim Thaçi, giunto dalla parte kosovara della galleria.
Come già all'inizio dei lavori l'autostrada Durrës-Kukës, che dovrebbe collegare l'Albania centrale al Kosovo, ha assunto una connotazione patriottica, oltre che elettorale. Davanti a un pubblico panalbnaese i due premier hanno pronunciato parole di grande pathos patriottico, definendo il giorno dell'apertura della galleria come “la caduta del muro di Berlino nelle terre albanesi”, e “l'unificazione della nazione albanese”. “Con l'inaugurazione di questa galleria, oggi gli albanesi si uniscono tra di loro e con le altre nazioni, con i serbi, i macedoni e i bulgari” ha commentato Berisha. “Neanche le montagne ci possono più dividere – ha commentato Thaçi – ora la nostra nazione rimasta tagliata in due per dei secoli, si unifica. Per noi questo è il giorno più importante dopo la proclamazione dell'indipendenza del Kosovo. In questo giorno la storia sta correggendo se stessa, e un sogno diventa realtà”.
Leggete l'articolo completo a http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/11451/1/51/ |
| alazaro |
Enviado - 21 junio 2009 : 00:10:12 |
Albania: ucciso leader democristiano
ANSA.it 18.06.2009
(ANSA) - TIRANA, 18 GIU - Un dirigente del partito democristiano albanese (Pdk), Aleks Keka, e' rimasto ucciso nell'esplosione della sua auto, nel nord del paese.
''Keka - ha detto il segretario generale del Pdk, Nard Ndoka - aveva incontrato alcune persone nel bar centrale della cittadina di Malesia Madhe, a pochi chilometri da Scutari, e stava viaggiando in auto quando il mezzo e' stato fatto saltare in aria''.
Il 28 giugno sono in programma in Albania le elezioni legislative.
(http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mondo/news/2009-06-18_118385003.html) |
| alazaro |
Enviado - 13 junio 2009 : 22:43:38 |
Albanie: catastrophe écologique dans la baie de Vlora
Par Ornela Hila Koha Jone, 4 juin 2009 Traduit par Mandi Gueguen LE COURRIER DES BALKANS Jeudi 4 juin 2009
Dans la nuit du 2 au 3 juin, des centaines de milliers de litres de pétrole ont été déversés dans la baie de Vlora, en Albanie, d’une part par des camions d’une société albanaise et d’autre part par un bateau italien, causant une véritable catastrophe écologique. La faune et la flore sont détruites, et la saison touristique, qui s’ouvre dans quelques jours, risque de pâtir de cette pollution.
La belle ville côtière de Vlora, au sud de l’Albanie, s’est réveillée mercredi 3 juin avec une mer couleur pétrole. Ce dernier a été déversé pendant la nuit du 2 au 3 juin. Presque toute la côte de la zone dite de «la Forêt de soude» (du nom de l’ancienne usine de production de soude caustique) a été polluée.
La police a été appelée à 8 heures du matin par des habitants inquiets de voir la mer dans cet état. Les témoins ont aperçu trois camions déversant des hydrocarbures dans la mer. Des enquêteurs ont rapidement été envoyés sur les lieux du crime et ont y constaté la présence de la compagnie Arkand Xhunior et du bateau italien Guildo, qui transporte du pétrole vers le Canada. Ceux-ci semblent être responsables d’un dégazage en pleine mer à l’origine de cette très importante pollution.
Trois personnes ont été arrêtées, dont le propriétaire de la compagnie Arkand Junior. Les suspects sont accusés de «dégradation volontaire de l’environnement maritime par pollution». Selon la compagnie responsable de cette pollution, il restait encore 680 tonnes de pétrole à vider dans le bateau. Les suspects n’ont pas donné d’indications sur le cerveau de cette opération, bien qu’il semble que le propriétaire de la compagnie soit responsable de ce dégazage.
Cette pollution intervient quelques jours avant l’ouverture officielle de la saison touristique et l’inauguration de Petrolifera, un dépôt de carburant construit par des Albanais et des Italiens.
Le Premier ministre, Sali Berisha, a déclaré que cet acte était prémédité et qu’il avait pour but de convaincre la population que le gouvernement, en construisant de nouveaux entrepôts de stockage de pétrole, polluait la baie de Vlora. «Les habitants de Vlora doivent savoir que cette structure est la plus moderne et la plus sûre de la Méditerranée. Les responsables de cet acte criminel ont été identifiés et arrêtés», a dcéclaré le Premier ministre.
En attendant, la côte est défigurée, la faune et la flore sont détruites et cela à quelques mètres des maisons situées en bord de mer. Cette pollution, la plus importante dans l’histoire de la ville, rend les plages infréquentables pour les vacanciers. Des experts sont en train d’analyser les conséquences de cette terrible pollution.
(http://balkans.courriers.info/article13077.html) |
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